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I Giranimals nascono da un patto segreto in una casa su un albero ad Albuquerque, U.S.A. Due ragazzetti intenzionati a produrre pop musica zuccherosetta. Gli altri presto aderiscono disneyanamente. Ed eccoli esordire.

 

 

 
 

Discografia:

Imperfectly timed words (Detach Records, 2006)

Sito Ufficiale:
www.myspace.com/thegiranimals

 
 

 

 
 

Imperfectly timed words
(Detach records, 2006)

 
 

Le chitarre non arrivano alla fine del giro e tu dici che non ne hanno bisogno. E' indiepop, darling. Una scordatezza, leggerezza, giovinezza estremamente riconoscibili. Anche il timbro vocale al limite della spezzatezza; se si rompe si rompe come un giocattolo e nessuno ci fa molto caso tranne la donna delle pulizie.
Sta ascoltando i Cardigans mentre passa l'aspirapolvere. L'omino con i due detersivi e il whiskey ineffabile di nascosto cambia cd e mette i Giranimals. Inizialmente Colf non se ne accorge, poi subito pensa ad una cover dei Beatles, poi infine non ha il nome per dire che tutto sembra più limpido e pulito e che i Giranimals sono più catchy e simpa e che è giusto vada così. Rispetto ai Cardigans, quasi punk.
Armonie vocali talvolta al limitare d'un ritorno al futuro ben curato e mestiere propizio a far avvenire piccole magie in pista.
Cosa si deve richiedere di più a dei giovani che si fregiano di impasticciarsi di Association e Zombies e che ricambiano la solerte chimica dell'ascolto retrogrado con una distinzione meravigliosamente spensierata?
A mio modo di ascoltare il pregio più prezioso di queste parole asincrone è proprio nella scorrevole impretenziosità, nella lieve, aerea fornitura di perfetta misura.
In altre parole, they are perfectly timed, altrochè. Times are not a-changing.

Le chitarre ridotte, le melodie saltellanti e tetragone nel loro saltellare spariscono dietro una muraglia a secco di buone intenzioni. Altri hanno tentato questa strada, anche se non mi pare di poterne rintracciare fra quelli fra cui li rintracciano i Giranimals (c'est a dire Pavement, Shins, Wilco). Direi piuttosto Heavenly, Talula Gosh, e, perché no, Bettie Serveert senza distorsione che recita al contrario.
Ogni tanto fa capolino un altro strumento oltre la chitarra ("You were born first") e sembra una grande trovata psichedelica. E' il gioco della strutturazione, non serve un nagual, serve un po' di vita sbarazzina per potervi incastonare questo disco. Se non l'avete, lavorateci, ché il superfluo e la sua possibilità nasconde i migliori tesori.

Immaginatevi con "The sound ultra" a far sventolare bei foulard parallelamente alla vostra decappottabile rossa su una lunga autostrada nichilistica.
Non state andando da nessuna parte, ma lo state facendo con stile. Non ve ne importa nulla della storia e siete serviti. Forse state andando a quel paese, ma nessuno ve lo farà mai notare.
Se ce la fate, arrivateci dopo una ventina di minuti perché troppa leggerezza alla fine è più pesante di un pezzo degli Yes di eguale durata.

Alessandro