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I
Giranimals nascono da un patto segreto in una casa su un albero
ad Albuquerque, U.S.A. Due ragazzetti intenzionati a produrre
pop musica zuccherosetta. Gli altri presto aderiscono disneyanamente.
Ed eccoli esordire. |
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Le
chitarre non arrivano alla fine del giro e tu dici che non ne hanno
bisogno. E' indiepop, darling. Una scordatezza, leggerezza, giovinezza
estremamente riconoscibili. Anche il timbro vocale al limite della
spezzatezza; se si rompe si rompe come un giocattolo e nessuno ci
fa molto caso tranne la donna delle pulizie.
Sta ascoltando i Cardigans mentre passa l'aspirapolvere. L'omino
con i due detersivi e il whiskey ineffabile di nascosto
cambia cd e mette i Giranimals. Inizialmente Colf non se ne accorge,
poi subito pensa ad una cover dei Beatles, poi infine non ha il
nome per dire che tutto sembra più limpido e pulito e che
i Giranimals sono più catchy e simpa e che è
giusto vada così. Rispetto ai Cardigans, quasi punk.
Armonie vocali talvolta al limitare d'un ritorno al futuro ben curato
e mestiere propizio a far avvenire piccole magie in pista.
Cosa si deve richiedere di più a dei giovani che si fregiano
di impasticciarsi di Association e Zombies e che ricambiano la solerte
chimica dell'ascolto retrogrado con una distinzione meravigliosamente
spensierata?
A mio modo di ascoltare il pregio più prezioso di queste
parole asincrone è proprio nella scorrevole impretenziosità,
nella lieve, aerea fornitura di perfetta misura.
In altre parole, they are perfectly timed, altrochè. Times are not a-changing.
Le chitarre ridotte, le melodie saltellanti e tetragone nel loro
saltellare spariscono dietro una muraglia a secco di buone intenzioni.
Altri hanno tentato questa strada, anche se non mi pare di poterne
rintracciare fra quelli fra cui li rintracciano i Giranimals (c'est
a dire Pavement, Shins, Wilco). Direi piuttosto Heavenly, Talula
Gosh, e, perché no, Bettie Serveert senza distorsione che
recita al contrario.
Ogni tanto fa capolino un altro strumento oltre la chitarra ("You
were born first") e sembra una grande trovata psichedelica.
E' il gioco della strutturazione, non serve un nagual, serve un
po' di vita sbarazzina per potervi incastonare questo disco. Se
non l'avete, lavorateci, ché il superfluo e la sua possibilità nasconde i migliori tesori.
Immaginatevi con "The sound ultra" a far sventolare bei foulard parallelamente alla vostra decappottabile rossa
su una lunga autostrada nichilistica.
Non state andando da nessuna parte, ma lo state facendo con stile.
Non ve ne importa nulla della storia e siete serviti. Forse state
andando a quel paese, ma nessuno ve lo farà mai notare.
Se ce la fate, arrivateci dopo una ventina di minuti perché
troppa leggerezza alla fine è più pesante di un pezzo
degli Yes di eguale durata.
Alessandro
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