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Would-Be-Goods
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Il timore reverenziale
non è una cosa molto indiepop, ma come evitarlo nel caso
di Jessica Griffin? Per chi ama la nostra musica Jessica
è un'istituzione, una degli Eletti ammessi alla ristretta
corte del gotha, una sorta di austero angelo sceso a divulgare
il verbo indiepop tra gli infedeli. Approda giovanissima
ma già aristocratica alla corte di Mike Alway nel 1987,
quando era solo una fan dei Monochrome Set, e finisce
per registrare insieme a loro "The Camera Loves Me", uno
di quei pochi dischi che riescono a significare qualcosa
anche a così tanti anni dalla sua uscita, scritto a quattro
mani con la sorella Miranda. E dopo aver cantato canzoni
scritte per lei da Simon Turner e Colin Lloyd Tucker ed
essere diventata stella di prima grandezza in Giappone
insieme ai suoi colleghi della èl, sparisce dalle scene
e torna al suo serio lavoro nella City, riemergendo temponeamente
nel 1993 su Trattoria e infine songwriter in pianta stabile
con lo scopo di trasformare i Would-Be-Goods in una vera
band, sempre mantenendo il suo regale contegno.
Oggi, dopo l'ennesimo album di livello eccelso, possiamo
dire che i Would-Be-Goods sono qui per restare e con penna
tremante abbiamo posto le seguenti domande alla signora
dell'indiepop: |
"The Morning After" è più vario - e secondo
me più godibile - di Brief Lives, meno malinconico e più vivace.
E' una raccolta di canzoni che funziona molto bene nell'insieme.
Hai avuto più tempo del solito per lavorarci?
Lavorare a "The Morning After" è stata una bella esperienza.
Per la prima volta i Would-Be-Goods sono ormai una vera band
e quindi abbiamo avuto la possibilità di provare dal vivo
i pezzi dell'album per qualche tempo prima di registrarli,
e in studio tutto è stato molto semplice. Ciò nonostante,
dato che tutti i membri della band hanno molti impegni ed
è difficile riuscire a trovarci tutti insieme in uno studio,
abbiamo impiegato più di un anno a registrarlo.
Mi sorprende che tu dica che "The Morning After" funziona
meglio di Brief Lives come insieme, considerato che i pezzi
di quell'album sono stati scritti in un periodo di tempo molto
breve, mentre per questo disco le canzoni hanno richiesto
più tempo (e tre sono state scritte da Peter Momtchiloff).
Quando riascolto "Brief Lives" oggi, noto connessioni tra
le canzoni delle quali non ero cosciente nel periodo in cui
le ho scritte. Credo che "the Morning After" abbia un fascino
più immediato, e certamente contiene pezzi più radiofonici.
Qual è la differenza tra lo scrivere perfette ed immediate
canzoni pop come "Emmanuelle Bèart" e pezzi più riflessivi
come "Too Old"? Segui il tuo umore quando devi scrivere un
pezzo allegro o triste o cerchi in qualche modo di variare
stile in modo da avere un disco ben bilanciato?
Dipende da ciò che provo al momento. Non riesco ad impormi
di scrivere in uno stile particolare se non sono dell'umore
adatto. A volte devo ignorare delle buone idee perché non
credo che andrebbero d'accordo con il suono che ritengo i
Would-Be-Goods debbano avere.
Sei sempre stata accompagnata da musicisti di provata fede
indiepop: prima i Monochrome Set, ora la vostra lineup è una
sorta di supergruppo indiepop. Ma in che misura i Would-Be-Goods
sono effettivamente una band, come dicevi prima? E in che
modo Peter Momcthiloff contribuisce al sound del gruppo? Te
lo chiedo perché "What Adam and Eve did next" suona come un
pezzo che avrebbero potuto cantare gli Heavenly.
Sì, direi che siamo una vera band adesso, anche se qualche
giornalista insiste ancora a descrivere i Would-Be-Goods come
il gruppo di una sola persona. Per fortuna gli altri membri
della band non si offendono facilmente.
E' inevitabile che il particolare suono della chitarra di
Peter finisca per caratterizzare la nostra musica ed incoraggiare
paragoni con le altre sue band, ma credo che nel complesso
le canzoni che scrive siano molto diverse dal materiale dei
Talulah Gosh/Heavenly/Marine Research, più scure, misteriose
e malinconiche (anche se entrambi scriviamo canzoni, non abbiamo
mai collaborato da questo punto di vista). Comunque sono d'accordo
con quanto dici su "Adam and Eve", anche se non credo che
si possano fare altri paragoni con le band di Peter, per quanto
io possa apprezzare i loro dischi.
I media hanno sempre trasmesso una immagine precisa di
te, quella di una persona middle-class e sofisticata, il tipo
di donna inglese che verrà prima o poi a vivere sulle colline
toscane. Pensi che questa immagine sia aderente alla realtà
o dipende solo dalla presentazione che Mike Alway fece di
te all'epoca?
Le fotografie di copertina di "the Morning After" sono un
modo di prendersi gioco di tutto questo?
In risposta alla tua seconda domanda: sì! (e anche per soddisfare
una particolare fantasia di Peter.).
Mike Alway non ha mai inventato nulla su di me, ha solo esagerato
quello che già c'era. Mi vedeva come un anacronismo, come
qualcuno che sarebbe stato più a suo agio nella prima metà
del ventesimo secolo piuttosto che nella seconda. E in un
certo senso è così. Sono sempre stata un po' una vecchia signora
in fondo al cuore.
E
vivi a Londra che immagino sia perfetta per coltivare questo
stato interiore. Cosa ti piace di più della tua città?
I diversi stili architettonici, la storia, gli scrittori che
hanno visssuto qui attraverso i secoli, l'attitudine laissez-faire,
le librerie, i ristoranti (cinesi, libanesi, giapponesi. e
naturalmente italiani). Il mio passatempo preferito è fare
lunghe passeggiate per Londra, di tre ore e anche di più -
semplicemente esplorando la città. E scopro sempre qualcosa
di nuovo.
Sei una autrice brillante e riesci sempre a scrivere brevi
storie nelle quali l'ascoltatore può identificarsi. Il titolo
di "Brief Lives" svelava molto del suo contenuto e delle storie
che raccontavi. "The morning after" ha un'ambientazione differente
da questo punto di vista? Scrivi di cose che accadono nella
tua vita o preferisci un approccio più immaginario ai tuoi
pezzi?
Sei molto gentile! In effetti "Morning After" è una raccolta
di storie brevi esattamente come lo era "Brief lives". Suppongo
che ci sia un elemento autobiografico nella maggior parte
delle storie che racconto, ma di solito scelgo come punto
di partenza qualcosa che ho letto o ascoltato. Per esempio,
ho scritto "Miss La-di-dah" in risposta a tutte quelle canzoni
delle garage band anni 60 sulle ragazze che lasciano i loro
ragazzi perché pensano di essere superiori a loro.
A proposito di storie, i tuoi film e libri preferiti?
Al momento i miei film preferiti sono "Wild Strawberries",
"Gilda"' e "Kind Hearts and Coronets". Il mio romanzo preferito
in questo momento è "The Blessing" di Nancy Mitford.
Dal tuo ritorno hai ripreso a scrivere canzoni in maniera
molto regolare. L'atto di scrivere canzoni per te è un bisogno,
un piacere, un lavoro o cos'altro?
Scrivere canzoni a volte è un'attività compulsiva per me.
Mi sveglio nel cuore della notte con delle frasi in testa
e le devo assolutamente scrivere su un foglio. Poi però passano
lunghi periodi senza che io scriva una parola (o una nota)
- di solito quando nel resto della mia vita va tutto bene
- e mi preoccupo del fatto che non riuscirò mai più a scrivere
una canzone.
Mike Alway ha da poco avviato una nuova etichetta (the
Sound of Chartreuse). E' spesso stato descritto come un dittatore
gentile: commissionava canzoni ai suoi artisti su argomenti
specifici, era spesso sotto la luce dei riflettori. Per quanto
riguarda la tua esperienza, quanto controllo esercitava sulle
pubblicazioni èl? Ti è capitato di sentire qualcosa della
sua nuova label?
Sì, ho sentito di questa nuova etichetta. A lui piaceva venire
descritto come una figura dominante che controllava in ogni
aspetto i suoi artisti, ma (almeno nella mia esperienza) in
realtà non era così. Alla èl era circondato da persone di
estremo talento (Simon Turner, Louis Philippe, Nick Curry,
ecc) che non penso necessitassero di essere indirizzate in
alcun modo da lui, anche se so che occasionalmente Mike suggeriva
qualche titolo di canzone. Non ho ancora ascoltato nulla di
the Sound of Chartreuse ma da quello che so la sua ispirazione
è rimasta all'incirca la stessa.
La compilation indiepop di Rough Trade ha rinnovato un
certo interesse nella scena indiepop inglese degli anni 80.
Eppure la èl era in qualche modo staccata da tutto questo.
C'è stato un momento negli anni 80 in cui ti sei sentita parte
di una "scena"?
Decisamente no. "Un ramo secco" sarebbe una miglior descrizione
per il modo in cui mi sentivo rispetto a quella scena. Noi
povere anime alla èl ci siamo guadagnate l'odio perenne di
persone come Paul Weller e della maggior parte dei redattori
di NME.
Abbiamo appena celebrato con una retrospettiva l'ultimo
album di Françoise Hardy. Come molte cantanti pop del nostro
tempo è probabile che tu sia stata in qualche modo influenzata
da lei. Segui ancora la sua carriera? E ti sei mai trovata
davanti ad uno specchio fingendo di impersonarla?
Sono cresciuta ascoltando i dischi di Françoise Hardy dei
miei genitori. Non credo di averla mai imitata consapevolmente
ma mi è sempre piaciuto il suo modo diretto di cantare e il
suo stile discreto. Ho ascoltato soltanto un paio dei suoi
album recenti, e alcune cose mi sono piaciute.
Non ricordo di essermi mai messa davanti allo specchio cantando
con una spazzola in mano, ma mi è sempre piaciuto cantare
con lei le sue canzoni, anche quando non riuscivo a distinguere
tutte le parole (grazie, Google!).
Allo stesso modo hai indubbiamente ispirato molte cantanti
pop di oggi (il nome di Kahimi Karie è spesso citato come
esempio di ciò). Ti accorgi mai di cantanti che hanno seguito
le tue orme?
Mi sorprende il fatto di essere stata un modello per qualcuno.
Ho sentito che il movimento J-pop in Giappone è stato ispirato
dalla èl e ho sentito la cover di Kahimi Karie di "Fruit Paradise",
anche se penso fosse un omaggio a Simon Turner (che ha scritto
la canzone) più che ai Would-Be-Goods. Mi interesserebbe molto
sapere di qualcuno che dichiara di essere stato influenzato
da me.
Hai figli? E se sì, offrono qualche critica alle tue canzoni?
Ho una figlia che mi dice che la mia musica non è il tipo
di cosa che ascolterebbe se non fossi io a suonarla. Credo
che questa sia tutta la critica di cui ho bisogno. Ma non
è molto appassionata di musica pop al momento, fatta eccezione
per Kate Bush.
Salvatore
Links:
The Would-Be-Goods Website: www.connectedup.com/would-be-goods
Would-Be-Goods@indiepop.it: bands/wouldbegoods.htm
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