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Come un m-blog
La cosa più vicina ad un CD gratis che indiepop.it poteva offrirvi

Volevamo davvero regalarvi una compilation tutta nostra con copertina e tutto il resto, ma sapete com'è: mancava il tempo, mancava lo spazio e soprattutto mancavano i soldi per pagare la SIAE, che esige un tributo di sangue per ogni canzone messa in rete. Ripieghiamo dunque - anche perché va di moda, e noi siamo molto modaioli - su una raccolta di canzoni liberamente scaricabili dal web che si incastano a meraviglia l'una nell'altra e che a conti fatti è migliore di qualsiasi cosa avessimo potuto offrirvi noi. Da cliccare, scaricare e masterizzare, e vi lasciamo piena libertà anche per la copertina! (ne avevamo fatta uno con Paint di Windows, ma era un disastro. Comunque il nostro logo qua in alto a sinistra ci starebbe benissimo, sappiatelo).

1. The Owls - Air
Ho pochi dubbi su quale sarà la mia canzone del 2004. "Air" vive su una magica formula di voci e tastiere, come se gli Stereolab facessero a modo loro l'intro di "O Superman", e sta resistendo a un numero di ascolti che avrebbe schiacciato qualsiasi altra canzone. L'ho usata per aprire tutte le mie compilation dell'anno in corso e che io sia dannato se non la userò anche adesso. E grazie alla Magic Marker che mette online simili prelibatezze.

2. Arco - Happy New Year
Una specie di miracolo: ma non è forse chiaro sin dagli arpeggi di chitarra e da quella linea di tastiera che improvvisamente devia verso l'alto a precedere il falsetto che "Happy New Year" è un capolavoro? Straordinaria inaugurazione del nuovo e ormai prossimo album degli Arco, questo pezzo è online da gennaio e molti non se ne sono accorti. Praticamente un crimine.

3. Kanda - Arctic
Ok, ora che abbiamo messo due pezzi stratosferici all'inizio del CD possiamo rilassarci. Con questi qui ad esempio: li ricordavamo teneri popelettronici pallidi e intimiditi nello split EP coi Boyracer (ubi maior...), e invece i due Kanda anziché estinguersi sono cresciuti parecchio, almeno a giudicare da questo mp3 comparso a tradimento sul loro sito. Timidi lo sono ancora, ma trasformano la ritrosia in un motivetto leggero e irresistibile. You melt the Arctic every time you dance.

4. The Cudgels - Fifth Columnist
L'essenza dell'indiepop anni 90: energico, strafottente e sconosciuto. Dei Cugdels nessuno sa più niente da anni, probabilmente loro stessi non hanno memoria di essere mai esistiti come gruppo, ma ditemi se questo non è un gran bel pezzo.

5. Didi & Dexter - Love Hurts (But not that much)
Ho il sospetto che questo sia l'aspetto del pop svedese liberato dalle influenze angofile (anche se loro cantano in inglese): agrodolce e paffutello, un po' impacciato a causa della statura ma sempre sorridente. Se vi piace "Love hurts" provate anche The Flu, che hanno un video piccolo e bellino sul loro sito e una tamburinista che sembra Eva Henger senza le tette.

6. Eisenhower - Cuddly Teddy Bear
Di gran lunga il nostro unsigned artist preferito. Ci sarebbe piaciuto mettere qui la sua strepitosa cover di "Disorder", ma è misteriosamente sparita dal sito. Ripieghiamo sulla title-track del suo virtual EP che shakera Morrissey e High Llamas in un modo che piacerebbe di sicuro a Jens Lekman (no, aspettate, Jens non sa nemmeno chi sia Morrissey. Tzè, ma chi crede di fregare?). E comunque insisto: un giorno il mondo si accorgerà di quanto sia bravo questo ragazzo.

7. Universal Poplab - We Hate It When Our Friends Become Successful
Qui si sfonda un po' il muro del kitsch, è vero, ma raramente mi è capitato di sentire una cover di Morrissey resa in maniera più travolgente. Un mix tra l'originale e "Live is Life" (tatta-rararà) che mette in corpo una gran voglia di saltare. Ah, e ve l'ho detto che sono svedesi? E che c'è Håkan Hellström ai backing vocals?

8. Plus-Tech Squeeze Box: Rocket Coaster
I giapponesi Plus-Tech Squeeze Box sono un trucco: il loro pop-elettronico è tanto povero nella sostanza quanto inauditamente abbellito da una cascata di lustrini ed effettacci di studio. Il risultato è di solito eccitante, ma quasi mai come in questo pezzo, il migliore spot possibile per il loro primo album.

9. All-Girl Summer Fun Band - Grass Skirt
L'essenza delle AGSFB concentrata in tre minuti? Eccola. Evanescente e garrula (è la prima volta che scrivo questa parola in vita mia, fa uno strano effetto), allegra come un picnic la domenica, su di me Grass Skirt ha l'effetto di far muovere il piede destro a più riprese e freneticamente sul pavimento. Per questo non l'ascolto mai in auto.

10. Stinky Fire Engine - Paula Clarke
Ho pensato a lungo alla descrizione ideale per questo pezzo, che credete. Alla fine il meglio che è venuto fuori è "gli Human League di Fascination in uno stanzino con una drum machine e un organetto". Pessima, lo so, ma non è colpa mia se questo pezzo è indecifrabile almeno quanto è strano ed adorabile. Peccato per la registrazione lo-fi. ("Gli Elliot The Letter Ostrich senza Super Nintendo" suonava meglio?)

11. Antony and The Johnsons - Cripple and the Starfish
A ben vedere non si tratta di indiepop, ma non è che si viva a compartimenti stagni, no? E poi anche se non ho idea di cosa parli esattamente, questa canzone mi commuove dalla prima volta che l'ho sentita, e questo è il momento del Pathos al centro del disco. Antony la canta con la voce tremula del Bryan Ferry di "Pijamarama", e già questo...

12. Sophie Rimheden - Wanting
Mi si fa notare che in questo contesto ci sta come i cavoli a merenda, ed è sicuramente vero, ma innanzitutto spezziamo la monotonia del CD, poi ci ripigliamo un po' dalla storiaccia di Antony e infine ascoltiamo uno dei più eccitanti assemblaggi di microbeats sentiti da tempo a questa parte. Merito di Miss Rimheden e della benemerita Race Will Begin.

13. Girlyman - Viola
Oh, se i Low non avessero teso sempre all'autoannullamento che band grandissima sarebbero diventati. I Girlyman non hanno lo stesso talento ma tirano fuori canzoni per nulla banali come questa, folk e sadcore a braccetto tra le foglie d'autunno. (si pronuncia "vaiola")

14. The Proper Nouns - The Kingdom of the Animals
Beh, in realtà questo pezzo e la sua intro sono poco più di un plagio di "She sells Blackpool rock" degli Honeybus, e per di più la canzone è registrata a volume bassissimo, ma innanzitutto complimenti per il buon gusto, e poi chi cavolo volete che li conosca gli Honeybus? Alzate il volume di una nocca.

15. Elysian Fields - Shooting Stars
Più o meno da quando l'effetto di "Bavarian Fruit Bread" ha cominciato ad evaporare sono alla costante ricerca di cantanti che abbiano lo stesso timbro nasale e lo stesso indefinibile fascino di Hope Sandoval. La cantante degli Elysian Fields Jennifer Charles è quanto di più vicino sia riuscito a trovare; ho il sospetto che le canzoni del suo gruppo mi piacciano (perché mi piacciono più o meno tutte) solo grazie a lei. E anche quanto ad aspetto direi che ci siamo...

16. Suburban Kids With Biblical Names: Trumpets and Violins
Ok, ne abbiamo dette troppe sul pop svedese quindi non ci ripeteremo inutilmente. E questo pezzo è classico indiepop svedese, nel senso che non si può equivocare sulla provenienza, e non c'è altro da dire. E' anche uno dei quattro pezzi dell'ultimo EP Labrador, e probabilmente questo aggiungerà piacere all'ascolto.

17. Penti - Somn
Classico gruppo "sottovalutato perché canta in madrelingua", i Penti offono un buon numero di ottime canzoni sul loro sito, difficili da nominare per chi non sappia lo svedese. Ne avremmo potuta scegliere una qualunque, alla fine è toccato a "Somn" per via di quegli accordi Sarah all'inizio ma soprattutto perché a questo punto del CD ci stava bene un pezzo lento.

18. Moving Pictures - I like the way you are
In poche parole: Isobel Campbell più twee che mai, senza orchestrali e senza Bill Wells. Insomma, a tanto così da rimettersi con Stuart Murdoch. Una di quelle canzoncine belle e semplici che fanno tanto amare l'indiepop a me e lo fanno al tempo stesso odiare ad Alessandro.

19. Galactic Heroes - Coffee and pastries
Ultima puntata sul sito Magic Marker per l'ultima fatica dell'etichetta - una di quelle cose sottili sottili, così tenere ed impalpabili che fanno odiare l'indiepop ad Alessandro e eccetera eccetera.

20. Rock Stone: Sarah's Records
Ho sempre amato l'autoreferenzialità dell'indiepop, l'ostinazione e l'ammirazione nel riferirsi alla scena di cui si fa parte, quasi a rivendicarne l'appartenenza. Da "Pastels Badge" dei Talulah Gosh a "Scottish Pop" degli Spearmint gli esempi sono a decine, ma questo pezzo, in cui i Rock Stone redimono una ragazza che ascolta solo Peaches a colpi di Orchids e Even As We Speak, va oltre, realizzando l'inconfessato desiderio di ogni indiepopper: trovare un compagno/a che ne condivida i gusti musicali.

21. Paper Moon - Mercury Is Clearly Opposing Neptune
Scoperti sulla recente raccolta Humblebee, i canadesi (di Winnipeg) Paper Moon sono una specie di versione in miniatura dei Fonda. E ok, lo so anche io che non è il massimo, ma innanzitutto sono carini, poi fanno abbastanza casino e infine ci vogliono anche pezzi così in una compilation che si rispetti. E l'abbiamo messa alla fine, così da evitare qualsiasi tentativo di skipparla.


Beh, buon ascolto, e sappiateci dire.

Salvatore