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N.20 - giugno 2005
Questo mese parliamo di:
Melodium
La Tete Qui Flotte
(Autres Directions in Music)

Domotic
Ask For Tiger
(Active Suspension)

Bacanal Intruder
Room-A-Tronic
(SoSoft)

In My Room
Saturday Saturn
(Suiteside)
Links:
autresdirections.net/inmusic
www.activesuspension.org
www.bacanal-intruder.tk
www.suiteside.com
Recenti Electrozone:
n.14
(12/2004)
Efterklang: Tripper
Megahertz: Estetica
Annie: Anniemal
n.15
(01/2005)
M83: Before The Dawn Heals Us
Toog: Lou Etendue
I am X: Kiss + Swallow
Soho Dolls: Prince Henry
n.16
(02/2005)
Stratus: Fear of Magnetism
Electrocute: Troublesome Bubblegum
Fever Asym: A green flower with a big blue hole
Performance: Love Life
n.17
(03/2005)
Caribou: Milk of Human Kindness
Interflug: My Casio Scripts
Potion: Band of Outsiders
Daedelus: Exquisite Corpse
Gruff Rhys: Yr Atal Genhedlaeth
n.18
(04/2005)
Run Away From The Humans: We Exist
Ivy: In The Clear
Music a.m.: My city glittered like a breaking wave
Kissogram: Forsaken people come to
me / Cool video can't die
Loveflare: Loveflare
n.19
(05/2005)
Stereo Total: Do the Bambi
Noise Tank (lovesyou): Glee, Ad Nauseam, And How It All Works
Out
Fan Modine: Homeland
Blaknoisewhitesoul:
Popgenius (Song For Brian Wilson)
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Contaminazioni tra pop ed elettronica.
Il quarto (sesto?
La discografia è un po' confusa, e lui troppo prolifico) album di
Melodium, al secolo Laurent Garard, è anche il
primo prodotto su CD della netlabel di Nantes Autres Directions
In Music, nota per un output - rigorosamente elettronico - di elevata
e costante qualità. Occasione importante e sfruttata al meglio con
La Tete Qui Flotte, lavoro dalle molteplici
chiavi di lettura e solo apparentemente facile, che scivola comodamente
nell'estetica elettronica/nostalgica di Melodium presentando tuttavia
qualche felice sorpresa. Si tratta - per la prima volta - di un
disco cantato, che si avvale della voce dello stesso Garard e del
suo compagno d'etichetta Dudley (più nipotina e fidanzata Melodium),
e pur presentando fattezze più facili e naturali rispetto ai lavori
che lo hanno preceduto mostra un rinnovato desiderio di sperimentare
la commistione di suoni elettronici ed acustici che caratterizzava
i lavori precedenti. Registrato all'aperto, con un minidisc ed una
pletora di strumenti (a corda, a fiato, a tasti) e rielaborato successivamente
in studio, La Tete Qui Flotte ha una spazialità inedita, un aspetto
lieto che conduce Melodium verso il sole dal crepuscolo cui ci aveva
abituato. Più che flottare, la sua testa ondeggia compiaciuta, come
fosse su un'amaca, perché questo è indiscutibilmente un album pop.
Se i glitches di tutti i giorni sono piccoli buchi neri che
assorbono senza pietà movimento e melodia, i beats leggerissimi
di Melodium rilasciano musica, occupano lo spazio anziché svuotarlo,
riscaldano l'ambient(e) aumentando scientemente e per gradi la temperatura
rimanendo però legate a quell'idea di forte coesione che è propria
dell'elettronica.
E così La Tete Qui Flotte è come una lunga e cangiante canzone che
non conosce pause ed attraversa paesaggi multicolori: comincia in
fiore ("Hellomusic"), incontra pioggia e vento e ritorna poi alla
bella stagione. Ha dalla sua l'esuberanza e la cinematicità dell'elettronica
easy d'oltralpe e l'oltranzismo strumentale e popelettronico dell'electro
centroeuropea, insegue con successo la melodia ma dopo averla raggiunta
si limita ad ammirarla, a giocarci senza metterla completamente
a frutto. Per questo è un disco vivo e senza pause, perché non fissa
obiettivo che non sia quello di snodare il suo unico pezzo pop lungo
ogni possibile variazione; soundtrack, dub, acustica, popelettronica,
la materia strumentale rielaborata con tanta abilità da risultare,
di nuovo, genuina. Garard non disdegna il rumore, i loops, i campioni
di testo, ma li inserisce in un tessuto contadino, che a dispetto
del futurismo insito nel'operazione guarda alla sicurezza del passato,
da quello recente dei Notwist ("Le Creux Est Ma Matière Première")
a quelo lontanissimo della musica classica, come Yann Tiersen a
capicollo giù dalle scale ("Mon Baromètre Mental" e la sua intensità
di piano perforata da un trapano) o la violoncellata "Les Psychotropes
Sont Mes Amis, Puis Mes Ennemis...", sintesi perfetta e dolceamara
del nuovo Melodium. [S]
Insert coin.
Sullo schermo appare un francese con un laptop e dei rumori, il
cui scopo è produrre musica. Con gli scarti, magari. Con i chip,
i bit e pure i pinball. Flipper music. Ma la casualità se c'è, è
voluta: Stéphane Laporte (Domotic) sa come organizzare
una melodia e infiltrare sporcizia trattata dentro una forma canzone.
La domotica è l'arte (ebbene sì) di conciliare la vivibilità di
una casa con gli ultimi ritrovati che rendono la vita meno difficile.
Ordem e progresso, ma questo la finale '98 l'ha vinta. Da tre anni
lontano dai mercati, riproporsi così è un atout giocato al momento
giusto, di riflusso da certi suoni comunque non del tutto abbandonati,
e di recupero del rumore analogico come fonte di nuova/vecchia elettronica.
Se dopo i Kraftwerk c'è stato il krautrock, dopo il Domotic sperimentale
di 'Bye bye' ci può essere solo il Domotic conscio disturbatore
di Ask for tiger. Un pezzo su tutti:
la dolce e contraddittoria "I hate you for ever", che profuma anche
di ultimi Radio Dept. Interferenze a go-go, coscienza new-pop e
vocina modulata come fosse ulteriore strumento: in America si pronuncia
Casiotone 4tPA -"Captain Forest's word of advice"-, oppure Grandaddy
(lunare "Hugs and kisses"); a casa sua, da un brano come "Turquoise
/ Trozdem" si può oggi abbozzare la cuginanza con gli M83. Sta forse
sorgendo una scena retrònica, con Interflug e i citati? Magari,
però è almeno certo che per guardare avanti bisogna portarsi dietro
il passato. Ah, nel frattempo: game over. To play again insert coin..05..04..03..02..01..(cling!)
[E]
Esiste anche un'elettronica che non si balla,
né si canta, né si segue con la testa o col piede,
e spesso manco cambia passo. Succede per lo più a quella
che si accompagna in simbiosi alle arti visive: in anno di Biennale
temo ne farò sbornia. Per sommi capi anche quella ascrivibile
all'asturiano Luis Solis aka Bacanal Intruder può
archiviarsi in questa ultima, pur se coi dovuti distinguo. Intanto
la gamma delle soluzioni sonore è sensibilmente diversa,
prevedendo anche strumenti tradizionali a interagire coi bip e con
droni indolori. Poi lo spirito è differente, nelle sei tracce
di Room-a-tronic si trova l'incastro,
le combinazioni che ne risvegliano altre, un sollievo ("Five
spliced guitars", un parto…eterologo di Adam Pierce)
inavvertibile nel solido quanto cupo incedere, per dire, dei colleghi
berlinesi. Anche qua si può parlare di domotica flipper,
e pure per l'one-man-laptop spagnolo le affinità non mancano,
per esempio Lu (Small Voices) oppure quell'altro pugliese Fever
Asymmetric, che abbiamo imparato a conoscere e che da poco è
uscito con le nuove composizioni per Sinewaves. Dal field recordings
all'home-, al man-recordings. E dire che con qualche linea di basso
in più… Se tutto questo glitchare -un profluvio, veramente
tanti- e fischiettare strano ("Wearing nice shirts with legs")
ci è divenuto familiare, è perché siamo già
geneticamente mutati. Sì sì. [E]
La terza uscita della collana Suiteside Drive è dedicata agli In
My Room, fattisi notare tempo fa con un EP su Marsiglia
Records e perseguitati da una comoda formuletta atta a descriverli,
e che recita: Tarwater, Fennez, Hood.
Il tessuto multistrato dei loro pezzi sembrerebbe confermare: base
di indifferenti percussioni elettroniche, gelida monotonia ritmica
scandita dalla voce, il calore supremo della melodia e degli archi.
Saturday Saturn è un disco del nostro
tempo e anche dei nostri luoghi: subisce il fascino dell'elettronica
di inizio secolo e non si dimentica di guardarsi alle spalle; ma
se non stupisce nella scelta degli ingredienti, si riscatta assemblandoli
in maniera mai banale, imponendosi sempre e solo in virtù della
forza delle proprie idee. Piacerà a chi ha apprezzato l'epopea Morr,
come è giusto; agli indiekids romantici, che saranno stesi dalla
concentrazione di violini sui glitches di "If Winter Comes".
Come ogni lavoro del genere, Saturday Saturn punta sull'intensità
e sulla coesione più che sui singoli pezzi, sempre funzionali alla
riuscita dell'album, tesi su corde elettroniche e poi rilasciati
con impeto liberatorio. E dunque, sia detto a loro onore, gli In
My Room non hanno scelto la strada più facile per fare ciò che dovevano.
Se gli esperimenti a bolle di "One Day, The Another Day" e quelli
aerei di "Gentle Visitation Again" lo allontanano dalla fruibilià,
gli arpeggi acustici - unico residuo di quell'accessibilità pop
simulata dai Notwist di Neon Golden (ma c'è l'elettropop in una
vasca da bagno di "My Sweet Distress") - fanno del loro meglio per
ricondurre il disco nelle vicinanze della canzone, a dispetto della
monotonia di un cantato che è forse l'unico elemento non all'altezza
delle ambizioni della band.
E se il tutto sa un po' di già sentito, ché da Neon Golden son passati
tre anni (eppure sembrano molti di più, vero?), i contenuti di Saturday
Saturn sono di fatto inattaccabili, sempre pregevoli ed interessanti,
capaci di polarizzare l'attenzione con irresistibile, impenetrabile
magnetismo (sfuggite a " The Bed Outside The Window" se riuscite,
o alla progressione d'archi interrotti di "If Winter Comes). Pregevole.
[S]
Enrico,
Salvatore
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