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N.16 - Febbraio 2005
Questo mese parliamo di:
Stratus
Fear Of Magnetism
(Klein Records)

Electrocute
Troublesome Bubblegum
(Emperor Norton)

Fever Asym
A green flower with a big blue hole
(autoprodotto)

Performance
Love Life 7"
(Guilty Feet)
Links:
www.kleinrecords.com
www.electrocute.de
feverasym.altervista.org/music.html
www.weareperformance.co.uk
Recenti Electrozone:
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n.14
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Efterklang: Tripper
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n.15
(01/2005)
M83: Before The Dawn Heals Us
Toog: Lou Etendue
I am X: Kiss + Swallow
Soho Dolls: Prince Henry
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Contaminazioni tra pop ed elettronica.
C'è uno spazio
tenero e poco esplorato nell'elettronica, trascurato a vantaggio
di soluzioni più stilose e gelide: lo spazio per una emotività forte
che scaturisce dall'urto di beats apparentemente inscalfibili e
morbide soluzioni analogiche. Gli Stratus, al secolo
Mat Anthony e Martin Jenkins, ammortizzano questo scontro con infinita
attenzione, producendo con Fear Of Magnetism
un mirabile lavoro di sintesi fra le pulsioni di consumo più interessanti
della musica elettronica di fine millennio, nel quale la spaziosità
e le compromissioni pop dell'elettronica europea si coniugano a
sonorità addolcite di stampo ambient, glitch, downtempo. Se ne ottiene
un ibrido incantevole, un album di canzoni mutanti e morbide che
esplorano tutto lo spettro emotivo consentito a drones, campioni
e tastiere senza mai scadere nell'autocompiacimento.
Si comincia - forse con poca immaginazione ma con stile indiscutibile
- con le citazioni Moonsafariane di "Barocco", bel capannello melodico
gonfiato a dovere da tastiere gassose, ma le dodici canzoni che
seguono esplorano uno spettro ben più ampio di soluzioni sonore,
imprevedibili e talentuose: tessuti downtempo che in altri tempi
avrebbero fatto la fortuna di qualche trip-hopper, beats che si
ritraggono ad abbracciare la melodia, armonie distillate dalla pura
bellezza di note distorte. Gli Stratus mostrano di avere piena padronanza
dei linguaggi elettronici e di sapersi impossessare con efficacia
anche delle più avanzate regole pop, senza peraltro farne un uso
smodato. Album nel complesso irrinunciabile, ma se dovessimo selezionare
i momenti migliori sceglieremmo "Curio", che esordisce citando l'apertura
di "Strawberry Fields Forever" e su di essa costruisce un crescendo
di soave precisione meccanica, la bellissima tristezza di "Rainy
Day", che pare far scaturire la sua sottile melodia dal rumore delle
gocce di pioggia su una pozzanghera, e soprattutto la conclusiva
"The Fear", esercizio elettro/acustico di infinita leggerezza e
autentico trionfo degli Stratus, ricostruzione chirurgica del loro
difficile percorso tra microelettronica e musica pop, come un pezzo
dei Books ricomposto al microscopio partendo dai suoi mille frammenti
eppure semplice e bella come ogni canzone acustica che avete mai
ascoltato.
A conti fatti l'influenza più evidente su "Fear Of Magnetism" è
quella dei Plaid, tanto che questo disco può a buon diritto venir
considerato il fratello minore di "Double Figure" (gli aromi jazzy
di "Downstream", "Sine Psalm"). E questo nel mio linguaggio contorto
è un gran bel complimento. [S]
Io quelli
che non sopportano le Electrocute proprio non li
capisco. A meno che non siano di quelli che si chiudono nelle loro
cuffie ad incupirsi esclusivamente con Low o Hood, nel qual caso
beh, una giustificazione c'è. Avevamo parlato bene delle due tedeschine
(che non sono più le stesse di allora, dato che Mia Dime è stata
sostituita dalla berlinese Holly Doll) al tempo del primo cutey-issimo
EP per Emperor Norton e non possiamo che rinnovare le lodi per questo
Troublesome Bubblegum, il cui contenuto
è esplicitato sin dal titolo ma che a scanso di equivoci riteniamo
necessario rimarcare. Se cercate musica stracciacoglioni, industriale,
se vi piacciono solo plin plon, indietronica e electroglitch, insomma
tutta quella roba così seria e/o elegante, siete capitati
sul disco sbagliato. Le Electrocute sono il lato più disimpegnato
dell'elettropop. Non hanno etica, non hanno sottintesi sessuali
(ok, qualcuno), arrivo a dire che non hanno una preoccupazione al
mondo. E "Troublesome Bubblegum" è la fotografia di questo stato
di cose, incontrando felicemente la canzonetta sul terreno elettronico.
E allora sorvoliamo sulle influenze new-wave e pop (le solite, dai
Kraftwerk ai B-52's) e balliamo al ritmo di "Shagball", irresistibile
discomadness sci-fi come i Ladytron sorpresi a sorridere, ideale
controparte luminosa di quell'altro amore di pezzo che è stato "French
Movies" di Magnus, di "Fun is A Floppy Bitch" che riporta in vita
tutti i gruppi posticci di pop vocale femminile degli anni 80/90
(dalle Voice of the Beehive alle Shampoo) con tanto di plasticosissimo
assolo di chitarra, dell'elettro-punk da cartoon di "Nobody Likes
Us" (non è vero) sciacquata dalle tastiere dei B52s. Garage, pop,
la favolosa semplicità dei tre accordi, in una parola, bubblegum
pop.
Certo, alla lunga tutto tende all'appiattimento, tanto più che le
due ragazze insistono su una sorta di garage-punk al sapore di chewing-gum
("Jet Set Boy", "Kleinder Dicker Junge", "Car Bomb Derby") che ha
avuto sin troppi campioni di dubbio gusto, ma per fortuna l'impronta
dell'elettronica di puro divertimento non viene mai meno, anche
quando i bpm rallentano cospicuamente su tessuti irreali (gli anni
50 con accompagnamento di test tones Casio di "Goodbye Johnny")
o ostentatamente cool ("Cops copulating", "Blow it", la stilosa
consegna vocale a mò di cantilena stanca di "Dogs'n'Dolls"). Insomma,
come le Chicks on Speed svuotate da proclami indipendentisti e preoccupate
solo di ballare, con la produzione di Mickey Petralia (Ladytron)
a lustrare il tutto in chiave moderna.
Se almeno una volta siete stati sotto lo scacco delle Shampoo desiderando
che le loro canzoni fossero all'altezza dei loro occhiali da sole,
se una parte inconfessata di voi rimpiange almeno un po' le Paola
e Chiara di "Colpo di fulmine" (ops, questo non avrei dovuto dirlo),
vi assicuro che amerete le Electrocute. In caso contrario fatevi
un favore: ignoratele.[S]
Credo sia la prima volta
che trovo allegate a un disco (A green flower
with a big blue hole) le istruzioni per ascoltarlo. "spegnere
la luce o chiudere la finestra, sdraiarsi sul letto, mettersi le
cuffie (ma perché? Ndr), schiacciare play, chiudere gli occhi".
Bene. Le casse diluiscono quei glitch ormai tanto familiari da poterli
chiamare glicci. Musica atmosferica più che "d'atmosfera", si increspa
quel poco che basta a far percepire che c'è una variazione nel loop.
Col passare dei minuti, sempre sdraiati, ci si comincia a chiedere
quale sia la fonte di tale arsenale sonoro, se davvero i 'laptop,
registrazioni ambientali, minidisc, synth, mani, ascolto, mente'
sbandierati dalle note, o non piuttosto la pentola a pressione,
il boiler, la pioggia, una radio lasciata accesa a volume quasi
zero, il rubinetto. Il rubinetto! Il rubinetto aperto! Il fuoco
acceso! Ma prima di riassumere la posizione eretta, già quei rumori
cambiano provenienza, venendo interiorizzati dall'inconscio, che
li rimanda all'esterno. E cessa la paura di vivere in una casa parlante,
scorrendo nei minuti le otto tracce ("Walking alone tenderless"
la migliore del lotto) del compendio di musica elettro-domestica
stilato dal salentino Federico Baglivi, in arte Fever Asym.[E]
Già in Uk se ne parla
un gran bene, grazie anche alla sempre efficace line-up 2+2 (due
ragazzi, entrambi Joe, e due sorelle punkettes), quindi tenete a
mente il nome dei Performance, quartetto di Manchester
iscritto all'infinito revival techno-pop anni 80 e giunto al secondo
singolo per Guilty Feet. Oltre agli irrinunciabili ingredienti del
genere (synth, beat ossessivi, qualche riff ad effetto), Love
Life ha il NeoRomantico valore aggiunto della voce di Joe
Stretch, il cui sapore agrodolce ricorda molto quella di Phil Oakley,
ed è un congegno di diabolica precisione. Il ritmo scandito dai
sequencers, la precisa meccanica dei beats e l'astuzia di quel riff
di chitarra ne avrebbero fatto un perfetto hit da classifica nel
1979, grazie anche ad un'attitudine che rifiuta di abbracciare gli
eccessi dell'electroclash e si consegna a quel miscuglio di gelo
ed emotività che è patrimonio del pop elettronico inglese dai tempi
dei Visage. Ed essere così palesemente fuori tempo massimo non sembra
poter scoraggiare i Performance: nel retro "Blasè" i quattro si
dedicano addirittura all'esplorazione delle derive anglo/europee
del suono Human League risultando ancor più fuori moda ed altrettanto
adorabili. In attesa di ulteriori ed interessanti sviluppi, "Love
Life" è l'ultimo tassello per concludere degnamente quel nastrone
elettropop che state preparando da troppo tempo.[S]
Enrico,
Salvatore
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