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N.15 - Gennaio 2005
Questo mese parliamo di:
M83
Before the dawn heals us
(Goooom Records)

Toog
Lou Etendue
(Karaoke Kalk)

I am X
Kiss+Swallow
(Recall)

Soho Dolls
Prince Harry CDs
(Poptones)
Links:
www.ilovem83.com
www.karaokekalk.de
www.iamx.co.uk
www.thesohodolls.com
Recenti Electrozone:
n.10
(08/2004)
Junior Boys: Last Exit
Daedelus: A Gent Agent
Domenico+2: Sincerely Hot
Double U: Life behind a window
n.11
(09/2004)
The Projects: Let's Get Static
Dada Pogrom: Apocalypso
The Free Design: Redesigned Vol.1
Octet: Cash and Carry Songs
n.12 (10/2004)
The Go!Team: Thunder, Lightning, Strike
Color Filter: Silent Way
Autoparty: Lumlight
Nou: Slutrock
Mantler: Landau
n.13
(11/2004)
Plus-Tech Squeeze Box: Cartooom!
Camping: Suburban Shore
Marz: Wir Sind Hier
Client: City
Citizen: Home Video EP
n.14
(12/2004)
Efterklang: Tripper
Megahertz: Estetica
Annie: Anniemal
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Contaminazioni tra pop ed elettronica.
Sono in due, sono francesi e
fanno elettronica. Stereotipo ormai comune, si dirà. Ma la
galassia M83, alla sua terza apparizione con Before
the dawn heals us, può candidarsi a dire la sua con
una qual originalità e investendo l'ascoltatore con un fiume
di latte acido. Negli anni ottanta Nicolas Fromageau e Anthony Gonzalez
saranno stati molto attenti alle musiche dei peggiori cartoons e
show televisivi, e magari disciplinati spettatori dei filmini parrocchiali
della domenica: è la spiegazione più plausibile per
argomentare l'appeal di pezzi come 'Farewell/Goodbye', sequenza
incantata di suoni in dormiveglia, e 'Safe', che dopo i due minuti
esplode come una processione all'uscita dal vespro in periodo di
festa, con tanto di fuochi artificiali. Il riverbero del noise che
si guarda le scarpe, un set di algidi sintetizzatori e il tardo
approdo al french touch cooperano a dare forma e sostanza a un progetto
che rivela chiaramente l'intento di mettere una mano nella gola
di chi ascolta, per tirare fuori ogni recondita traccia di intimo
segreto. Riuscendoci. [E]
Toog è l'alter-ego
musicale di Gilles Weinzaepflen, musicista e poeta.
Il nucleo principale enunciato in Lou Etendue,
si sviluppa su un'idea sorta nel 2001, edita nell'ep "Anna-Lou"
nel solo Giappone.
Sorta di concept "about love, NY, and Asia Argento" attraverso
l'idea base di "Poems To Lou" del poeta Apollinaire.
Asia Argento, novella Lou, ossequiosa, ricalca impronte di memoria
in muta sofferenza, nel secondo ingresso "ugly duckings". Brividi
di synth e refoli di melodia sospingono questa lacerata riscoperta
interiore, in una straniante, maliosa, luminescente "testimonianza"
acustica.
"Lou Etendue" è frutto di differenti sessioni, aggiuntesi all'ep
di partenza. Nel 2004, infatti, Weinzaepflen ha reclutato il connazionale,
giovane compositore elettronico Digiti, a proseguire e, idealmente,
concludere quest'opera intrapresa anni prima.
Disinvolto, in liriche inglesi o in madrelingua, l'album ripercorre
in inquietudine un'epoca di violenza, attraverso significativi brandelli
di esistenze in solitudine.
Umanità-inconscio come ombra, in balia di se stessa, di spettri.
Costante senso di collasso, distorcente, irreversibile percezione
di degrado, di incommensurabile.
Vertigine di cupi effetti cromatici, efficacemente sostenuta da
suoni sintetici filiformi, pieces per voce e pianoforte, chitarre
acustiche con tappeti di tastiera a'la Aphex Twin ("opening"), glockenspiel,
estratti di poemi di Apollinaire, ustioni electroclash, inserti
di vita (di resa) quotidiana.
L'insieme risulta stilisticamente molteplice, composito e d'ampio
respiro. Eppure, sa essere estremamente rigoroso e coerente con
se stesso, e a trasmettere questo senso inerte, suggestivo, di avvelenamento.[F]
Progetto solista di Chris Corner in vacanza
(forse perenne) dagli Sneaker Pimps, questo Kiss
and Swallow inciso a nome I Am X non si
discosta in realtà molto dal repertorio della band madre (che ormai
da tempo non è più quella di "6 Underground"): electropop gotico,
echi industrial un po' annacquati con gli obbligatori rimandi a
Depeche Mode e compagnia e un occhio di riguardo all'accessibilità
del tutto. E come nel recente passato degli Sneaker Pimps, i synth
di Corner fanno un ottimo lavoro, adattandosi alla perfezione al
feeling dark del lavoro specialmente nei pezzi più rimati: beats
trattenuti nel mix a vantaggio della voce e di una pletora di effetti
speciali (alla Yazoo, per capirci), e quella capacità di concentrarsi
sulla canzone che manca a buona parte della scena synthcore. L'unica
cosa che si può obiettare al buon Corner è una certa ripetitività,
che rischia di appiattire anche le cose migliori di "Kiss and Swallow":
se i pezzi più scuri ("Mercy", "You Stick It In Me") mancano di
mordente e non offrono molto oltre ad una generica ricchezza d'atmosfera,
quelli più bouncy come "Kiss and Swallow" e "Sailor", seppur innegabilmente
validi, condividono bassi sintetici e beats sino al punto di confondersi
l'uno nell'altro. Per questo motivo preferiamo l'anomala "You stick
it in me", con la gelida voce di Sue Denim che accompagna il falsetto
di Corner per le desolate lande anni 80 frequentate da Peaches e
"Skin Vision", la cui martellante linea di basso la destina inequivocabilmente
alle piste. E' tuttavia la morbida progressione pop di "Missile"
ad offrire un futuro credibile ad I Am X, pescando idee dai tempi
lontanissimi di "Becoming X" (primo album dei Pimps ed evidente
ispirazione per il nuovo moniker di Corner) ed offrendone una credibile
ibridazione con le istanze elettroniche che governano il resto dell'album.
E rendendo alla distanza "Kiss and Swallow" lavoro imperfetto ma
interessante, anche in chiave futura. [S]
Di consistenza ancor più morbida la proposta delle Soho
Dolls, terzetto femminile con base a Londra del quale si
parla benissimo da un po' di settimane e che Alan McGee è
stato lesto ad accalappiare: Prince Harry
è una delle più pure manifestazioni elettropop ascoltate
da tempo, che flirta con il funk quel tanto che basta ad eccitare
gli animi e torna subito ad ammiccare ai centri del piacere con
un refrain killer; la versione originale, perfetta esposizione di
quello che oggi si definisce electro-pop-punk, è di per se
trascinante e sexy il giusto, ma noi consigliamo vivamente il remix/demo
in chiusura di EP che evidenzia lusinghiere affinità con
il lato più accessibile dei Ladytron e ribadisce che, insomma,
magari il punk non c'entra niente ma questa è certamente
roba da ballare. L'altro pezzo, "Trash The Rental", si
mantiene sugli stessi livelli di eccellenza e pompa persino di più,
ribadendo che Patricia X, Maya Y and Ana Z (no, non sto scherzando)
sanno sposare hooks e beats come poche altre band elettroniche,
lasciandosi già alle spalle band più titolate (Client?).
Speriamo di riascoltarle presto.[S]
Fabio,
Enrico, Salvatore
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