Indiepop-Up Gli mp3 di indiepop.it

Avvertenza: gli mp3 rimangono sul sito circa un mese, talvolta due, raramente tre. Quindi non sorprendetevi se i link più antichi non vi restituiscono il file desiderato. In questo caso i link ai siti delle band e degli artisti possono essere un buon rimedio.

Anno nuovo, gli strascichi delle feste che si mangiano i primi giorni di Gennaio, il resto del mese passato ad aggiornare le proprie playlist sulla base dei consigli di quelle di fine 2006 per non lasciarsi scappare l'occasione di figurare in almeno una di quelle dell'anno prossimo...fatto sta che in mezzo a tutta questa attività manca persino il tempo di mandare un mp3 alla rubrica indiepopup che si ritrova così con soli 4 pezzi all'attivo per il primo numero del 2007.

Non prendendo nemmeno in considerazione il fatto che ciò dipenda da mancanza di aspiranti o dall'effetto purgante di queste righe vado a immergermi negli ascolti delle tracce in questione.

Parto da "Attimo Arido", del trio Intuassenza, e subito mi sento tirare dai suoni del basso e dalla chitarra in un'atmosfera che fa tanto anni novanta, l'attacco del cantante fa venire in mente il signor Cornell che ci prova con l'italiano, tutto fatto per benino, ben suonato e ben cantato, tanto che i ragazzi hanno vinto a Rock Targato Italia, mica la Sagra della Pannocchia di Ozegna (Oh...con rispetto per la pannocchia eh!!!).
Ma se al titolo avevo avuto un fremito, la mia paura ha avuto le sue belle conferme col passare delle strofe, infarcite di immagini e metafore discutibili, di "orgasmi sterili" che vanno a far concorrenza a tutte quelle composizioni di testi in italiano del dopo-coniglio dalle mille facce buffe, e, per quanto sia indiscutibilmente vero che scrivere nella nostra lingua sia un pregio, non si possono semplicemente piegare le parole al servizio di melodie su format straniero.
Questo squilibrio mi provoca un certo malumore.
Per rintracciarli e farvi un'idea da voi hanno il loro sito: www.intuassenza.it

I Walking the Cow mi mandano addirittura due pezzi, e io davvero non so se erano indirizzati alla rubrica o così per puro ascolto ma ne scelgo uno a caso e ce lo ficco, che in epoca di vacche magre tutto fa brodo.
Il titolo è evocativo: "Transexual" e il brodo ha un buon sapore, di batteria jazzata e chitarrine leggiadre, inserti di piccolissime note di tastiera, con sfondo di cantante che si sente basso basso dal fondo della pentola e sembra cantare come fosse sotto una doccia in un inglese che pare inventato, ma io in verità lo mastico poco che ho i denti troppo sensibili.
Con un lavoro diverso sulla voce potrebbe acquistare un'aria meno precaria ed improvvisata, ma questo è e rimane solo il mio parere.
Per adottare una o tutte le mucche: www.myspace.com/thewalkingthecow

Fabrizio Basciano bissa la sua partecipazione dello scorso numero, mandando il brano "Andante".
Ci si sposta di colpo in un terreno molto più sperimentale, anche rispetto alla sua stessa precedente proposta. Stavolta, su una specie di mantra strumentale fatto di piccoli campionamenti e suoni di campane ultrafiltrate ed effettate, poggia una bella voce femminile che canta una specie di preghiera in un dialetto marocchino che tradotta sarebbe più o meno: "Ti ho visto camminare, il tempo/ritmo è solo tuo" mentre batterie da centro commerciale, limite della registrazione domestica, segnano il ritmo e tracciano linee ipnotiche in quattro quarti.
Nulla a che vedere con l'easy listening, ma comunque sei minuti e passa in cui poter sperimentare le proprie capacità immaginative, lievemente condotti dalla voce della cantante in territori inusuali e carichi di spunti.
Rinnovo il suo contatto per quelli che lo vogliano cercare: www.wavephobia.com/mumak/fabrizio.htm

Poi capita che a volte si finisca per provare simpatie per cose che razionalmente si riescono a spiegare con difficoltà, ed è il caso del pezzo che sarà mp3 del mese, "Nelle Bolle", spedito dai Videor di Brescia, pezzo che a dispetto di schitarrate che nemmeno trent'anni fa, della pronuncia tipicamente nordica della voce di Luca Grazioli, ha dalla sua un'aria che ti costringe a canticchiare, un testo surreale e vocine picciate sparse qua e là che le danno un'aria poco seria e divertente e in più sa alternare i momenti in levare ai rallentamenti, per poi ripartire di gran carriera.
Bella e acerba come una liceale che ancora si fa vestire dalla mamma, testimonia il fatto che alla base ci sia del talento, da canalizzare forse in modo più convincente, e lo dico anche perché ho ascoltato il loro demo ed anche gli altri pezzi hanno parecchi difetti.
Ma si sa che se "le lepri vanno lente e si divertono così" allora sono di sicuro loro ad aver ragione, e io per conto mio gliela do volentieri, anzi un po' mi ci diverto pure.
Vi lascio un indirizzo per contattarli: www.videor.org

E in conclusione lascio anche il mio di indirizzo, cosicché ogni rimostranza, ritorsione, dimostrazione tangibile di amore, sospetto di conflitto di interessi e perché no tentativo di estorsione possano trovare la loro giusta destinazione,
alla prossima.
francesco@indiepop.it
(19/02/07)

Scarica Nelle bolle


Questo mese, che poi non è un mese visto che sono quasi due, la rubrica indiepopup è costretta a riconoscere una pecca, o comunque quello che si suol definire “un buco legislativo”, all'interno del suo pur articolato, ben tre righe!!!, regolamento di partecipazione.
Nulla vieta infatti a Pincopallo di prendere un pezzo degli U2, per dirne uno che non mi sarebbe gran che piaciuto, e mandarlo, aspettando la susseguente mini-recensione e sperando nella prestigiosa e danarosa vittoria.
Con questo spero vivamente che Pincopallo non lo faccia davvero.

Venendo agli mp3 di questo mese, che poi non è un mese, ben 10 sono i pezzi che si contendono la palma di ultimo indiepopupper del 2006, come sempre ben distribuiti tra stili ed approcci diversi, produzioni curate e cantinesche, lingua italiana e inglese ed anglomaccaroni.
Vado perciò a presentarli uno per uno:

L'Uomo di Vetro manda il brano ONOFF, strumentale di batteria, basso e due chitarre, in cui si parte da OFF e poi piano piano si arriva verso ON, in un crescendo di ritmo e cambi di tempo, il suono non è mica male davvero, ma io soffro tutte le volte che devo ascoltare cose al limite del post-rock strumentale se non è un live, non sono ubriaco o un po' sfattello e non ho voglia di un sottofondo per farmi un giretto nella testa, quindi passo oltre nonostante la buona realizzazione.

Otakatroi, come loro stessi dicono band emergente del Salento, presentano Luna Rossa, un pezzo che mi ricorda qualcosa del signor Franco Battiato soprattutto nella seconda metà, con un testo che gioca con le parole, italiane per fortuna (e qui scopro le mie carte, evviva chi ci prova con l'italiano a meno che non abbia una mamma inglese). Una luna che è nel cielo e in un pozzo, la voce che sussurra finiscono per disegnare un'atmosfera ben definita, dalla quale però non mi faccio rapire seppure non riesca nemmeno a restarmene lì indifferente. Hanno un sito: www.otakatroi.it

Franz Tapa, vero capolavoro di questo giro di indiepopup, band palermitana, il pezzo in questione potrebbe chiamarsi traccia04, come dice il lettore, oppure She was a flower, come leggo con un po' di fortuna su una pagina htm che mi hanno mandato come sorta di presentazione. Derivativo non renderebbe l'idea, il brano è un collage di stereotipi rock, potrei passare trenta righe ad elencare quello che ci ho sentito. Mi sembra di capire nel testo che la tipa in questione indossi un vestito mesmerico, insomma, a sentirli suonare non ci andrei davvero, ma fuori per una birra mi sa che sarebbe una bella seratina.

Avanti con gli Skuma, gruppo di Roma, che mi manda Submission, del quale per caso ho visto anche una specie di video sul web. Mescolano un po' di punk adolescenziale con linee pop, nelle melodie, e ne esce un pezzo che cammina, quello si, ma che ha nel testo la sua parte più debole, per una storiella di coppia che personalmente mi lascia indifferente, qualcuno più capace di me ad associare un termine solo ad un concetto direbbe: giovanilistico. Per approfondire: www.myspace.com/skuma

The Please, l'mp3 è Mary Jane, il suono è dannatamente rock&roll, le imprecisioni sono una serie incredibile, tutto potrebbe essere frutto della sicura giovane età di questi ragazzi ma mi sembra che di strada avanti per presentare un prodotto dignitoso ce ne sia. Hanno energia da vendere ma temo anche parecchio bisogno di riuscire ad incanalarla nel modo giusto, per ascoltarli: www.purevolume.com/theplease

Da Urtovox mi arriva poi l'mp3 dei Les Fauves, 5th Avenue, senza una riga di presentazione, perciò lo ficco tra gli indiepopuppers senza sapere se era proprio questo il loro intento, ed è un brano davvero fico, con un basso trascinante ed ottime distorsioni, insomma strapperebbe tutti i miei applausi se la pronuncia ed il modo di cantare del tipo non fossero tra le cose più fastidiose che mi sia mai capitato di ascoltare, perciò mi riesco a godere bene solo i primi 15 secondi e passo avanti tranquillo.

Fabrizio Basciano ci mette nome e cognome, nessun nome d'arte per uno che annuncia: “Non credo alle nazioni, né tanto meno alle emozioni”. Il suo pezzo è Non mi piace stare in giro, registrazione casalinga low cost e testo in italiano per un brano che ci va giù duro con la cassa portante e le chitarre distorte, e non ci va leggero nemmeno con le parole che a tratti si fanno persino minacciose verso la civiltà occidentale. Mi piace e lui lo sa, scorretto e disorganizzato quanto basta, di quest'epoca non è poco.
Se volete conoscerlo: www.wavephobia.com/mumak/fabrizio.htm

Librairie Ancienne, nome sotto il quale si nasconde qualcuno che dice di scrivere “canzoncine perchè non ha niente da fare, di solito.” E la canzoncina si chiama La sera delle rose, pezzo in italiano di buonissima atmosfera e di ottimo testo, intaccato un po' dalla qualità di registrazione e miscelazione, un po' da qualche forzatura eccessiva nell'espressività del cantato, che ne appesantisce la fattura. Se volete sbirciare nella sua cameretta: www.myspace.com/librairieancienne

E come tutte le storie che hanno la fine che si ricollega guarda un po' all'inizio, come in quei film brutti in cui lui si è sognato tutto poi si sveglia e la moglie si è trasformata in una coniglietta di playboy...ma sto divagando...si svela il perchè della mia premessa sul regolamento, infatti il brano che avrei eletto come mp3 del mese, se non ci fossero state basse questioni di diritti Siae, mi viene inviato per interposta persona da Tonia, che promuove un gruppo che addirittura è a Los Angeles, i Listing Ship, e che credo non sappia nulla dell'esistenza di indiepop.it e di questa rubrica.
Il pezzo si chiama Baise ça, è un pezzo folk multilingue, fa parte di un disco uscito nel 2005 ed è davvero godibile e ben strutturato, con una vocetta femminile che gioca in mezzo ad un susseguirsi di strumenti che si aggiungono e forchette e tic toc vari.
Potrete scaricarlo da qui.
Il pezzo che invece sarà scaricabile dal sito, e che si sarebbe piazzato al secondo posto, è invece Start by crash, ed è spedito da una band di Parma che dichiara di essersi formata dopo che i componenti si erano resi conto che quella prima prova insieme era stata qualcosa di davvero speciale.
Loro sono i Karin, il pezzo in questione fa parte di un Ep che loro si sono prodotti, miscelati e masterizzati da soli, ed è qualitativamente un lavoro ben eseguito, in perfetto stile pop chitarroso, romantico e languido, perfetto per essere l'mp3 delle feste di Natale, per quelli che lo festeggiano davvero e per quegli altri che devono addolcirsi la rottura di palle e l'acido allo stomaco provocato dalle formiche impazzite in giro a fare compere.


Ricordando a tutti che gli insulti, le mazzette, gli eventuali demo e le foto delle sorelle vanno spedite all'indirizzo francesco@indiepop.it aspetto il prossimo giro della giostra, accorrete numerosi che con l'anno nuovo i premi in palio saranno ancora più succulenti.
(22/12/06)

Scarica Start by crash


Capita a volte, quando si rimandano per tanto tempo gli appuntamenti, di trovarsi poi di fronte ad un monte di cose da fare con la conseguenza di dover scegliere fra farne solo alcune, ma bene ed in maniera approfondita, oppure farle tutte quante, col rischio di essere approssimativi.
Premessa indispensabile vista l'astinenza di questi mesi da indiepopup e l'accumulo inevitabile dei pezzi in magazzino, ma scelta in partenza e senza ombra di dubbio la seconda via mi approssimo a districarmi tra i dodici pezzi pervenuti in redazione-mail...(e si tirava su le maniche), con la ulteriore ed ultima premessa per tutti coloro che già abbiano letto la rubrica che chi scrive non è più l'ottimo Alessandro perciò non è più a lui che dovranno arrivare gli insulti e le lamentele successive.

Parto per puro caso da Cobol-Pongide, suonatore – credo infatti sia uno solo l'artefice di questo progetto - ad 8-bit e tastierine giocattolo, che manda un pezzo strumentale dal titolo “Tecnicolor” realizzato con questa tecnica, ben fatto e sicuramente moderno, per quanto si possa dire moderno di una cosa che mi riporta su l'acido di adolescente videogiocodipendente, ma che si fa fatica ad ascoltare per tutti i (quasi) quattro minuti di durata, vista l'assenza di variazioni sul tema iniziale.
Ascoltatelo sull'immancabile miospazio all'indirizzo: www.myspace.com/cobolpongide

Si cambia totalmente scenario con Fabio Zuffanti, si dilatano i suoni e gli strumenti si arricchiscono di ben più calde frequenze, anche qui però siamo oltre i cinque minuti e la sua “E' probabile” tutta strumentale non si risolve mai e mi provoca un romantico languore. Lui annuncia l'imminente uscita del suo lavoro solista ed io mi riprometto di cambiare giudizio, nel caso, dopo averlo ascoltato tutto.
Anche per lui un indirizzo: www.myspace.com/fabiozuffanti

Seguendo il principio di casualità mi trovo nelle orecchie la “Sequenza Inconscia” dei Fade-Out di Avellino, atmosfera molto più rock, chitarre elettriche batteria e basso, c'è un uso smodato dei delay ma anche un suono bello compatto, anche qui testo pochino e abbastanza poverino e non troppa fantasia nello sviluppo del pezzo che arranca un po' su se stesso.

Quando metto Giugno Truffaut e la sua, ehm...la loro visto che sono in due, “Sottomarine Sillabe”, le mie orecchie si riposano con il suono della chitarra acustica e di una pianella ad accompagnare una canzoncina carina ed intimistica, in cui il gusto minimale ben si sposa con la brevità del testo che ha di sicuro il pregio di lasciare immaginare all'ascoltatore il contesto in cui collocare l'inesperta conchiglia protagonista della storia.
Andate e ascoltate da voi: www.myspace.com/giugnotruffautband

E vai con i catanesi Needles e la loro “Strega Nera”, il loro post-rock già consiglierebbe di inviare il tutto a indie-post-rock, la voce che mi fa tanto “Negramaro vorrei ma non posso”, alcune imprecisioni nella realizzazione, insomma a me sta “robba” non piace per niente per quanto sono sicuro che dal vivo posseggano una certa energia, non me ne vogliano naturalmente.

Nella scia dell'indie-rock più sfrenato, fatto di cavalcate e di improvvise frenate e momenti melodici il brano inviato dai Phidge di Bologna, “Dawning Disaster”, nulla di nuovo sotto al sole ma brano molto ben pensato e realizzato, in cui si sente convergono più gusti amalgamati in una forma ben personalizzata, a testimonianza confermata dai fatti di questo periodo che anche da questa parte dell'oceano con il genere ce la caviamo.
Poteva mancare un miospazio?... www.myspace.com/phidge

Si cambia il titolo della rubrica in “brittipopup” con il pezzo dei Phono Emergency Tool, “Brand New Friend”, in perfetto stile brit-pop, e il loro brano è di quelli che risultano subito orecchiabili e fanno rimbalzare la testa davanti allo schermo del pc (si...è così che ballo), per quanto a fine pezzo mi chiedo se il tutto non sia un po' datato...ma tant'è...sarà britalian pop?

Pivirama, il loro pezzo è “Lost”, loro sono palermitani, mandano un curriculum degno di assunzione nei migliori locali della scena mondiale, un pezzo con “sound di impatto, idee, creatività, melodia e rock” che quasi ai tre minuti sfuma e referenze da far invidia ai camerieri della regina d'Inghilterra, ne sentiremo di certo parlare in maniera entusiastica da qualcuno, statene pur certi.
Vi rimando anche qui al loro spazio espositivo: www.myspace.com/pivirama

Provolone Records, “Photogenic”, già dal nome provo una innata simpatia verso questa formazione che annuncia per il 2020 l'uscita del suo primo album prodotto in studio, album di cui mi auguro visti i tempi lunghi di poter sentire qualcosa, in compenso pur con tutti i limiti di registrazioni a loro dire precarie fanno un garage-rock ricco di citazioni, persino colte, ben amalgamato e divertente, quando capito dalle parti di Salerno vado a sentirli in saletta prove, se mi invitano.
Manco a dirlo: www.myspace.com/provolonerecords

Singinbeforefuckinmagda, puff pant! a dirlo tutto d'un fiato quasi ci resti secco, e le loro “Lettere (da non spedirsi)”, e le loro citazioni cinematografiche tanto in voga in questo periodo, e i loro tempi sghembi e i loro mezzi rutti nel canale sinistro, e un certo talento per questo gruppo che dice di avere un demo autoprodotto, si sente una certa “agnelliana” influenza nel ritornello ma la strada è di sicuro interessante, i chitarroni in certi momenti meno, io comunque andrò a scaricarmi il demo dal sito che stavolta è tutto loro: www.magdaonline.it

The Skelters, da Catanzaro, abusano del giro di do mandando un brano, dal titolo “Blank and Alone”, registrato un po' cupo nel quale spicca una certa perizia vocale del cantante e dei bei coretti, per un surf-pop, che non so nemmeno se esiste, che cammina ma che denota inesperienza, o per lo meno una sana gioventù da parte di questo gruppo che però sa essere orecchiabile. Certo che quando si canta in inglese, e questo vale per quasi tutti visto che un solo brano è cantato in italiano, la pronuncia va curata in modo da non risultare troppo vistosamente “macaroni”.
Ah! i catanzaresi hanno un sito (che appare in costruzione) all'indirizzo www.skelters.it

Aguascalientes, “Azul”, brano ispano-brasil-african-italiano, tratto dall'album “Clackson” di prossima uscita. Un gruppo attivo da dieci anni, un pezzo che è sicuramente ben suonato ma che a mio modo di ascoltare nasce vecchio, con quell'atmosfera caraibica e quell'arrangiamento d'altri tempi, senza guizzi, che ne fanno un prodotto che a chi scrive provoca una certa noia.
Per ogni informazione sul gruppo: www.aguacalientes.it


Il pezzo scelto come mp3 del mese risulta perciò essere senza dubbio “Sottomarine Sillabe” dei Giugno Truffaut, per la capacità di coniugare la decisione nella scelta dell'atmosfera da conseguire con la semplicità estrema della realizzazione, a dimostrazione di come spesso non è necessario mettere su un intero baraccone per risultare interessanti, se lo si è.

Per gli insulti o per inviare mazzette sottobanco: francesco@indiepop.it
(06/11/06)

Scarica Sottomarine Sillabe


Una volta il mucchio selvaggio chiese ai suoi lettori il piccolo sforzo di abbonarsi di più per potersi levare dalle edicole. Ve lo chiedo ufficialmente: venti mp3 al mese e io mi levo dalle recensioni. Magari nel tempo ricavato fingerò di drogarmi, o come nel romanzo di Kubin, edificherò un mondo solo con i cimeli (del mio vinile).
Un altro incoraggiamento è d'obbligo: siate più geniali possibile. Create qualcosa di grande ed unico ma, soprattutto, maltrattate i modelli. Quelli delle sfilate e quelli dell'indiepop. I primi, come i loro datori di lavoro, non servono a niente, i secondi sono già serviti ai loro tempi. Noi abbiamo qui una nuova generazione ancora affamata di stelle polari, punti cardinali e di amori non ancora sbocciati per mancanza di poesia attorno. Ora lo so che non si può essere geniali solo per cortesia, o perché ve lo chiede qualcuno. Fatto sta che ogni tanto capita di imbattersi in qualcosa di eccezionale. Mi sia consentito uno slancio: uno dei cinque migliori gruppi italiani tout court è senza contratto e sta lavorando al suo nuovo disco. Il primo ("Dal fronte dei colpevoli") vaga ancora, non morto. Come in quel racconto di Kafka, non v'è chi accolga la sua bara. Io spero l'abbiate richiesto in molti direttamente agli -Elettronoir-. E' strepitoso, irrinunciabile, straziato, verboso, citazionista, irragionevole. "Laika", il pezzo che vi linko qui, probabilmente non verrà mai inciso per bene, non verrà cantato con la serena compostezza che in uno studio ti permette di avere molte fallibili takes davanti, non finirà in nessun album. Finisca almeno in tutti i vostri mix-cd da quanto è bello: www.elettronoir.it/laika/Laika.mp3

Un po' di pubblicità è dovuta alla Lepers, nuova lebbrosissima net label che c'invita a dare un ascolto diffuso alle sue produzioni, prima che la pelle (come quella del macabro omino del suo logo) sia tutta a terra. Il pezzo "Ballad of the vampire cowboys" di Alexander de Large che ci fanno ascoltare è una lenta tenebrosa litania western tra Morricone e i Beasts of Bourbon con interferenze interstellari. Interessante. Ma andate ad ascoltare voi stessi. www.lepers.it

Notevole la raffinatezza melodica della delicata ballata acustico-psichedelica "Shake you down" degli emiliani Amélie, che per pochi minuti mi trasportano ad anni in cui la musica era tanto più che un trastullo di parole per me. Gli anni dei Died Pretty, forse un po' sfibrati nel viaggio di posticipazione molecolare, gli anni delle chitarre acustiche distese come ragnatele, dei pianoforti di Paul Williams e i suoi fantasmi esibizionisti. www.amelieweb.com

Tale Prince Albert mi manda un frammento di 55 secondi ("Wherever") che lui chiama pezzo e lo spalma insieme ad altri frammenti di pochi secondi su myspace (lì questo pezzo ha cambiato titolo e si chiama "first one"): www.myspace.com/albertprince. Chiunque tu sia: l'unica cosa che si sa di te è che fra i riferimenti hai i Blink 182 e le Cocorosie. Sei uno scherzo ma m'hai fatto ridere.

L'infaticabile, irrefrenabile, ipercinetico Luciano Funetta, una vita per la musica ed indiepopup, ci presenta altri dei suoi nuovi progetti; il "progetto in italiano" (che produce "Amore e morte nella toilette" che fa concorrenza a dei Carillon del dolore in metastasi); il progetto colonna sonora di un mediometraggio forse realizzabile; e infine il progetto con Paolo Benincasa (do you remember?) che ha moniker Cosmic Corkscrew e produce la pregevole "(I'minlovewith)thesolarsystem" che parte tanto psichedelica, tra little pump organs e frequenze miagolanti, per poi dispiegarsi fra acidità vocaliche, bubblegums claustrofobici e buchi della sceneggiatura. Date un'ascoltata al myspazio, che fra le cose del Luciano queste sono di gran lunga le più compiute. ("Hulk Hogan hates hairdressers"..ah ah) www.myspace.com/cosmiccorkscrew

Mp3 del mese, pezzo del mese, canzone meritevole di favorire la ri-ammissione circuitale del personaggio Michele Modenini (ex singer/songwriter dei 3000 Bruchi autori nel 2003 de "Il sorpasso" uscito per Aiuola) e anticipazione del testé realizzato ma ancora privo di accasamento lp "Bar beautiful" con il moniker Mode 9 è il pezzo "Cammelli su Vega". Trattasi di onesto e minimale esercizio di elettronica new-orderiana unita a testo narrativo che farà felici i vostri bambini. Semplice ed efficace, gioviale e diffusiva. www.mode9.it
(09/6/06)

Scarica Cammelli su Vega


Le fasi lunari, i grandi cicli cosmici: inutile cercare un perché. Le cause d'ogni contingenza sfuggono agli ultimi riverberi del senso umano ed ogni comprensione è a metà un tentativo di manipolazione logica. L'altra metà è illazione.
Illiamo dunque che il mese scorso il pezzo dei Controluce fosse così carino (e lo ascolto spesso, anche ora) da indurre gli astensionisti di Febbraio ad affollarsi tutti ai multitraccia per tutto Marzo e spremacciare il loro afflato estetico fino a coagularne una canzone da spedire alla sorte/morte.
Devo ancora scriverla, questa pagina, ed è già storica. Conto un po' gli mp3 giunti e sono 9. N-o-v-e, Cristo. Il che significa gran battaglia, grande responsabilità critica (eh eh) e probabilmente discreta sfortuna per tutti: gli 8/9 di questi pezzi avrebbero meritato un mese meno denso per vincere legittimamente la pseudo-competizione di indiepop-up. E invece dovranno perlopiù partecipare. E fare persino finta che fosse importante vincere.
Sarebbe sadico mettere tutto in ordine di preferenza mio? Ad esempio iniziare dal pezzo che mi piace di meno per arrivare al più bello? Sadismo. E sia.

9) Sinestasi: "L'amore delle cose". Per fortuna il pezzo che mi convince meno è quello registrato peggio, così si può sempre dare un po' la colpa all'incisione scadente e un po' di meno alle parole, alla musica ed alla fatalità di pigiare il tasto REC del multitraccia in un momento di bassa ispirazione. Però in realtà il pezzo non è brutto. Ha qualcosa embrionalmente Perturbazione, ma un po' meno solido. Un poppettino incerto con chitarra semi-accordata e voce semi-intonata. La versione live è disponibile in download gratuito dal loro sito: www.sinestasi.com/download.php

8) Encore une fois: "Homeless, sleepless". Post-rockino fuori tempo massimo, senza guizzi strumentali e senza progetti armonico/melodici da metter alla prova lungo sei minuti di (consapevole?) esercizio di stile. Chitarre fuzzate, basso guizzante, batteria pigrotta. Quantomeno le idee sono chiare. Ma vanno aggiornate, benedetti figlioli. Occorre tentare di andare oltre questo. E siccome sapete suonare, è un peccato. I Mogwai non tornano più, per fortuna ;-)
Sito: www.eufband.net/
Myspace: www.myspace.com/euf

7) UCS - Buon Riposo, Cavaliere. Un bell'afflato psichedelico introdotto da un violoncello e una schitarrata/ballata languida fanno da introduzione a quello che, negli auspici, dovrebbe suonare come un giusto commiato per il famoso cavaliere nero. I suoni di batteria sono un po' così, la metrica un po' incerta, la marca un po' cantautoriale. Dovranno crescere, ma intanto gli omogeneizzati hanno fatto un discreto effetto. www.ucsonline.it

6) Ten Thousand Bees - Water circles. Quasi 5 lunghi minuti senza farmi capire bene. Bei suoni leggeri di chitarre elettriche pulite, xilofoni, campanellini, etere, rugiada, batteria timida e un sacco di ride, voce donna e carezzevole. Da ascoltare con relax, pur restando certi (e atarassici) che la memoria a medio termine non ne sarà toccata. La matrice è anche qui il post-rock appena appena cloroformizzato da sensuali sinuosità sinusoidali. Piacemi senza esclamatività. Ascoltare per credere: www.myspace.com/tenthousandbees

5) Anonimo ftp - Lo sguardo al cielo. "Il nuovo corso degli Anonimo FTP". Quello vecchio non lo conoscevo né lo conosco ora, visto che hanno cambiato. "Atmosfere pop rarefatte ed eleganti, dove l'attenzione per la semplicità delle canzoni è più importante della possibilità di stupire". Non so se questo sia pop che fa "pop!" o piuttosto un altro ibrido rallentato post-rock camuffato da canzone cantata in italiano: però è vero che non stupisce. Molto professionale, pulito e ben inciso. Scorre. www.anonimoftp.com oder www.losguardoalcielo.splinder.com

4) Phono Emergency Tool - Broken bones. Come dei Bayan (ormai sapete chi sono vero?) un po' più ruvidi, americani e rettilinei con svisatine. Questo pezzo in particolare sembra a chiunque (ad esempio me, quando fingo) d'averlo ascoltato mille altre volte, ma sempre con piacere. Classico classico classic (psych)rock. Impeccabile formalmente. www.phonoemergencytool.it

3) Vittorio Cane - Dipendente. Oh, un gran bel pezzettino pop, ben registrato assai (oserei dire con cospicuo investimento di denaro), con un ritornello interessante del famoso(?) "cantautore di Torino". Ma la cosa che più m'accalappia di Cane è la voce non drammaticamente sgraziata ma (percettibilmente) dissonante. Cita Battisti e arrangia il pezzo come un aspirante idolo delle ragazzine. Davvero singolare. Infatti "Dipendente" è un singolo. Ascoltatelo assolutamente dal suo sito: www.vittoriocane.it E poi magari compratelo.

2) Chantalle - Era meglio. Sì, sarebbe stato decisamente meglio che questo pezzo fosse registrato decentemente. Invece naufraga in suoni sadicamente ammorbati, quintessenzialmente arenato allo scoglio di tutti i pregi e difetti dell'incisione casalinga. Però Chantalle è decisamente uno che i pezzi li sa scrivere. Lo so perché ho ascoltato un intero lp suo ("Canzoni di protesta contro il postmodernismo") che contiene cose che - se adeguatamente incise - oserebbero (e il verbo è scelto con cura) paragonarsi a quelle del suo amico Babalot, al cui (strepitoso) disco di esordio per Aiuola Chantalle ha partecipato. "Era meglio", (che per ragioni di SIAE del primo classificato scaricherete da indiepopup questo mese) è pezzo di gran classe, ri-oserei dire di metafisica s-fondatezza e poetica sconsolatezza. I suonini sono tristi sia in loro (cupi e dis-equalizzati) sia perché avvolgono nell'orgone mortale (il Dor) le parole, materializzando un groppo in gola per cui un po' di fisioterapia è inefficace.

1) Slok - Lonely child (downtempo mastered). Vincolato ahimè alla SIAE e quindi per noi impossibile da elargire all'umanità gratuitamente [nondimeno qui potrete s(up)portivamente acquistare il pezzo in tante versioni diverse: http://www.beatport.com/artist/slok e qui ascoltarlo: http://www.myspace.com/slokmusic] "Lonely Child" è un pezzo che cattura sin dal primo ascolto in virtù della grande efficacia elettronica della fatica di Alessandro Russo (anconetano e membro del duo Stereonova) e dell'ottima prova vocale di Eric Pasquereau - che vorrei vedere se vi ricordate chi è.(ma insomma!: http://www.indiepop.it/bands/patrioticsunday.htm). L'alchimia funziona ottimamente, lasciandoci veementemente in attesa di sviluppi futuri.
Spiace che il pezzo non ci sia ma (.."in effetti dal mio sito se uno cerca bene c'è un link dove si può scaricare la sessione Radio (BBC1 - UK) dove PETE TONG (DJ) suona la Club Mix nel suo programma ESSENTIAL SELECTION, questo puoi scriverlo tranquillamente e magari chi è veramente interessato se lo va a cercare nel sito") [Capito?]
www.slok.it

Baci*
(08/4/06)

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Grande penuria di mp3 questo mese. Eh, però se considerate che ho trascorso gran parte di questo mese a sostenere esami, lavorare, sudare per la febbre alta, far ascoltare l'ep di Humpty Dumpty un po' in giro, tutto sommato è pure meglio così.
Sulle mie spalle, ho appreso che oggidì l'unica possibilità per far ascoltare le proprie cose in giro prevede tante azioni, e non tutte del tutto piacevoli. Infatti io, per com'è assemblato il mio carattere, vi ho rinunciato, pur rimanendo aperto all'imponderabile. Ho messo su un myspace e vabbè, non posso rimproverarmi di non averci completamente provato.
Spammo e me ne frego: (www.myspace.com/dumptyhumpty).

Il nostro amico Luciano Funetta (aka Achab, it's to early) ci ha mandato una lunga serie di mp3 frutto del suo originale mondo di intendere il gioco con gli strumenti musicali quando vibrano in accordo con gli abissi della psiche. Le sue musiche (e sia detto ben più che "canzoni") sono parecchio affascinanti, sospese fra l'inquietudine d'un sonno agitato, la riflessività del Brian Eno cinematico, e droni più tipicamente wind&carliani. Il pezzo "Dear you, who don't exist" a firma Rapsodia Dream (immagino Luciano insieme a qualche amico) è una suggestiva deambulazione nella foschia, un neghittoso dormire di nuvole, al confine con i migliori July Skies.

Su un altro versante, a noi più familiare, il delizioso indiepop tinto di elettronica dei milanesi Controluce (www.controluce.info) è davvero meritevole di essere il nostro mp3 del mese. Probabilmente lo sarebbe stato pure se avessimo ricevuto più materiale. Intanto perché è cantato in italiano, e sembra una sciocchezza, ma fare qualcosa nella lingua degli stessi massacratori delle suggestioni linguistiche italiche (un esempio recente: la cricca dei sanremesi) non è proprio lo stesso che farla in inglese.
Poi perché "Natura instabile" parte come un pezzo psichedelico dei Beatles, e poi invece dipana una canticchiabilissima, tenera emozione di basso profilo. Stanno autoproducendosi un lp, e ovviamente, lo aspettiamo con grande curiosità. Complimenti!
(13/3/06)

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Ah, quant'è difficile emergere da questa palude che ha nome indipendenza? Manganellianamente rischia di essere definitiva. Si chiede agli artisti un po' di comprensione: siete grandi, grandissimi, in alcuni casi persino divini, ma non ci interessate e andate a fare in culo. Il tempo è prezioso. Grazie a Dio nessuno mi ha affidato i suoi soldi da investire e grazie a Dio tutto quello che posso fare lo faccio. Forse perché non ho un'etichetta mi permetto di essere felice di ascoltare un po' tutto, e soprattutto traggo intensa gioia. Soprattutto quando io so e voi no. Non è oscurantismo, è gioia ingenua e auspicabilmente transeunte; mettiamo ad esempio il caso degli Elettronoir. Mi arrivano questi files scaricabili ed io li scarico: dopo un paio di giorni ascolto soltanto "Dal fronte dei colpevoli". Leggete la recensione di là e contattateli; sono un'esperienza.
Ancora per pochissimi.

Gli Access denied di Avellino sono autori di un buona psichedelica hard, qualcosa di ben inciso, potente, sfumato e pieno di ghirigori avvolgenti, come dei Soundgarden dell'ultimo disco meno tellurici, più inclini al blues e più diffusivi nella narrazione. La voce è più seducente che potente. Nei cinque minuti e mezzo di "Leave me high" scorre molta acidità, molta consapevolezza della forma e un'accoratezza che richiama indubitabilmente i primi nineties, fra neopsichedelia e grunge.

I Derelict Carillon di Lecce articolano con sapienza il loro guitar-pop farcito di organetto e tante variazioni, leggero e imprendibile, un po' petulante. La melodia non è memorabile, la voce un po' nasale, ma mi pare di poter dire che dal pezzo ascoltato ("You aren't, you won't be") la forza del gruppo sia nella buona strutturazione e nel buon gusto per le soluzioni di arrangiamento, vagamente speziate.

Il nostro massimo aficionado, Paolo Benincasa, che non perde occasione per aggiornarci delle peripezie al quattropiste del suo gruppo Vulgar Pictures, ci manda un altro pezzo dei loro, "Super 8". Rispetto ad altre cose ascoltate qui c'è più atmosfera, lento magma e nuvole plumbee in una interessante deviazione di psych-lo-fi. Siamo ancora piuttosto lontani dal poter presentare qualcosa ad un'etichetta. Ma con la buona volontà che c'è (e un po' più di fuoco)..

Molto sunny, sessantini e feelisiani i (probabilmente) friulani Big Member incedono in "Why did you change, oh man?" lungo percorsi di compatto pop chitarristico, poco articolato ma molto d'impatto, come dei Weezer degli esordi, o come dei Fleshtones, o come tanti altri che negli anni ottanta sapevano ben farci agitare i glutei, ritmicamente conducendoli al pure fun. www.bigmember.org.

Ma indiscutibilmente il pezzo più pregiato del mese sia qui eletto "Baracca's avenue" dei fiorentini inUrbati Bayan, emozionante ed atmosferica alternanza di pieni e vuoti acustico/elettrici e delizia d'arrangiamento, che in qualche (probabilmente involontario) modo riecheggia il lato oscuro dei sixties, come proveniente da una nugget notturna e rimasta a stagionare nel muffoso silenzio di quasi 40 anni. I suoni però sono pieni, regolamentari, aspiranti alla vastità. Loro si scherniscono dicendosi fan degli Alice in chains, ma vi giuro che sono meglio.
Darvi il loro mp3 taglierà la testa al toro. Altri li potrete scaricare da sito www.bayanmusic.org.
(11/2/06)

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A Dicembre si è un po' tutti più incasinati a incasinarsi; si predica l'amore ed il consumo, si odia e si consuma, ci si consuma nell'odio e negli acquisti, mandando via da sé, respingendo i cattivi pensieri - che sono i pensieri della verità - con cui lo spirito dei tempi ci indica la nostra totale imbarazzante rumorosa inutilità cosmica.
Alcuni, timorati di Dio, ci hanno mandato delle mail annunciandoci l'imminente invio di mp3 poi fagocitati da panettoni e cotillons carnivori. Altri hanno spedito schegge fluorescenti di segnali ultradigitali smaterializzati al contatto con Winamp. C'è qualcosa nell'aria a Dicembre, questo sentore di resa dei conti, questa lista della spesa per le emozioni, il chiacchiericcio della blogosfera, le pulsioni peggiori sublimate nell'assunzioni di grandi responsabilità cosmiche.
Orbene, il borsino di indiepop-up è in leggero disavanzo. Tre pezzi, ma di elevata qualità e un ep scombussolante.
Uno dei pezzi, previamente selezionato come mp3 del mese prima di scoprire che è già in download gratuito dal sito del gruppo (www.farmersea.it/home/03-sedinho.mp3), è l'immaginifico "Sedinho" dei Farmer Sea. Non ne si parla né si accenna qui, perché assieme all'mp3 giunse nella mia cassetta della posta l'ottimo ep autoprodotto d'esordio "Where people get lost and stars collide" che, data la qualità di registrazione e di sostanza merita una recensione privatissima nella più celebre sezione recensioni di questo mag.

Va dunque bene ai nostri strampalatissimi amici X-Mary e alla loro irresistibile "Cristiano Cristiana", piccola propaggine "pop" del loro smisurato range d'oscillazione stilistica baricentrato su "un misto di generi musicali diversi, dal pop italiano al punk rock più slabbrato, fino a una specie di jazzcore o alla ballatona hard". Come giustamente fanno poscia notare nella breve bio giuntami "i testi non sono demenziali. Sono quello che sono. Quanto a noi, non siamo sottilmente ironici né sarcastici, siamo scemi proprio." Sul loro sito (www.xmary.net) trovate una simpatica caterva di mp3, ma quello che vi offriamo noi (tramite loro) è davvero gustosissimamente pop e attacca-meningi nonché doverosissimamente scaricando. Su un giro di chitarra sospeso fra il beat dei sixties e il jingle-jangle dei Byrds, con un coretto molto Kramer/Galaxie 500 (che però non c'entra niente) ecco che siamo aggrediti da un testo del rango di "da quando sono andato in Tunisia per diventare donna / da quando sono andato in Africa per cambiare tutto / Cristiano Cristiana Cristiano". E a voi, X-Mary, se avete altra roba così, mandateci subito il disco, buontemponi. Pop dieci e lode.

Qualcuno immaginava che esistessero gli Stooges italiani? Qualcosa come Erik Chilly e i Three Stooges! (Bello, no?) Mi arriva attraverso canali eterodossi l'ep dei famigerati At Olimpio's Grandmother, il cui titolo è "Ambrosia e Limone". Tutto è ruvido qui, dalle chitarre - mi ero quasi dimenticato dell'esistenza di Ron Asheton dalla mia vita (e invece), alla sezione ritmica pestante. La voce di Chilly è pura schizofrenia attoriale. Gran personaggio, grandiosi testi delirati su chil(l)i di schitarrate e schitarrate. "Madonna Perversione" è un rotolare continuo di massi verso l'ascoltatore. "Diari rossi" è sbilenca e roboante. "Le rivoluzioni di Muccino" solo per il titolo assurge a capolavoro, ma anche musicalmente affascina. Peccato che non tutte le parole del cantato siano percepibili, ed in tutto l'ep. E quanto magma di perversione profluvia "pallottole e sottane" prima del gran finale ashetoniano "Luciana profuma di molotov"? Allora, ve lo dico con certezza, se gli Olimpio si rinchiuderanno nel Garage (l'osceno Garage Olimpo) concentrandosi un po' di più sulla composizione hanno già la personalità per fare innamorare perdutamente antiche generazioni di rockers. E magari introdurre il verbo alle nuove. Lui è pazzo. Ci mancava un pazzo, bisogna amare i pazzi. www.galatine.blogspot.com.

Avvolgente, misterioso, sicuramente inquietante l'universo di Achab, it's too early, progetto del bolognese Luciano Funetta. "Signs", estratta dal demo ep di prossima distribuzione ("rigorosamente manuale e gratuita") "A tale told by a necrophiliac" sarebbe perfetta soundtrack per una camminata a piedi scalzi per i corridoi di un istituto abbandonato nelle nebbie d'una foresta a cui si giunge senza accorgersi e senza essere restituiti. Un clima di minaccia è costruito da sapienti echi divisi fra percussioni spettrali e chitarre riverberanti. Un pezzo che avrebbe innamorato il Dario Argento pre-Opera. Nel frattempo innamora me, che chiedo, in dipendenza, a Luciano, di spedirmi l'ep.
Fosse stato un tantinello più pop sarebbe stato scelto come mp3 del mese.
Ma chi se ne frega poi del pop? Però ho l'impressione che il contorno dell'ep valorizzi meglio questa sontuosa "spora" inconscia. Vi farò sapere.
Buon anno!
(12/1/06)

Scarica Cristiano Cristiana


Più carne al fuoco questo mese; moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dai 2 pezzi del mese scorso giungiamo felicemente a 4 (e una segnalazione) e tutti possibilmente esponibili in vetrina. E santa, adorabile, necessaria eterogeneità! Certo, qui s'aspirerebbe ad una vostra partecipazione assai più massiccia (ma sarebbe bello anche mantenersi sui 4 costanti mensili, ve lo giuro) perché è soprattutto bello possedere questi pezzettini grezzi, a volte incompleti ma carichi di così tanto entusiasmo come quelli che mandate. Tenete a mente che i pezzi che non vengono resi scaricabili da indiepopup vengono comunque presi in considerazione per il mese successivo, sicché se per questo mese abbiamo preferito un altro pezzo al vostro non perdete le speranze: ci sono possibilità che lo si preferisca ai pezzi che ci giungeranno il mese prossimo o fra due mesi.

Indubbiamente pezzo compiuto e maturo è "Layback" degli Harembee, realtà multiculturale e multi-sentimentale ("Harembee" nella lingua swahili significa appunto "sentire collettivo") avente baricentro (e sala di registrazione) in Torino. Nobili le loro ispirazioni: citano Sigur Ros e Lali Puna, il catalogo 4AD e quello Homesleep (e non sarebbe peregrina l'idea di una collaborazione..) ma soprattutto, aggiungiamo noi, il trip hop storico di Portishead e Massive Attack. Al primo ep ("Small blue lips") sta per seguire l'imminente secondo. Hanno partecipato alle due ultime edizioni di Alessandria Wave e nel 2004, dopo essere giunti alle finali di Ritmika, hanno aperto il concerto degli Almamegretta (riuscendo, almeno per noi, sicuramente più interessanti di questi). Sarebbe stato loro l'mp3 del mese se il loro sito già non lo ospitasse insieme ad altri 4. Andate e scaricate, pargoli: www.harembee.com/mp3.htm. Un po' datato ma assolutamente worthwhile.

Allo stesso modo degnissimi del vostro interesse e non troppo distanti dal mood medio degli Harembee sono i thailandesi Everybody loves Irene, anche loro fortemente Portishead influenced, ma con un piglio meno elettronico e più indiepop, seppure in chiave abbondantemente dark. "Memento mori", la track che segnaliamo (di un pelo) sopra le altre 4 del loro demo di quest'anno procede un po' come se Beth Gibbons cantasse sulla base d'un pezzo dei Cranes. I risultati sono di alto livello e ci fa piacere che ci abbiamo loro stessi suggerito la loro base web (www.myspace.com/everybodylovesirene) , da cui potete attingere a piene mani, anche canzoni del loro repertorio precedente. Spicca nel demo la cover celestializzata di "Hybrid moments" dei (pensate un po') Misfits di Glenn Danzig. Il limite di tutto è la voce un po' troppo impostata e professionale di Irene. Ci piacerebbe provare a sentirla un po' più sbarazzina! Ma ascoltate e fateci sapere. Non ve ne pentirete.

Entriamo nel terreno che più (sinceramente) m'attizza: quello dei puri amatori, senza pretese (perlomeno attuali) di professionalità; quello di coloro che schiacciati dalla gran mole degli ascolti decide che gli è fisiologico lasciarsi andare a qualche abreazione, a qualche vendetta compositiva. Fuori il 4 piste di fortuna, o va bene pure una versione rudimentale di cubase, due accordi di chitarra e una drum-machine, spesso neppure la parte cantata. Due sono gli strumentali che ci sono giunti; quello di Interflug (aka Giacomo Bottà) e quello di di Macbeth (aka Roberto Pizzichetta). Nel primo, Giacomo, nostro compatriota emigrato per amore in Finlandia, dedica ad una delle sue scrittrici preferite (Tuuve Aro) il pezzo omonimo "Tuuve". Sembra che quest'ultima abbia scritto un racconto avente a soggetto un tipo a cui appare in sogno il mitico ed indimenticato attore kaurismakiano Matti Pellonpää. Solo per questo, stima. Il pezzo è un nebuloso gorgo di pulviscolo elettrico, chitarra in evidenza che dipana accordi statici ed un'altra che tesse piccole direzioni incerte ma melodiche. Scaricare per credere: www.myspace.com/interflug

L'altro strumentale, quello di Roberto (aka Macbeth) ha il suggestivo titolo di "Piccole solitudini a colazione". Rende bene il titolo: piano e chitarra dal sapore smaccatamente sadcore, soporiferi e rassegnati si arrotolano su se stessi per essere presto acciuffati dal tristo incedere di una batteria da synth anni ottanta, quella che sta nei sequencer dell'epoca e che oggi fa sospirare del ricordo di tutti i nostri primi tentativi di composizione. In quattro minuti Roberto lavora per sovrapposizioni di arrangiamenti, fino a creare un effetto saturazione non sgradevole. Da un momento all'altro ti aspetti di sentir entrare la voce di Bill Callahan. Very interesting.

In ultimo Paolo (Benincasa) qui conosciuto meglio come i fantomatici Teenage Zombies, strikes again. Dopo averci omaggiato del suo tributo agli Smiths il mese scorso, come da promessa ci inoltra un pezzo originale. S'intitola "Flower" e non è niente male. Al solito registrazione ben più che amatoriale, voce sgraziata ma che si forza alla melodia, chitarra sgangherata e dal suono pessimo, batteria elettronica dai suoni più che mai ancestrali. Però, e com'è sempre da ricordare, l'essenza del pop non sta in tutto ciò: il pezzo funziona anche in queste condizioni disastrate e si lascia canticchiare. Più bella la strofa che il ritornello.

La scelta è stata incerta fa questi ultimi due pezzi presentati. In realtà godibili ed interessanti entrambi. Cosa privilegiare: la sofisticata alchimia di un triste lambiccatore di solitudini o il guizzo irridente di un indierocker da farsi? Per inclinazione personale (e per una migliore qualità del suono) ho scelto la prima. Godetevela. La mattina magari, a colazione.

Spedite copiosi il vostro materiale!
All of you! Send your songs to indiepopup@gmail.com !
(12/12/05)

Scarica Piccole Solitudini a colazione


Indiepopup di Ottobre: due pezzi giunti in redazione (il mio pc). Per esser l'inizio dell'impresa potrebbe anche non essere indispensabile lamentarsi per il numero degli mp3. Ahimè, tristi vicendevolezze inerenti la Società degli Autori (SIAE) ci impediscono mettere online la bella cover di "The boy with the thorn in his side" ad opera "di" Teenage Zombies, progetto (ma neanche tanto) solista di Paolo Benincasa, che minaccia di spedire nei prossimi mesi altra roba o del suo gruppo d'appartenenza (Vulgar Picture) o del prossimo solismo latente. La cover è ruvida, fuzzata, semplificata ma rende benissimo un'ebbrezza pavementiana applicata ad una canzone/archetipo dell'indiepop. Buona fortuna a Paolo.

L'mp3 del mese ce lo spedisce invece Edoardo Angione, romano, insieme al suo gruppo Tocqueville. Stanno provando a registrare qualcosa di più curato, ma avendo giustamente valutato l'opportunità di far girare previamente un po' il loro nome ci fanno pervenire questa versione lo-fi di "Bunk", grazioso pezzo che fa subito pensare ai primi Sea and Cake. Batteria spartana, chitarra acustica ritmica, gentili tocchi di metallofono ed una vocalità che alterna sprazzi corali a cavernosità beat-happenistiche. Nonostante la precaria resa e qualche piccola sbavatura dal secondo ascolto in poi il pezzo fa intuire buone potenzialità e un discreto gusto degli autori. C'è strada davanti, ma questo potrebbe essere un adeguato mattino. (10/11/05)

Scarica Bunk


Aperte le porte all'idioma italico nei testi delle sue nuove canzoni Humpty Dumpty ci offre con "Shangai" un'esaltante prova di torbida, ellittica, citazionistica, ermetica poesia pop-wave, che produce una certa impressione soprattutto in relazione alla reticenza intrinseca della nostra lingua nell'adattarsi all'espressione di certe suggestioni. Al crocevia di "Shangai" confluiscono allo stesso modo i Joy Division e i Blonde Redhead della maturità, il Faust'O più mefistofelico e i Diaframma più cool di Siberia. Ma tutto ciò rimane nell'aria e non diviene mai elemento maggioritario mentre l'indecorosa lamentatio del nostro abbozza una visione di cupa impossibilità relazionale. Il pezzo s'aggrappa alle meningi già dal primo ascolto lasciandoci così tranquillamente prevedere che mieterà parecchie vittime fra gli indiepoppers. In attesa del long playing, il suo quarto, interamente autoprodotto, che avrà titolo "Be no more time". (5/10/05)


Alessandro