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Anconetani, indiepoppers quotati e quotanti (cit.), sono ormai una delle più solide realtà della scena nostrana. Dagli inizi pavementiani agli svolgimenti mercury-reviani, gli Yuppie Flu sono ormai solo se stessi.

 

 

 
 

Discografia:

Automatic but static (Vurt/Valium, 1998)
At the zoo (Home/Flop, 1999)
Days before the Day (Homesleep, 2003)
Toast Masters (Homesleep, 2005)

Sito ufficiale:
www.yuppieflu.net

 
 

 

 
 

Toast Masters
(Homesleep, 2005)

 
 

Disco di mantenimento? Disco di Yuppie ri-flusso.
Disco d'ispirazione? No, piuttosto disco di rinforzo.
Provo ad espormi e lo faccio a cagione d'essere stato uno dei più cedevoli al flu-ire della malia di "Days before the day".
Questo è il day after, il risveglio non tragico, ma un risveglio ch'è normalizzazione, ch'è un fare i conti con il momento più alto di una vita che prima o poi (ed è drammaticamente sempre ora) vorrebbe mantenere l'incanto d'un attimo irripetibile. Questa è l'aggressione del sole, la chimica ineluttabilità dell'avvento del quotidiano dopo la meraviglia alchemica dell'incanto.
Qualcosa nel terzo lp degli Yuppie Flu, un elemento onirico, un ingrediente segreto, transustanziava la materia musicale, trasformava la sgraziata acutezza adenoidale di Matteo Agostinelli in guida ipnotica verso un'esperienza d'ascolto a tratti panica.

Una certa esperienza delle cose della vita insegna che al momento della rarefazione segue con ferrea logica quello della condensazione: ci sono luci troppo ruvide, puntate a guisa di riflettori, sulla nuova prova della band anconetana.
The dream is over.
E occorre tornare al giorno, fare la conta di ciò che rimane.
Sì, in parte sembra anche giusto, perché con tutta probabilità i nostri centri neurali avrebbero respinto altre dosi di droga, e rifiutato un sogno che cercasse di venire a patti con il sinistro lucore dell'extra-tempo. Cambiare si doveva, e gli Yuppie Flu hanno nel loro dna lo spostamento di baricentro; dagli inizi pavementiani alla penultima mercury-rêverie non hanno mai ripetuto la stessa partita.
Oggi gli assorbimenti ispirativi sembrano essere stati amalgamati ad un grado di personalità che consente di confondere i debiti.
Questo disco degli Yuppie, sembrerà uno sgarbo, è il disco della maturità; il disco che risulta dall'inerzia dell'esercizio dell'identità della band, il disco ch'è rimasto attaccato al fondo della borsa da viaggio all'indomani di tutti gli spostamenti creativi.
A chi piaccia, a chi non se la senta di rimproverare all'artista i trionfi passati piuttosto che il mestiere attuale, tracci il suo personale percorso attraverso "Toast Masters", non ne uscirà scontento.
Chi, prigioniero delle spire d'un'aspirazione alla perenne ispirazione, esecratore d'ogni routine, vorrà reclamare il diritto all'eccezionalità dell'arte, qui potrà prodursi in prese di coscienza multiple e gingillarsi con il principio di realtà colto da ogni angolazione.
Gli Yuppie Flu hanno imparato l'arte della scrittura disinvolta, della facilità compositiva, ma non sono dei geni, semmai dei buoni artigiani. E il problema non è questo, dacché di geni è povero questo tempo nostro, il problema è che gli Yuppie Flu hanno messo su bottega, e hanno costi aggiuntivi. Hanno aumentato la produttività e ampliato il parco estimatori, a cui questo lavoro piacerà incondizionatamente.

A me? Dopo svariati ascolti, solo brevi spunti da raschiare dalle pareti, e tutti insieme diluiti per ogni pezzo. Un disco, si dice, tanto diretto. Così diretto (s'aggiunge) da sembrare poco riflessivo.
Non sgradito né sgradevole, ma scorrevole e dispensabile.
Come una giornata di lavoro con la musica, come una giornata di riflessione per una recensione, come la pacifica rassegnazione che segue al primo vero litigio d'una storia che avevi previsto lunga e importante.
E in questi casi, la prossima tappa sarà quella del matrimonio o quella della separazione.

Alessandro