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Il duo composto dal multistrumentista svedese Erik Hanspers e dall'ex voce dei Fairways, il nippoamericano Brent Kenji, collabora a distanza, e scambiandosi nastri e CD attraverso le poste arriva nel 2003 a pubblicare l'ottimo singolo "California Morning", ricco di aromi psichedelici. L'anno successivo i due decidono finalmente di incontrarsi a San Francisco (la città di Keiji) per registrare "Northern Drive", il primo album a firma Young Tradition.

 

 

 
 

Discografia:

Northern Drive (Matinée, 2005)

 
 

 

 
 

Northern Drive
(Matinée, 2005)

 
 

All'epoca degli amori da chat (quelli che adesso esistono solo al cinema) non era infrequente conoscere persone dell'altro sesso che rifiutavano con motivazioni più o meno convincenti di spedire una fotografia. Gli appuntamenti al buio che ne seguivano erano certo rischiosi, ma molti vi si prestavano lo stesso, forse per disperazione, forse per il gusto del mistero.
Gli Young Tradition si conoscono per corrispondenza: cominciano scambiandosi e-mail, poi nastri via posta, incidono a distanza un singolo macchiato di psichedelia, ma dimenticano di scambiarsi una foto. E ho idea che il giorno del loro incontro a San Francisco, Erik e Brent abbiano faticato a riconoscersi. Come fatichiamo noi adesso.
Eh sì, perché il revival californiano annunciato da quel singolo è relegato in un angolo, a tutto vantaggio della vera passione di Mr. Hanspers: la lounge europea, le commedie anni 60, la bossa nova reinterpretate in chiave sintetica. West coast ed easy tempo, Byrds e Bacharach con la ciliegina, ovvero la voce di Kenji il cui cantato - ça va sans dire - è di straordinaria fattura.
Non si può dire lo stesso di Northern Drive, che pure raggiunge momenti di sublime bellezza: l'opener "Gone are the days" ha la leggiadria della lounge più soffice, sfuma da un perfetto assaggio di chitarre acustiche e viola ad un elegante tessuto bossato, impreziosito dalla voce soave di Kenji e dall'allegria delle trombe; e "California Morning", vecchia di un anno ma non per questo meno bella, si allunga sull'ombra dei Byrds e dei Mamas and Papas con la statura del classico, sussurra e odora della California dei sogni.

Sono le canzoni numero uno e due; e una volta scesi cotanti carichi gli YT sembrano aver esaurito gli argomenti. Provano Simon & Garfunkel nell'arpeggiato sottovoce ed efficiente di "Everything We Knew", in "Now You Know" ricordano i Primitives almeno quanto i Byrds, un po' Through the Flowers e un po' Mr Tambourine Man, ma per la maggior parte del tempo si limitano a vivacchiare.
Perché la materia prima di Northern Drive, ve l'abbiamo detto, sta in quella fuga lounge postmoderna della quale i YT costituiscono la componente più nostalgica, testimoniata dal gusto cinematico di "Whores" i cui singulti di tastiera sono più fedeli a Brian Wilson che al post-rock. Ed è qui che i due inciampano, per mancanza di coraggio. La munificità degli arrangiamenti e il sempre notevole cantato di Kenji fanno del loro meglio per tenere in piedi almeno la facciata, ma poco alla volta gli YT si afflosciano, finendo per diventare una versione dimessa e vuota di passione di Stereolab.
La consapevolezza arriva insieme alla lunga e zuccherata "Footprints", i cui synth gassosi sono incapaci di gettare un ponte tra passato e presente: sembra un pezzo dei Broadcast privato d'anima, e il paragone non è piacevole. Qui la maschera si scioglie e le manchevolezze di Northern Drive emergono: il basso fattore di rischio pone l'album nella categoria dei dischi che "si accontentano." Di cosa? Di accomodarsi nella categoria del revival retro (a-là Bees) anziché nel retromodernismo inventivo. Con l'aggravante che almeno i Bees si possono ballare d'estate.
Bon, la prossima volta esigiamo una fotografia.

Salvatore