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La giovane etichetta più
attiva e indipendente di Svezia ha base a Goteborg ed è
gestita da tre membri dei Javelins, quartetto cittadino dedito
ad un ruvido indiepop a bassa fedeltà. Integerrima
nel perseguire la propria politica DIY, la Yellow Mica pubblica
con regolarità singoli e CDR di band svedesi (Tokyo
Eye, Javelins, Second-Hand Furniture, My Enemy...) e non (Haircuts,
Boyracer, Diskettes) ed ogni sua pubblicazione è imprescindibile
per ogni amante dell'indiepop. Il primo CD full-lenght è
una raccolta, pubblicata nel 2005.
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Magari
avete visto il pipistrellino qui di fianco e state pensando "questi
di indiepop.it hanno sempre parlato bene di Yellow Mica, figuriamoci
se facevano un'eccezione". Ma non è proprio così. Una precisa serie
di eventi - alcuni inevitabili ed altri no - contribuisce a far
sì che questa prima raccolta YMC sia persino migliore del previsto.
Quelli inevitabili: beh, abitare in Svezia, la miglior base possibile
per reclutare ottime band; lavorare per la più bella etichetta indie
di Goteborg; ed essere già in contatto con alcune tra le migliori
band in circolazione - svedesi e non.
Quelli evitabili però sono più importanti, direi decisivi. Perché
i ragazzi di YMR avrebbero potuto raccogliere i pezzi migliori già
editi sui loro CDR ottenendone un gran disco. E invece no, qui è
tutto inedito, con una sola eccezione. E le bands chiamate a partecipare
avrebbero avuto tutto il diritto di offrire a questa compilation
qualche b-side troppo orrenda da pubblicare altrove. E invece (ancora)
no: hanno tirato fuori i pezzi migliori.
Capirete allora perché se ne ottiene una raccolta a dir poco straordinaria.
Dal Boyracer Ara Hacopian che nei panni di The Young Untold sfodera
una bella miscela beat/garage in poi, tutto è perfetto. Happy
Go Lucky che rivela i suoi segreti più nascosti in "HGL Personality"
senza perdere l'allure acustico che impreziosiva il suo ultimo EP
nevoso, i padroni di casa Javelins che
punkeggiano e amoreggiano sulla velocissima "You're Beautiful",
lo stonato e adorabile August Scwartz da Lund (la città dev'essere
un po' come Hull in Uk, sede di meravigliosi outsiders), gli Haircuts
che estraggono un pezzo twee a una voce e mezza meravigliosamente
grattato dalla fuzzbox, Kin che imita Roy Orbison in chiave indie,
i Let's Be Honeys che sembrano degli Housemartins acustici in "Hooray
Rain", Le Tokyo Eye più riot grrls che
mai in "Heard it all Before", unico pezzo edito eppure talmente
in contesto da apparire qui ancor più perfetto che su singolo. I
Boyracer che pescano un numero pop-punk e un riff davvero eccezionali
con "The 90s are thru", i Port City all-stars (ma non si erano sciolti?)
con un r'n'r acustico, corale e pencolante di rara freschezza ("Pettin'
dog"), i Diskettes in versione da spiaggia (con questo freddo!)
con una versione di "Museum" che è quasi calypso. E insomma, è un
buon segno quando si citano quasi tutte le canzoni. Tranne una,
per la quale è obbligatorio inaugurare un nuovo paragrafo.
Si tratta del contributo dei We Are Soldiers
We Have Guns, che abbandonano l'approccio mistico del precedente
singolo per concedersi anima e voce a una cover dei Propagandhi
(se non li conoscete suggerisco due secondi di contrizione e una
visita a www.propagandhi.com), cioè l'ultima cosa che ci si aspetterebbe
da loro. E invece. "Anchorless" è irriconoscibile e bellissima;
tenera all'inverosimile, vibrante sulla voce cristallina di Malin,
semplici note di piano e poche sovraincisioni, un addio più commovente
del già densissimo originale. Il dolore e la paura ricondotte alla
dimensione intima e commossa che è loro più consona. Da brividi.
Un impegno che riassume la partecipazione a questa raccolta, perfetta
fotografia della dedizione di Yellow Mica alla causa indipendente.
Salvatore
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