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Vicious Vicious è un progetto di Erik Appelwick, che incide le sue canzoni su regisstratore a 4 piste a Minneapolis con l'aiuto di Darren Jackson, Alex Oana, Martin Dosh, Judd Hildereth e Amber Orluck. "Blood and Clover", il primo album di Vicious Vicious, è registrato nel mezzo dell'inverno più rigido a memoria d'uomo e viene pubblicato nel 2003 dalla twentyseven records, ed è un pezzo pregiato di pop lo-fi insospettabilmente eclettico.

 

 

 
 

Discografia:

Blood and Clover (twentysevenrecords, 2003)

Sito Ufficiale:
www.twentysevenrecords.com

 
 

 

 
 

Blood and Clover
(Twentyseven Records, 2003)

 
 

E' l'inverno più freddo dell'ultimo secolo a Minneapolis, ed Erik Applewick è sveglio dalle sette del mattino perché deve andare dal Dentista. Si chiude nel giaccone, avvita la sciarpa al collo e cinque minuti dopo è in strada immerso in 20 cm di neve. Il Dentista non è nemmeno il suo dentista, ma quello di Christopher McGuire. Da giovane voleva fare il cantautore tipo Bob Dylan e per questo aveva comprato una chitarra, un'armonica a bocca ed un registratore a quattro piste che ora tiene in cantina da quindici anni. Il registratore è quello che Erik è venuto qui a prendere.

(#1, "That's not how it's s'posed 2B": il titolo ha la forma di un acronimo Princiano, che a Minneapolis vuol dire qualcosa. Il pezzo è avvitato su una chitarra che esegue giri a spirale e su una voce che esala urla stridule concentrate sul finale della strofa in un "2B" urlato all'unisono. Dietro le curve e i gonfiori di tastiere, mentre saltella zoppa su chitarra e organetti è affilata e precisa come un coltellino svizzero)

Deve usarlo per incidere il suo primo album. Lenny Kravitz e gli altri lo aspettano in studio alle nove e Erik si rimbocca il colletto del giaccone mentre esce dallo studio del Dentista e si incammina tra l'aria pungente di neve.

(#2, "Shake that ass on the dance floor": lofipoprock, e anche soul. Ma "soul" in senso letterale, una cosa sinuosa e calda come quelle che insegnava Marvin Gaye)

A piedi e con il suo registratore che gli pesa nella mano destra Erik oltrepassa il Cafè senza fermarsi, perché è già in ritardo. Pende a sinistra e ha un'impronta rossa sull palmo della mano. Sta già pensando a quando spiegherà agli altri il nome della band. Vicious Vicious, una delle tante traduzioni - e nemmeno la più morbida - di "depravato". Darà alla gente l'idea di cosa attendersi. Avrebbe preferito Vicious Fisher ma degli stupidi bastardi a Lafayette lo hanno preceduto.

(#3, "Sinister Summer". Un'estate che non è andata esattamente come avrebbe dovuto musicata con una melodia low key, insinuante e dominata dal basso, come Mellow Yellow di Donovan. L'unica concessione veramente pop dell'album, e però straordinaria perché piena di disincanto, con una linea d'organo che diventa una risata triste, una parodia malvagia della Florida.
Save me from another sinister summer. And saffron's mad about me
)

In studio, il tecnico del suono ha un bicchiere di tè caldo tra le mani e gli occhiali appannati dal vapore. Eric prende una macchina fotografica per immortalare il gruppo prima delle registrazioni. Due indossano cardigans, nessuno di loro sembra in grado di suonare una nota così presto di mattina. Il piccolo registratore riceve occhiate di sconforto: le 4 piste finiscono subito. Lenny alla Chitarra, Bootsy al basso,

(#5, "Until the end of time" è invece soul bianco a tutti gli effetti, una cioccolata calda per cuori infranti nel mezzo dell'inverno senza nemmeno un pub nel quale rinchiudersi e bere alcolici sino a notte fonda)

Stevie alla batteria e l'ultima per la voce. Fa sempre più freddo e sono già le nove e mezza. Un'altra ora se ne va per accordare gli strumenti e riscaldarsi, organi e drum machine sibilano nell'atrio. Sunshine Superman di Donovan esce pigra dallo stereo.

(#6, "Gate 14-A". La batteria distorce e schizza dalle casse con foga eccessiva. Sono il prezzo e la bellezza del lo-fi, anche in un pezzo raccolto e compatto come questo, un tight rocker caldo ed uniforme. La canzone spiega che se corri di fianco alle TV accese nel reparto elettrodomestici per parlare al telefono con la tua ragazza è probabile che genererai parecchia elettricità statica. La stessa che la batteria sta dissipando)

Quando la banda attacca a suonare esce "Oh, I would do anything 4 my girl". Il settimo pezzo nella scaletta dell'album. E' un pezzo d'impronta country glaciale, con il freddo che si addensa sulle sue pareti e la nebbia che si accumula in grumi grigi, proprio come succede fuori dalle finestre. Questo sarà un album metereopatico, il pop-soul usato a mò di termosifone. Un termostato che accende fiammelle di musica densa e povera.

(#9, "Such a drag". Hip hop rockizzato, Prince in versione lo-fi)

Fuori sta cominciando a cadere qualche fiocco di neve. La mamma del tecnico del suono telefona per ricordargli lo zucchero e le bistecche quando torna a casa dal lavoro. Si suona e si sovraincide, tre, quattro canzoni, poi Erik esce dallo studio e torna con cinque bicchieri di caffè caldo e sei ciambelle.

La fine è #10, on the last day of may. Un organo vibra. Difficile dire se è più soul, blues, rock. "Blood and Clover" è l'idea di un album termosifone nella provincia Americana. Qualsiasi idea ci fosse dietro si è congelata con gli alberi del giardino, ma dentro gli è rimasto il calore delle cose fatte in casa. Caldo e confortevole, più che naif, lontano mille miglia dalla Svezia e dai Concretes.

E' stata una giornata dura. Domani si suona ancora.

Salvatore