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Qualche anno dopo aver concluso
l'esperienza Heavenly, Amelia Fletcher e Rob Pursey (da qualche
anno marito e moglie) approdano alla K records di Calvin Johnson,
e ribattezzandosi Marine Research pubblicano "Songs from the
Gulf Stream", più elaborato strumentalmente rispetto ai precedenti
lavori ma ugualmente accogliente sul versante melodico. In
seguito all'abbandono di due membri, il gruppo si ribattezza
Tender Trap per un album di pop songs prive di cori e refrains,
e maggiormente votato all'elettronica. Film Molecules è uno
dei migliori album pop del 2002 e canzoni come "Face of 73"
e "Chemical Reaction" dimostrano che le capacità di songwriter
di Amelia e soci non sono mai venute meno.
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Album bicolore, "Six
Billion People" ricomincia da dove "Film Molecules" si era interrotto.
Rosso è il segno delle correzioni fatte dalla maestrina Amelia,
che lo conducono sempre più lontano dalla breve esperienza dei Marine
Research (un tentativo di crescita al quale la band non ha mai creduto
troppo) e in ancor più stretta intimità con l'Heavenly-sound degli
anni 90, che poi è il manifesto programmatico del tweepop post-C86;
confina l'elettronica nell'angolo più lontano e restituisce il focus
alle chitarre, cominciando frizzante per terminare riflessivo. L'altro
colore è il rosa, come il fiocco sulla culla di Ivy, secondogenita
della coppia Amelia-Rob che ha costretto i due fantagenitori a ritagliare
questo disco tra gli ingombranti impegni familiari. Quasi di conseguenza,
"Six Billion People" è un album di indiepop adulto, bello e posato,
filtrato da una maturità serena ed acquisita senza sussulti. Le
intuizioni melodiche si concentrano in forme più organizzate che
mai, e si sviluppano in maniera persino sottile nell'esemplare singolo
"Talking Backwards" - senza dubbio il top della produzione recente
della band - ed altrove senza soluzione di continuità: squarciando
un velo sottile di malinconia casalinga ("Inuit Beauty Queen"),
sopravvivendo alle inedite rudezze di "Applecore", accomodandosi
sul divano alla fine di una giornata faticosa ("Dead and Gone")
giusto un attimo prima di spegnere le luci. "Six Billion People"
sottrae definitivamente i Tender Trap all'adorazione dei loro figliocci
e li mette in una categoria a parte che non è ancora quella dei
dinosauri. Per certi versi un processo affine a quello degli ultimi
lavori dei Would-Be-Goods; ma se Jessica Griffin continua ad essere
una benevola ed aristocratica signora inglese, Amelia è quella zia
un po' pazza che adorate alla follia.
Salvatore
Visino affilato e voce sottile,
Amelia Fletcher da Oxford ha attraversato in punta di piedi un ventennio
di musica pop: la sua militanza in formazioni venerate come Talulah
Gosh ed Heavenly non l'ha indotta a vivere di ricordi, tanto più
che l'esperienza di queste band è proseguita senza soluzione di
continuità nei Marine Research. che con 4/5 della line-up degli
Heavenly (mancava solo Matthew Fletcher, il fratello di Amelia scomparso
nel 1996) hanno inciso l'ottimo "Songs from the Gulf Stream" nel
2000, ed approda ora ai Tender Trap, che altro non sono che i Marine
Research meno il chitarrista Peter Momtchiloff e la tastierista
Cathy Rogers. Inevitabile quindi che la direzione musicale sia la
medesima, anche se "Film Molecules" è indiscutibilmente un lavoro
più vario ed ispirato del precedente, che esplora con gusto filologico
ogni tendenza pop degli ultimi tre lustri e la aggiorna al linguaggio
elettronico: senza smanie di strafare i tre Tender Trap hanno estratto
l'essenza dell'indie-pop dagli anni 80 ad oggi reinterpretandola
per chitarra, basso e melodica, con una esuberanza chitarristica
a stento tenuta a freno, un gusto impareggiabile per le melodie
e l'incredibile voce di Amelia, che suona ancora come quella di
un'adolescente nonostante tutta l'acqua passata sotto i ponti.
Rinunciando al batterista (le percussioni sono rigorosamente elettroniche
e curate dal bassista DJ Downfall) i Tender Trap porgono alle orecchie
un eclettismo capace di spaziare dal guitar-pop alle distorsioni,
dal C86 all'elettropop, e fanno tutto già nell'arco dei primi quattro
pezzi: "Fin" è una matassa di distorsioni, elettronica
e chitarre sporche, "Oh Katrina" è la perfetta pop-song,
su un giro di chitarra che ha la consistenza (anche adesiva) del
chewingum e voci sovraincise con refrain e coretti, "That Girl"
una malinconica ballad per arpeggi elettroacustici e "Face
of 73" puro electropop anni 80 condito da beatbox, tastierine
e la voce che asseconda un ritornello delizioso. C'è quanto basta
per conquistare alla causa dei Tender Trap anche il più smaliziato
indie-popper, ma non sono questi i soli gioielli del disco: "Chemical
Reaction" riempie l'aria di guitar-pop frizzante ed infettivo,
"Brown Eyes" la illumina di malinconie sixties affidandosi
interamente alla voce della Fletcher, e nella swingante "Love
is red/green" arriva persino Calvin Johnson a dare una mano
con i suo accordi zoppicanti e il vocione tenebroso. Per mettere
tutto nella giusta prospettiva: è probabile che i Tender Trap non
faranno mai proseliti al di fuori degli appassionati di melodie
futilissime e pop dolcificato (e se non siete del gruppo citato
non fate nemmeno caso alle 4 bombe che vedete qui a sinistra: non
è roba per voi), ma è indubbio che nel limitato spazio della scena
tweepop Amelia & Co. siano di livello superiore. La differenza tra
i Tender Trap e le centinaia di gruppi che affollano la scena sta
tutta in questa semplice verità: loro sono il prodotto originale,
gli altri lo imitano.
Salvatore
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