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Tim Vass, Gregory Webster e David Smith formano i Razorcuts nel 1986 a Luton, e si inseriscono a meraviglia nella scena C86 accasandosi alla Subway per un paio di singoli. Guitar-pop leggiadro e accelerato, jingle jangle e dodici corde, un sound che fa incontrare Woodentops, Pastels, Ramones e Buzzcocks (dai quali prendono il nome), ovvero quel bubblegum-pop che da lì a qualche anno sarebbe diventato il marchio di fabbrica di etichette come la Sarah Records. Dopo una serie di singoli frizzanti e veloci, nel 1988 la band (ora un quartetto, con solo Vass e Webster del nucleo originario) firma per la Creation Records e si dedica alla pubblicazione di tre album prima di sciogliersi all'inizio degli anni 90. Da allora Webster e Vass hanno militato più o meno brevemente in diverse formazioni indiepop, (Would-Be-Goods, Saturn V, Carousel, Forever People), con Webster che ultimamente pare dedicarsi a tempo pieno al progetto Sportique.

 

 

 
 

Discografia:

Storyteller (Creation, 1988)
The World Keeps Turning (Creation, 1989)
Patterns On The Water (Creation, 1991)
R is for Razorcuts (Matinée, 2002)

 
 

 

 
 

R is for Razorcuts
(Matinée, 2002)


A is for Alphabet EP
(Matinée, 2003)

 
 

Storie d'amore mancate: Io e i Razorcuts

Era il 1987, anno della seconda compilation Subway. In quei solchi della metropolitana, tra un Rodney Allen e gli esordienti Groove Farm, si stringeva "Big Pink Cake", primo singolo dei Lutoniani Razorcuts e già veterani dell'etichetta. Un me troppo giovane per non essere anche stupido liquidò quel grezzo esercizio di chitarrismo come una zoppa via di mezzo tra le Shirelles e i Bogshed: con quei muri di chitarrine gracchianti e la grancassa gonfiata all'inverosimile di quei tre tizi non avrei comunque risentito parlare.
Ah, che errore; fu un peccato non ascoltare subito il lato B di quel loro primo singolo (anche'esso finito su una raccolta Subway), la "I'll still be there" che apre questa fiammante compilation con il suo jangly-pop scintillante e imperfetto, e la voce nasale di Webster ad accompagnare perfetti arpeggi floreali: potrei vantare ben altra lungimiranza.

Ma a quanto pare per me c'è ancora speranza: "R is for Razorcuts", pubblicata dalla Matinée che ha da tempo offerto ospitalità agli Sportique di Andrew Webster, il 50% dei Razorcuts, offre la bellezza di 21 pezzi targati "R", ripercorre tutta la carriera del duo Vass/Webster e rende finalmente merito al loro ruolo fondamentale nella scena della seconda metà degli anni 80. Persino "Big Pink Cake", riascoltata oggi, sta alla perfezione in mezzo alle melodie che sbocciano come germogli in primavera.
C'è una frase di The Legend! (il fanzinaro Everett True), nel booklet di questa raccolta, che spiega i Racorcuts (e il C86 tutto) meglio di come potrei mai fare io: "i Razorcuts non si rendevano conto di quanto fosse perfetta la loro imperfezione". Era questa dicotomia, così difficile da razionalizzare, che li rendeva adorabili: non solo le melodie di deliziosi singoli come "Sorry To Embarass You" e "I heard you the first time", ma il loro impossibile situarsi ai limiti della stonatura, la voce nasale e sgradevole di Webster, la loro imperizia con la dodici corde e le tastiere, la tenerezza che emanava da ogni singola nota, persino quando i due approdarono alla Creation (ma una meraviglia come "Jade" sarebbe potuta uscire per Sarah Records), mettendo a punto i loro incastri armonici senza perdere quell'aura di dopolavorismo che dava l'impressione che tutto potesse crollare da un momento all'altro.
Ad esempio: "Storyteller" sono i Feelies in versione twee, "A Contract with God" trasporta i Byrds negli anni 80 e li decora con semplicissimi ghirigori di tastiere, gli arpeggi di "Across The Meadow" sono un distillato di ingenua perfezione, "Sad Kaleidoscope", sovrastata dal fruscio del flexi-disco originale, rimbalza su effervescenti note di basso e nel demo di "The Horror of Party Beach" i tre imitano addirittura i Jesus & Mary Chain - ma chi non lo faceva, nel 1985?

I Razorcuts sono tutto quello che di meglio c'è stato nel tweepop anni 80: Talulah Gosh, Primal Scream, Sea Urchins, Chesterfields, Flatmates: mettete sul lettore "R is for Razorcuts" e vi sembrerà di ascoltarli tutti quanti, in fila indiana. E avete idea di quanti soldi risparmierete?

E se la raccolta vi aggrada (come non potrebbe?), sappiate che l'EP "A is for Alphabet" scava ulteriormente negli archivi dei Razorcuts: all'eccellente jangle della title track, fatta di quel pop byrdsiano e floreale a base di Rickenbacker che riusciva così bene ai Primal Scream di "Sonic Flower Groove", si associano quattro pezzi niente affatto inferiori al materiale precedentemente compilato: "First Day" (da un singolo Flying Nun del 1987) e "Snowbound" (dall'album "The World Keeps Turning" per Creation) sono due gioielli, uno più fiorito e frizzante, con chitarrine alla Monochrome Set e l'altro più denso e strutturato, in linea con la seriosità Creation. Ciliegina sulla torta due demo, "Sometimes I Worry About You" e "For Always", sinora editi solo su un rarissimo 7" della Caff che faranno la felicità dei collezionisti e spiegheranno a tutti gli altri che anche i Razorcuts hanno avuto bisogno di perfezionare il loro suono.

Salvatore