|

Tim Vass, Gregory Webster
e David Smith formano i Razorcuts nel 1986 a Luton, e si inseriscono
a meraviglia nella scena C86 accasandosi alla Subway per un
paio di singoli. Guitar-pop leggiadro e accelerato, jingle
jangle e dodici corde, un sound che fa incontrare Woodentops,
Pastels, Ramones e Buzzcocks (dai quali prendono il nome),
ovvero quel bubblegum-pop che da lì a qualche anno sarebbe
diventato il marchio di fabbrica di etichette come la Sarah
Records. Dopo una serie di singoli frizzanti e veloci, nel
1988 la band (ora un quartetto, con solo Vass e Webster del
nucleo originario) firma per la Creation Records e si dedica
alla pubblicazione di tre album prima di sciogliersi all'inizio
degli anni 90. Da allora Webster e Vass hanno militato più
o meno brevemente in diverse formazioni indiepop, (Would-Be-Goods,
Saturn V, Carousel, Forever People), con Webster che ultimamente
pare dedicarsi a tempo pieno al progetto Sportique.
|
|
|
Storie d'amore
mancate: Io e i Razorcuts
Era il 1987, anno della seconda compilation Subway.
In quei solchi della metropolitana, tra un Rodney Allen e gli esordienti
Groove Farm, si stringeva "Big Pink Cake", primo singolo dei Lutoniani
Razorcuts e già veterani dell'etichetta. Un me troppo giovane per
non essere anche stupido liquidò quel grezzo esercizio di chitarrismo
come una zoppa via di mezzo tra le Shirelles e i Bogshed: con quei
muri di chitarrine gracchianti e la grancassa gonfiata all'inverosimile
di quei tre tizi non avrei comunque risentito parlare.
Ah, che errore; fu un peccato non ascoltare subito il lato B di
quel loro primo singolo (anche'esso finito su una raccolta Subway),
la "I'll still be there" che apre questa fiammante compilation con
il suo jangly-pop scintillante e imperfetto, e la voce nasale di
Webster ad accompagnare perfetti arpeggi floreali: potrei vantare
ben altra lungimiranza.
Ma a quanto pare per me c'è ancora speranza: "R is for
Razorcuts", pubblicata dalla Matinée che ha da tempo offerto
ospitalità agli Sportique di Andrew Webster, il 50% dei Razorcuts,
offre la bellezza di 21 pezzi targati "R", ripercorre tutta la carriera
del duo Vass/Webster e rende finalmente merito al loro ruolo fondamentale
nella scena della seconda metà degli anni 80. Persino "Big Pink
Cake", riascoltata oggi, sta alla perfezione in mezzo alle melodie
che sbocciano come germogli in primavera.
C'è una frase di The Legend! (il fanzinaro Everett True), nel booklet
di questa raccolta, che spiega i Racorcuts (e il C86 tutto) meglio
di come potrei mai fare io: "i Razorcuts non si rendevano conto
di quanto fosse perfetta la loro imperfezione". Era questa dicotomia,
così difficile da razionalizzare, che li rendeva adorabili: non
solo le melodie di deliziosi singoli come "Sorry To Embarass You"
e "I heard you the first time", ma il loro impossibile situarsi
ai limiti della stonatura, la voce nasale e sgradevole di Webster,
la loro imperizia con la dodici corde e le tastiere, la tenerezza
che emanava da ogni singola nota, persino quando i due approdarono
alla Creation (ma una meraviglia come "Jade" sarebbe potuta uscire
per Sarah Records), mettendo a punto i loro incastri armonici senza
perdere quell'aura di dopolavorismo che dava l'impressione che tutto
potesse crollare da un momento all'altro.
Ad esempio: "Storyteller" sono i Feelies in versione twee, "A Contract
with God" trasporta i Byrds negli anni 80 e li decora con semplicissimi
ghirigori di tastiere, gli arpeggi di "Across The Meadow" sono un
distillato di ingenua perfezione, "Sad Kaleidoscope", sovrastata
dal fruscio del flexi-disco originale, rimbalza su effervescenti
note di basso e nel demo di "The Horror of Party Beach" i tre imitano
addirittura i Jesus & Mary Chain - ma chi non lo faceva, nel 1985?
I Razorcuts sono tutto quello che di meglio c'è stato nel tweepop
anni 80: Talulah Gosh, Primal Scream, Sea Urchins, Chesterfields,
Flatmates: mettete sul lettore "R is for Razorcuts" e vi sembrerà
di ascoltarli tutti quanti, in fila indiana. E avete idea di quanti
soldi risparmierete?
E se la raccolta vi aggrada (come non potrebbe?), sappiate che l'EP
"A is for Alphabet" scava ulteriormente negli archivi dei Razorcuts:
all'eccellente jangle della title track, fatta di quel pop byrdsiano
e floreale a base di Rickenbacker che riusciva così bene ai Primal
Scream di "Sonic Flower Groove", si associano quattro pezzi niente
affatto inferiori al materiale precedentemente compilato: "First
Day" (da un singolo Flying Nun del 1987) e "Snowbound" (dall'album
"The World Keeps Turning" per Creation) sono due gioielli, uno più
fiorito e frizzante, con chitarrine alla Monochrome Set e l'altro
più denso e strutturato, in linea con la seriosità Creation. Ciliegina
sulla torta due demo, "Sometimes I Worry About You" e "For Always",
sinora editi solo su un rarissimo 7" della Caff che faranno la felicità
dei collezionisti e spiegheranno a tutti gli altri che anche i Razorcuts
hanno avuto bisogno di perfezionare il loro suono.
Salvatore
|