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L'anello di congiunzione
tra Saint Etienne e Jesus and Mary Chain. I Radio Dept nascono
nel 1998 nella città di Lund (Svezia) per opera di Martin
Larsson e Johan Duncanson, che cominciano a incidere le loro
canzoni su quattro tracce ogni volta che se ne presenta l'occasione.
Con un suono fortemente debitore agli albori della scuola
shoegazer e C86, con influenze che vanno dai Jesus & Mary
Chain (la principale) a Primal Scream e Field Mice, i due
allargano la band a un quartetto nel 2001, con l'ingresso
in formazione di una sezione ritmica stabile (Lisa Carlberg,
basso e Per Blomgren, batteria) e otttengono i primi riscontri
di pubblico grazie ad un EP autoprodotto, "Against the tide",
che richiama l'attenzione della Labrador. Per l'etichetta
svedese la band incide nel 2002 l'EP di cinque pezzi "Where
Damage isn't already done" e l'album "Lesser Matters", salutato
con tale entusiasmo in patria da convincere la Shelflife a
pubblicarlo anche negli USA.
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C'è bisogno di ripetere
quanto abbiamo amato da queste parti "Lesser Matters", i suoi dark
places illuminati da riffs che si facevano strada a spintoni
tra la drum machine togliendo le ragnatele dai libroni shoegaze?
No, potete leggerlo più sotto.
I tre anni trascorsi da allora sono stati pieni di eventi: e mentre
la scena Svedese cresceva a dismisura, maturando tra le sue pieghe
un approccio alla materia elettronica sperduto tra anni 80 e pulsioni
adolescenziali, i Radio Dept erano la stella che indicava il cammino
di tante giovani band.
Cammino che il gruppo di Goteborg sembrava aver smarrito tra incomprensioni
e scelte sfortunate: qualche cambiamento in formazione (ora sono
tutti maschietti), l'annunciato successo inglese sgonfiatosi come
una gomma bucata facendo venir meno l'impegno con XL Records, e
infine l'imprevisto cambio di direzione dell'EP "This Past Week",
che si addentrava in strade rarefatte e assai meno convincenti.
"Pet Grief" è il risultato di queste difficoltà, coglie il gruppo
in una fase di difficile transizione fra lo splendido passato e
un futuro che appare confuso sulle rotte di un'elettronica matura
e tardiva. La presenza in forma dubitativa, quasi sperimentale,
delle chitarre farebbe pensare ad una prova acerba di "Lesser Matters"
più che al suo proseguimento, eppure non è così: la personalità
della band emerge con forza dai beats annegati della titletrack
e dai cocci dello svedishoegaze dei bei tempi sopravvissuto al repulisti.
Non è un caso che il residuo più grosso (l'ottima "Every Time")
infetti la graniticità degli esordi con decori di tastiere che costituiscono
il più interessante - per quanto abortito - tentativo di evoluzione
dei "vecchi" Radio Dept, come fa sul versante opposto l'arrangiamento
per piano REMiano e nebbia di "What will give". Ma il passo indietro
rimane: tutto è sepolto da ambigua coltre electro e da un pesante
lavoro di post-produzione che rischia di allargare ulteriormente
la già esasperata forbice tra la resa in studio e quella live, da
premesse banali che evolvono senza sussulti per la durata media
di tre minuti e mezzo, e diventa presto evidente che tutto "Pet
Grief" non sorprende nè entusiasma un decimo di quanto una canzoncina
come "I don't need love, I've got my band" riusciva a fare nel giro
di centoottanta secondi.
Si dirà che anche i J&MC dopo Psychocandy hanno avvertito l'esigenza
di cambiare, ma questo non è il Darklands dei Radio Dept. È casomai
il loro Honey's Dead, l'album che coglie gli umori esterni e finisce
con l'assorbire influenze dagli imitatori, in un circolo non esattamente
virtuoso.
E così, anche se "Pet Grief" conferma la classe superiore della
band nell'affollata scena nazionale, non possiamo non storcere il
naso. Certe volte, accontentarsi non basta.
Salvatore
Annunciati
da due notevoli singoli nel 2002 e da un tam tam di potenza crescente,
gli Svedesi Radio Dept si presentano alla prova del primo album
con una solida reputazione ed un contratto di distribuzione USA
con la Shelflife (in Svezia l'editore è Labrador). Ottime credenziali
che "Lesser Matters" si guarda bene dallo sprecare: in tredici canzoni
il quartetto confeziona un compitino coi fiocchi, forse un po' didascalico
ma talmente ben fatto da eludere qualunque critica. La cifra stilistica
dominante è quella di un affettuoso recupero shoegazer, completato
da una vena melodica inarrestabile che pare in grado di trasformare
in oro tutto ciò che tocca: "Keen on Boys", "Lost and Found" e "Why
won't you talk about it" sono delicatissime gemme dream-pop che
celebrano i Jesus & Mary Chain di Darklands, "It's Been Eight Years"
trasporta i Beatles nel 1985, "Slottet #2" sono gli Stereolab ad
una jam session insieme ai Mazzy Star.
Ci sarebbe già di che applaudire, ma la cosa migliore dei Radio
Dept (e l'indice della loro bravura) è che quando si allontanano
dal percorso programmato riescono a fare cose ancora migliori: in
"Where damage isn't already done" scovano un riff clamoroso (manco
fossero i Coldplay di "in my place") e gli costruiscono attorno
un magnifico pezzo pop/rock di quelli buoni per ogni stagione e
per gli anni a venire, esplorano la ballata elegante nei dolci accordi
di "1995" e quella eterea in "Strange things will happen" che lascia
le incombenze vocali alla sottile voce di Lisa Carlberg con ottimi
risultati, e prima della fine si esibiscono in un esercizio malinconico
del calibro di "Your father", con la melodia prigioniera di dolorose
nostalgie d'infanzia. Cercate pure lungo i tredici pezzi di Lesser
Matters: non ne troverete uno meno che sublime.
Salvatore
Malgrado le incredulità di rito, ogni tanto il
miracolo si compie ancora: imbattersi in un disco pop davvero clamoroso.
Stavolta l'asso l'hanno pescato gli svedesi Elin Almered e Johan
Duncanson, fondatori di The Radio Dept., attivi già da qualche anno
ma debuttanti solo di recente. Lesser Matters, esordio su lunga
distanza, è stato realizzato con intense composizioni melodiche
immerse in cascate di fuzz e di feedback in stile J&MC o Pastels,
sfiorando lusinghe Sarah, ma anche con insorgenti crescendo a rinverdire
magicamente la vitalità e la drammaticità dei migliori shoegazer.
A volte a prevalere è un'elettroacustica più confidenziale. Ma il
merito essenziale di The Radio Dept. è aver realizzato questo insieme
di canzoni pop spettacolari. In Lesser Matters tutto funziona assieme
come non si ricorda da anni. Armonie attentamente costruite, tenere
e soavi, sensibili e vibranti, appena screziate da un tratto di
bassa fedeltà, percorse da ritmiche spesso incalzanti e travolgenti.
Un sensibile, surreale spleen che incrocia i fati dei Flaming Lips
di race for the prize e i Suicide di cheree. L'imbarazzante fascino
di brani come "where damage isn't already done", "keep
on boys", "why won't you talk about it", "it's
been eight years", "strange things will happen" non
capita di incontrarlo spesso su un disco solo. O la pungente nostalgia
nel capolavoro assoluto "1995", languida effusione sentimentale
che brucia gli occhi, evoca lacerazioni, acuti tormenti che sorgono
da abissi interiori. Dolci chiarori e cullanti trepidazioni, le
vertigini elette che percorrono l'intera opera, condizionano l'umore
di una giornata.
Fabio
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