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Juliet Lang (basso) e Darren
Lockwood (chitarra) formano i Pop Threat a Leeds nel 1998
e reclutano i rimanenti membri attraverso avvisi nei negozi
di dischi cittadini. La line-up è completata da Mick White
(batteria) e Caroline McChrystal (voce e tastiere). Il loro
shoegaze pop riceve una buona accoglienza, e a marzo del 199
registrano il primo demo CD con quattro tracce, una delle
quali (Falling Spike) viene trasmessa da John Peel. Nel 2000
la band forma per la Mook Records, etichetta di Leeds che
pubblica loro un Ep ad Ottobre dello stesso anno. Dopo due
anni di relativo silenzio riemergono con "Scum", il loro album
d'esordio.
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La mia vita da shoegazer
Ciao a tutti, sono uno shoegazer. Ho una fender di seconda mano
comprata insieme alla scatolina del feedback, la giacca nera e gli
stivali a punta, porto gli occhiali da sole anche di sera, ho il
poster dei Jesus&Mary Chain (1985) appeso sopra il letto, e suono
in un gruppo shoegaze. Per adesso lavoro quattro ore al giorno al
pub all'angolo ma appena metto insieme 500 sterline affitto uno
studio a ore e insieme agli altri (siamo in quattro: le ragazze
vi piacererebbero, sono entrambe molto carine) registro il mio primo
album shoegaze. Vorremmo chiedere a Kevin Shields di produrlo, gli
abbiamo mandato dei nastri ma non ha risposto: qualcuno ci ha detto
che adesso è in Canada ad allevare cincillà.
Io dico che i Pop Threat (ci chiamiamo così, perché facciamo musica
pop minacciosa) sono bravini, anche se a volte Darren - il chitarrista
- pensa di essere Slash e si lancia in qualche assolo di troppo.
Siamo shoegazer, che c'entrano gli assoli? In compenso Caroline
ha davvero una bella voce. Mi ricorda Bilinda dei My Bloody Valentine,
e voci migliori di così per un gruppo shoegaze non ce ne sono. C'è
un'altra ragazza nel complesso, suona il basso e con lei adesso
abbiamo la stessa line-up dei MBV. Il suo ragazzo lavora al negozio
di dischi e dice che siamo in ritardo di quindici anni, che dovremmo
suonare rock'n'roll come i Datsuns o gli Hives se vogliamo che qualcuno
si accorga di noi, ma per me può fottersi, quello non ne capisce
niente o non starebbe in un negozio a vendere dischi di merda tutto
il giorno. E poi John Peel ha già trasmesso un nostro demo alla
radio, lui sì che è uno che se ne intende.
Abbiamo una quindicina di pezzi pronti, scritti negli ultimi tre
anni, e dovrebbe venirne fuori un bel dischetto. Darren insiste
per mettere "Sugar Fuck" all'inizio, perché è l'unico pezzo nel
quale lo lasciamo libero di schitarrare. Secondo me con tutti quei
riffs sembriamo i Sepultura, ma se glielo dico s'incazza, quindi
meglio lasciar perdere. Subito dopo piazziamo un paio di pezzi in
stile MBV; ovviamente parlo dei primi Valentine, perché quelli di
Loveless sono inarrivabili, ma con "Monochrome" e "Ingrained" abbiamo
fatto un buon lavoro: hanno delle parti di tastiera (le suona un
nostro amico) e un po' somigliano alle loro ultime cose, se posso
permettermi.
Il resto del repertorio è piuttosto vario: "Shellfire" dimostra
ai Jesus & Mary Chain di "Honey's Dead" che non è obbligatorio rinnegare
il feedback quando si usa un groove, e se lo chiedete a me è una
delle cose migliori che abbiamo scritto. E poi c'è "Semtex Vortex",
che quando la suoniamo stupisce pure me: sembriamo quasi i Sonic
Youth, e infatti Caroline tira fuori da non so dove una voce alla
Kim Gordon, giuro che mi fa venire i brividi.
Abbiamo anche tre pezzi "puliti" e molto pop, che a me e Caroline
piacciono ma che Darren odia, "Ripple", "Hardcore Disco" e "Dark
Black" sono tre canzoncine pop molto belline (beh, tutte le nostre
canzoni sono canzoncine pop molto belline, ma per capirci in queste
tre non c'è il feedback) e credo che sul disco finiremo per metterle
una dopo l'altra, per creare una piccola oasi e far riposare un
po' le orecchie. Tanto nel finale ci ripigliamo con "Filth", che
è uno stoner ipersaturo di rumore.
Il titolo? Siamo indecisi tra "Scum", "Scream" e "Black". Altre
tre settimane e vi facciamo sentire noi.
(nota del recensore: ok, "Scum" è un album nostalgico e un po' fuori
moda, ma più complesso di quanto possa sembrare al primo ascolto:
i Pop Threat non inventano nulla ma sanno scrivere canzoncine pop
graziose e delicate sulle quali poi infieriscono con colate di rumore,
e se la cavano egregiamente anche senza il feedback, oscillando
tra il floreale e il dark. Ma quel che più conta è che sono una
band vera: di quelle che passano la vita in pulmino e fanno fotografie
con le lattine di birra in mano. E che cantano in un pub nel nord
dell'Inghilterra in una sera di dicembre con le ragazze strette
nelle loro pelliccie ecologiche. Per questo dopo un approccio difficile,
ora amo "Scum" molto pìù del preventivabile. Se siete legati ai
gruppi citati più sopra, o anche solo ai Boyracer, non potete proprio
farvelo mancare. Unica avvertenza: occhio al primo pezzo, lì Darren
ha davvero esagerato)
Salvatore
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