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Juliet Lang (basso) e Darren Lockwood (chitarra) formano i Pop Threat a Leeds nel 1998 e reclutano i rimanenti membri attraverso avvisi nei negozi di dischi cittadini. La line-up è completata da Mick White (batteria) e Caroline McChrystal (voce e tastiere). Il loro shoegaze pop riceve una buona accoglienza, e a marzo del 199 registrano il primo demo CD con quattro tracce, una delle quali (Falling Spike) viene trasmessa da John Peel. Nel 2000 la band forma per la Mook Records, etichetta di Leeds che pubblica loro un Ep ad Ottobre dello stesso anno. Dopo due anni di relativo silenzio riemergono con "Scum", il loro album d'esordio.

 

 

 
 

Discografia:

Scum (Mook, 2003)

Sito ufficiale:
www.geocities.com/popthreat

 
 

 

 
 

Scum
(Mook, 2003)

 
 

La mia vita da shoegazer

Ciao a tutti, sono uno shoegazer. Ho una fender di seconda mano comprata insieme alla scatolina del feedback, la giacca nera e gli stivali a punta, porto gli occhiali da sole anche di sera, ho il poster dei Jesus&Mary Chain (1985) appeso sopra il letto, e suono in un gruppo shoegaze. Per adesso lavoro quattro ore al giorno al pub all'angolo ma appena metto insieme 500 sterline affitto uno studio a ore e insieme agli altri (siamo in quattro: le ragazze vi piacererebbero, sono entrambe molto carine) registro il mio primo album shoegaze. Vorremmo chiedere a Kevin Shields di produrlo, gli abbiamo mandato dei nastri ma non ha risposto: qualcuno ci ha detto che adesso è in Canada ad allevare cincillà.
Io dico che i Pop Threat (ci chiamiamo così, perché facciamo musica pop minacciosa) sono bravini, anche se a volte Darren - il chitarrista - pensa di essere Slash e si lancia in qualche assolo di troppo. Siamo shoegazer, che c'entrano gli assoli? In compenso Caroline ha davvero una bella voce. Mi ricorda Bilinda dei My Bloody Valentine, e voci migliori di così per un gruppo shoegaze non ce ne sono. C'è un'altra ragazza nel complesso, suona il basso e con lei adesso abbiamo la stessa line-up dei MBV. Il suo ragazzo lavora al negozio di dischi e dice che siamo in ritardo di quindici anni, che dovremmo suonare rock'n'roll come i Datsuns o gli Hives se vogliamo che qualcuno si accorga di noi, ma per me può fottersi, quello non ne capisce niente o non starebbe in un negozio a vendere dischi di merda tutto il giorno. E poi John Peel ha già trasmesso un nostro demo alla radio, lui sì che è uno che se ne intende.
Abbiamo una quindicina di pezzi pronti, scritti negli ultimi tre anni, e dovrebbe venirne fuori un bel dischetto. Darren insiste per mettere "Sugar Fuck" all'inizio, perché è l'unico pezzo nel quale lo lasciamo libero di schitarrare. Secondo me con tutti quei riffs sembriamo i Sepultura, ma se glielo dico s'incazza, quindi meglio lasciar perdere. Subito dopo piazziamo un paio di pezzi in stile MBV; ovviamente parlo dei primi Valentine, perché quelli di Loveless sono inarrivabili, ma con "Monochrome" e "Ingrained" abbiamo fatto un buon lavoro: hanno delle parti di tastiera (le suona un nostro amico) e un po' somigliano alle loro ultime cose, se posso permettermi.
Il resto del repertorio è piuttosto vario: "Shellfire" dimostra ai Jesus & Mary Chain di "Honey's Dead" che non è obbligatorio rinnegare il feedback quando si usa un groove, e se lo chiedete a me è una delle cose migliori che abbiamo scritto. E poi c'è "Semtex Vortex", che quando la suoniamo stupisce pure me: sembriamo quasi i Sonic Youth, e infatti Caroline tira fuori da non so dove una voce alla Kim Gordon, giuro che mi fa venire i brividi.
Abbiamo anche tre pezzi "puliti" e molto pop, che a me e Caroline piacciono ma che Darren odia, "Ripple", "Hardcore Disco" e "Dark Black" sono tre canzoncine pop molto belline (beh, tutte le nostre canzoni sono canzoncine pop molto belline, ma per capirci in queste tre non c'è il feedback) e credo che sul disco finiremo per metterle una dopo l'altra, per creare una piccola oasi e far riposare un po' le orecchie. Tanto nel finale ci ripigliamo con "Filth", che è uno stoner ipersaturo di rumore.

Il titolo? Siamo indecisi tra "Scum", "Scream" e "Black". Altre tre settimane e vi facciamo sentire noi.

(nota del recensore: ok, "Scum" è un album nostalgico e un po' fuori moda, ma più complesso di quanto possa sembrare al primo ascolto: i Pop Threat non inventano nulla ma sanno scrivere canzoncine pop graziose e delicate sulle quali poi infieriscono con colate di rumore, e se la cavano egregiamente anche senza il feedback, oscillando tra il floreale e il dark. Ma quel che più conta è che sono una band vera: di quelle che passano la vita in pulmino e fanno fotografie con le lattine di birra in mano. E che cantano in un pub nel nord dell'Inghilterra in una sera di dicembre con le ragazze strette nelle loro pelliccie ecologiche. Per questo dopo un approccio difficile, ora amo "Scum" molto pìù del preventivabile. Se siete legati ai gruppi citati più sopra, o anche solo ai Boyracer, non potete proprio farvelo mancare. Unica avvertenza: occhio al primo pezzo, lì Darren ha davvero esagerato)

Salvatore