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Banchi di scuola galeotti a Rivoli, prima cintura torinese: un sodalizio che fra strappi e volontà procede dal 1992 a spostare più in là le frequenze della migliore canzone indie italiana. Dall'inglese all'italiano, dalla scena locale a quella nazionale: no limits.

 

 

 
 

Discografia:

Waiting to Happen (On Off, 1998)
36 (Beware!, 1999)
In Circolo (Santeria, 2002)
Canzoni allo Specchio (Mescal, 2005)

Sito Ufficiale:
www.perturbazione.com

 
 

 

 
 

Canzoni allo Specchio
(Mescal, 2005)

 
 

"Il terzo album è sempre il più difficile". specie se il precedente è stato osannato come una ventata di colta freschezza e se conteneva una canzone strappacuore come 'Agosto' nella quale identificarsi in tanti di noi malati di vita. Tutto poteva succedere ai Perturbazione al momento di lavorare alla seconda release: cambiare etichetta (fatto. Da Santeria a Mescal), farsi produrre da un nome in vista (Paolo Benvegnù, e scusate se è poco), chiamare a collaborare pari grado di capacità conclamate (Jukka dei Giardini di Mirò, in escursione, e Francesco e Rachele dei Baustelle, per feeling). Restava l'impatto con coloro che ne decretarono il successo tre anni fa.

Ebbene, senza tanto dover ravanare, probabilmente il disco pop italiano dell'anno è qua. Lo dicono la discrezione con la quale Tommaso e Gigi porgono le parole sul vassoio dei suoni. Lo conferma il felice e duraturo matrimonio tra la concezione autoriale e l'italica melodia di sempre: si è coscienti che, nei casi in cui uno di questi due elementi sia deficitario, si ottiene solo superficialità o eccessiva pesantezza. 'Canzoni allo specchio' è un toccasana alle giornate storte, ma anche -ed è questa la prova superata- quell'aiuto che porta a non entusiasmarsi troppo, a cautelarsi, a riconoscere le poche certezze di questa era. Non è più una band di novellini, quella torinese; eppure la creatività non dà segni di cedimento, la fantasia soccorre ancora bastante a modulare un insieme variegato di suggestioni, l'introspezione potrebbe far loro varcare steccati non preventivati, e già può parlarsi di piccolo classico per chiunque pensi, anche al di fuori della cerchia indie, che il facile ascolto non debba andare a detrimento della ponderatezza materiale. C'è sostanza, eccome: la cantilena di 'Dieci anni dopo', che fa scervellare alla ricerca di epigoni, fa il paio con la lineare resa del primo singolo 'Chiedo alla polvere' (editato anche in versione ep); la plumbea malinconia di 'Se fosse adesso' -struggente il lavoro degli archi- è spazzata dall'arcobaleno di 'Se mi scrivi', autentico smash che ci accompagnerà nella nostra estate alternativa al festivalbar, con distici dissetanti e la voglia di far andare in tilt il lettore a furia di repeat. Testi spezzafiato come 'La fine di qualcosa' (un tuffo al cuore per gli estimatori dei Non Voglio Che Clara) e anche qualche caduta di stile, in 'Animalia' per dire, che non sposta il metro del giudizio: le stelle e le stalle, la luna e il dito.

Spolverando i ritratti degli Smiths, e anche degli Scisma per lucidarne l'estetica, 'Canzoni allo specchio' è buono (nel duplice senso di 'cordialmente positivo' e di 'genuino') per tutta una stagione. Questa stagione, e la prossima. E' un disco riconoscibile nelle sfumature, nell'appartenenza al nostro mondo, al nostro linguaggio. Fossero stranieri, li invidieremmo come invidiamo gente meno abile di loro. E' tutta musica -calvinianamente- leggera ma, come vedi, dobbiamo continuare a cantarla.

Enrico


 
 

In CIrcolo
(Santeria, 2002)

 
 

Solo qualche settimana fa un amico mi ha proposto uno strano CD targato Beware!, in una confezione simile a quella della pizza: era "36" il secondo mini Lp dei Perturbazione, che un sagace bancarellista gli aveva venduto come "la versione italiana dei REM". Ho subito risposto: "beh, se è così hanno probabilmente scelto un nome poco adatto", ma il mio sorriso sardonico (sapete, nella mia cerchia di amicizie passo per "quello che ne capisce di musica", e devo darmi un contegno) si è presto spento di fronte ad una manciata di ottimi pezzi con il jingle jangle REMiano in evidenza ed uno spiccato senso della melodia.
Con perverso tempismo, eccomi a gustare il nuovo album della band Rivolese, che pare già nella fase "adulta" del suo percorso: un disco maturo e sostanzioso, che bilancia pop/rock e melodia con gusto ed abilità.
Diciamo subito che i paragoni con i REM stanno decisamente stretti ai sei, che nel comunicato stampa citano una miriade di influenze nel prevedibile intento di azzerarle: nei momenti migliori la band ricorda i Belle & Sebastian per superbo gusto pop ed equilibrio negli arrangiamenti, con una vaga tendenza al minimalismo; ma più di tutto i Perturbazione sembrano aver trovato una "via italiana" al pop/rock d'autore, che rifugge l'emotività a tutti i costi e si rifugia in una sobrietà che è raro riscontrare dalle nostri parti. Una voce capace di esplicitare le melodie con romantica coerenza, un dolce violoncello che si insinua con continuità tra le note e testi alternati tra il dolente e il cinico; prevalgono le atmosfere desolate e sparse, accentuando i toni vagamente melo di una musica che vive di mezzetinte ma che sa illuminarsi improvvisamente con ballate vivaci o ritmiche serrate. Le cose migliori: la coppia "La Rosa dei 20"/"Agosto", incipit esplicitante le atmosfere fioche che popolano gran parte disco, trattate con buon equilibrio melodico ed arrangiate alla perfezione, l'inaspettata ballad "Quando si fa buio", deliziosa a dispetto dell'indolenza con la quale appare, e soprattutto "Cuorum", magnifica pop song carica di tagliente ironia sui clichè della vita di coppia (meraviglioso il verso "a giudicare da un sondaggio a maggio ti dirò di sì"), con archi e fiati talmente organici da apparire fusi al resto; uno di quei pezzi che in un mondo perfetto andrebbe dritto in testa alle classifiche dei singoli, e che ogni radio seria dovrebbe programmare cinque volte al giorno. Altro che Velvet (e non parlo di Lou Reed, eh).
E' vero che la frequentazione troppo assidua delle stesse atmosfere melodico/desolate rischia di produrre un suono molto pulito ma a volte avaro d'emozioni; una varietà ancora maggiore non avrebbe guastato, ma si tratta di piccolezze che non incidono sul giudizio complessivo di un album che merita ogni fortuna.
E' un nuovo rinascimento per la scena rock nostrana: godiamocelo tutto.

Salvatore