Banchi di scuola galeotti a
Rivoli, prima cintura torinese: un sodalizio che fra strappi
e volontà procede dal 1992 a spostare più in
là le frequenze della migliore canzone indie italiana.
Dall'inglese all'italiano, dalla scena locale a quella nazionale:
no limits. |
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"Il terzo album
è sempre il più difficile". specie se il precedente è stato osannato
come una ventata di colta freschezza e se conteneva una canzone
strappacuore come 'Agosto' nella quale identificarsi in tanti di
noi malati di vita. Tutto poteva succedere ai Perturbazione al momento
di lavorare alla seconda release: cambiare etichetta (fatto. Da
Santeria a Mescal), farsi produrre da un nome in vista (Paolo Benvegnù,
e scusate se è poco), chiamare a collaborare pari grado di capacità
conclamate (Jukka dei Giardini di Mirò, in escursione, e Francesco
e Rachele dei Baustelle, per feeling). Restava l'impatto con coloro
che ne decretarono il successo tre anni fa.
Ebbene, senza tanto dover ravanare, probabilmente il disco pop italiano
dell'anno è qua. Lo dicono la discrezione con la quale Tommaso e
Gigi porgono le parole sul vassoio dei suoni. Lo conferma il felice
e duraturo matrimonio tra la concezione autoriale e l'italica melodia
di sempre: si è coscienti che, nei casi in cui uno di questi due
elementi sia deficitario, si ottiene solo superficialità o eccessiva
pesantezza. 'Canzoni allo specchio' è un toccasana alle giornate
storte, ma anche -ed è questa la prova superata- quell'aiuto che
porta a non entusiasmarsi troppo, a cautelarsi, a riconoscere le
poche certezze di questa era. Non è più una band di novellini, quella
torinese; eppure la creatività non dà segni di cedimento, la fantasia
soccorre ancora bastante a modulare un insieme variegato di suggestioni,
l'introspezione potrebbe far loro varcare steccati non preventivati,
e già può parlarsi di piccolo classico per chiunque pensi, anche
al di fuori della cerchia indie, che il facile ascolto non debba
andare a detrimento della ponderatezza materiale. C'è sostanza,
eccome: la cantilena di 'Dieci anni dopo', che fa scervellare alla
ricerca di epigoni, fa il paio con la lineare resa del primo singolo
'Chiedo alla polvere' (editato anche in versione ep); la plumbea
malinconia di 'Se fosse adesso' -struggente il lavoro degli archi-
è spazzata dall'arcobaleno di 'Se mi scrivi', autentico smash che
ci accompagnerà nella nostra estate alternativa al festivalbar,
con distici dissetanti e la voglia di far andare in tilt il lettore
a furia di repeat. Testi spezzafiato come 'La fine di qualcosa'
(un tuffo al cuore per gli estimatori dei Non Voglio Che Clara)
e anche qualche caduta di stile, in 'Animalia' per dire, che non
sposta il metro del giudizio: le stelle e le stalle, la luna e il
dito.
Spolverando i ritratti degli Smiths, e anche degli Scisma per lucidarne
l'estetica, 'Canzoni allo specchio' è buono (nel duplice senso di
'cordialmente positivo' e di 'genuino') per tutta una stagione.
Questa stagione, e la prossima. E' un disco riconoscibile nelle
sfumature, nell'appartenenza al nostro mondo, al nostro linguaggio.
Fossero stranieri, li invidieremmo come invidiamo gente meno abile
di loro. E' tutta musica -calvinianamente- leggera ma, come
vedi, dobbiamo continuare a cantarla.
Enrico
Solo qualche
settimana fa un amico mi ha proposto uno strano CD targato Beware!,
in una confezione simile a quella della pizza: era "36"
il secondo mini Lp dei Perturbazione, che un sagace bancarellista
gli aveva venduto come "la versione italiana dei REM".
Ho subito risposto: "beh, se è così hanno probabilmente
scelto un nome poco adatto", ma il mio sorriso sardonico (sapete,
nella mia cerchia di amicizie passo per "quello che ne capisce
di musica", e devo darmi un contegno) si è presto spento
di fronte ad una manciata di ottimi pezzi con il jingle jangle REMiano
in evidenza ed uno spiccato senso della melodia.
Con perverso tempismo, eccomi a gustare il nuovo album della band
Rivolese, che pare già nella fase "adulta" del
suo percorso: un disco maturo e sostanzioso, che bilancia pop/rock
e melodia con gusto ed abilità.
Diciamo subito che i paragoni con i REM stanno decisamente stretti
ai sei, che nel comunicato stampa citano una miriade di influenze
nel prevedibile intento di azzerarle: nei momenti migliori la band
ricorda i Belle & Sebastian per superbo gusto pop ed equilibrio
negli arrangiamenti, con una vaga tendenza al minimalismo; ma più
di tutto i Perturbazione sembrano aver trovato una "via italiana"
al pop/rock d'autore, che rifugge l'emotività a tutti i costi
e si rifugia in una sobrietà che è raro riscontrare
dalle nostri parti. Una voce capace di esplicitare le melodie con
romantica coerenza, un dolce violoncello che si insinua con continuità
tra le note e testi alternati tra il dolente e il cinico; prevalgono
le atmosfere desolate e sparse, accentuando i toni vagamente melo
di una musica che vive di mezzetinte ma che sa illuminarsi improvvisamente
con ballate vivaci o ritmiche serrate. Le cose migliori: la coppia
"La Rosa dei 20"/"Agosto", incipit esplicitante
le atmosfere fioche che popolano gran parte disco, trattate con
buon equilibrio melodico ed arrangiate alla perfezione, l'inaspettata
ballad "Quando si fa buio", deliziosa a dispetto dell'indolenza
con la quale appare, e soprattutto "Cuorum", magnifica
pop song carica di tagliente ironia sui clichè della vita
di coppia (meraviglioso il verso "a giudicare da un sondaggio
a maggio ti dirò di sì"), con archi e fiati talmente
organici da apparire fusi al resto; uno di quei pezzi che in un
mondo perfetto andrebbe dritto in testa alle classifiche dei singoli,
e che ogni radio seria dovrebbe programmare cinque volte al giorno.
Altro che Velvet (e non parlo di Lou Reed, eh).
E' vero che la frequentazione troppo assidua delle stesse atmosfere
melodico/desolate rischia di produrre un suono molto pulito ma a
volte avaro d'emozioni; una varietà ancora maggiore non avrebbe
guastato, ma si tratta di piccolezze che non incidono sul giudizio
complessivo di un album che merita ogni fortuna.
E' un nuovo rinascimento per la scena rock nostrana: godiamocelo
tutto.
Salvatore
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