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v/a


Eric Pasquereau è nativo di Nantes (Francia) e suona la chitarra acustica con il moniker “The patriotic sunday”. Il suo folk/pop si ispira a Nick Drake, Leonard Cohen e tutta la scuola cantautoriale degli anni ‘60-’70. Incide dischi per l’etichetta Effervescence, creata da un colletivo di artisti di Nantes Friend.

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Discografia:

Lay your soul bare (Effervescent, 2004)

Sito Ufficiale:
patrioticsunday@frvsens

 
 

 

 
 

Lay Your Soul Bare
(Effervescent, 2004)

 
 

Perché la vita dovrebbe essere tanto complicata?
Disporre di un gran talento la semplificherebbe di gran lunga. Eviterebbe le lunghe fasi di preparazione e il lavoro certosino per una canzone, eviterebbe il dubbio critico e si darebbe in una pura, incontaminata grandezza, senza neppure farsi omogenea al giudizio. Non necessitererebbe neppure di una buona copertina: basterebbe scattare una foto alla bellezza nuda, malinconica e fumante una sigaretta che ve l'ha ispirata.

E invece, vi sono lungaggini, perifrasi di troppo - e il sospetto che non ci sia abbastanza notte e troppo flash negli occhi vitrei dell'ispirazione.
Si rischia di ingaggiare un duello di coscienza con questo disco, se si decide di annoverarlo preliminarmente nel novero dei capolavori sfiorati o delle grandi promesse, perché questo disco disca, e disca molto.
Si riescono ad intuire grandi numeri, e si iniziano a confrontare con i risultati. Essi, di per loro, son buoni, oltre ogni speranza che si spera per chi esordisce senza avviso.
Suadenti bossanove indie, lucide stornellate folksy cantautorate, batterie con spazzole, chitarre acustiche, qualche violino.
E quel minimo di ispirazione che altrimenti avrebbe squassato la torpida abitudine a non aspettarsi niente dalla vita che da un po' mi prende, nei pressi dei distretti/dischetti indipendenti.

Però diciamocelo, una boccata di aria fresca, che avvolge il vizio della presunzione.
"Hymn to the city flowers", per dire, tre brillanti schegge di pezzo scotchate insieme, belle armonie respirate, quasi bocca a bocca - un delizioso fraseggiare acustico.. parte bene Eric Pasquereau, più longevo in creazione dei due fighetti norvegesi, meno diretto, più schivo ma apparentemente spigliato.
Come un Badly Drawn Boy senza melodie smaglianti ma d'un'affabulanza elegante e smerigliosa, più colloquialità e meno know how. Bella voce, semplici schitarrellate e melodie leggiadre, pluricantate e coese (talvolta: "The day was a waste" ad esempio), tziganate e a pioggerella ("Violeta") e infine consolatorie e notturne ("Happy endings").
Cosa c'è, sulla strada della bellezza: tocco, voce, arrangiamenti non invasivi, accattivanti e talvolta fiore di malinconia.
Cosa manca ancora: la canzone, la concentrazione, la lunga durata d'album.
Io però sono lieto, ho un amico in più e l'incoraggio anche se ogni tanto gli orologi della durata si sovrappongono alle dolci note.
Fatevi promettere qualcosa anche voi dalla Domenica Patriottica.
Fosse anche un Lunedì decente.

Alessandro