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Andrew, Carly e Sterling, compongono Pants yell! a Boston.
Sono e vogliono restare tre ragazzi come tanti, suonano un colloquiale idioma psichedelico con pochi mezzi ma buone idee. In privato insieme ad amici (che collaborano alle parti vocali) oppure in pubblico con gruppi tra cui Casiotone for the Painfully Alone e Young People.

 

 

 
 

Discografia:

Women's Club (Autoprodotto)
Our Horse Calls (Best Kept Secret, 2003)
Songs For Siblings (Asaurus Records, 2004)
Recent Drama (Asaurus Records, 2006)

Sito Ufficiale:
Pants Yell! @ Asaurus

 
 

 

 
 

Recent Drama
(Asaurus, 2006)

 
 

Se i Bostoniani Pants Yell! sono da anni tra le più attendibili manifestazioni indiepop USA in virtù dell'impassibile modestia che li contraddistingue, ciò non significa che la band resti immobile nella propria formula: tutt'altro! "Recent Drama" raccoglie undici pezzi in poco più di venticinque minuti e affina ulteriormente la messa a fuoco dei motivetti già ben avviata da "Songs for Siblings": chitarre janglano gentili, tastiere soNnecchiano nell'ombra, la ritmica avanza serrata e senza cedimenti come alla rivoluzione, e dai Cat's Meaow si passa ai Go-Betweens d'annata senza colpo ferire. Un esercizio di dedizione pop per molti versi affine a quello dei Silent Boys seppur su direttrici leggermente diverse. Tra citazioni e piacevolezze per l'ora del te' e dei ricordi, i Pants Yell! sono zii e zie che raccontano storielle tweepop ai nipotini annoiati mentre mettono sul piatto vecchi vinili pieni di polvere che nessuno ascolterà. Sì, perché è questa l'infausta dimensione di "Recent drama", il suo destino: è una strizzatina d'occhio alla ristretta cerchia di appassionati che troveranno infinita soddisfazione nelle miniature perfette di "Easy Way To Be Cruel" e "Our Weather" e rimarrà inascoltato da chiunque abbia saltato le lezioni propedeutiche della fine del secolo scorso.
Segreti indispensabili per collocare pezzi come "Our Turf" e "Your Feelings Don't Show" oltre la piacevolezza di motivi a prima vista troppo evanescenti per durare e dentro le preziose caselle della memoria. Così si sopporta il rimpianto di sapere che "Don't Take It" - i Pipas ad un party con i Diskettes - è musica per feste di compleanno che non inizieranno mai, e il sibillino indiepop del terzetto rimarrà, come da definizione, criptico. Una rinuncia più dolorosa di quanto si pensi, perché "Recent Drama" possiede una bellezza discreta ma enorme, del tipo che cresce non vista ed in silenzio, del tipo che prima di rendertene conto sei innamorato oltre ogni recupero. Del tipo che ti spezza il cuore.
O forse i Pants Yell! non suonano per nessun altro che loro stessi. Nel qual caso devono volersi un bel po' di bene.

Salvatore


 
 

Songs for Siblings
(Asaurus, 2004)

 
 

Cryptic bedroom pop è come questi tre bostoniani amano definire la propria formula. Certo è che i ragazzi compiono concreti passi avanti disco per disco, ed è sempre un piacere assistere alle evoluzioni di questa musica "da cameretta", personale e irresistibilmente anonima assieme; claudicante e calorosa, amatoriale e appassionata, trasmessa in bisbiglio, rivelata in punta di piedi.

Tanti autori prima di loro si sono misurati in bedroom con organetti, tastiere e strimpellii di chitarra, e "what's wrong with that?" diceva Paul McCartney.
Questa sorgente è dura a prosciugarsi, foriera di costanti, graziosi e creativi equivoci come questo "Songs for Siblings" con cui Pants Yell! rileggono l'umanesimo romantico dei neozelandesi Cat's Miaow attraverso la lente di pigrizia di Pavement e Tall Dwarfs.
Rispetto al passato, maggiore è la cura per la forma-canzone: vengon fuori un gruppo di quadretti lillipuziani ma compiuti, graziosi e fragili come "go big blue", "bi-coastal serenade", "your favorite fairgrounds", "onward sailboat", "public gardens" le cui tinte, volubili e fuori focale, colorano surrealmente una mezzora.

Concedere, "lasciar fare" a spontaneità e improvvisazione gran parte del progetto, quasi contrastarsi e sorprendere il talento in controluce, aspettare che si riveli naturalmente per modi difformi durante il processo creativo in forma di equivoco o farsa, in forma di jingle rimediato, entro qualche "strumming" o rapido fraseggio, oppure in delicati incroci sussurrati di floreali modulazioni vocali.

 

Fabio


 

 
 

Our Horse Calls
(Best Kept Secret, 2003)

 
 

"Our Horse Calls" di Pants yell! è una raccolta di brani di origine casalinga (concepiti nella Andrew's bedroom, come riportano gli stessi ragazzi), una serie di deliziose e attonite micro ballate (tra cui la splendida "the gate's open, we're going in" per chitarra acustica e voci miste); spesso verosimilmente improvvisate, concepite e realizzate in sordina.

Abbozzi, pensieri pervasi da uno spirito scanzonato e alticcio ("mic check", "'83 in '03"), nei quali s'incontrano oblique spinte psichedeliche ("onward sailboat", "mixed media collage") di vari gruppi progrediti dei '90 come Bugskull, Supreme Dicks, Further.

E poi litanie folk ("electroclash"), stralunati interludi, strumenti a volte elettrici -tastierine, chitarra- a volte acustici.
E scaglie soniche ("don't feel bad for being my girl"), vivaci atti slacker cui ci ha abituato la scorsa decade una pletora di autori del sottobosco indie rock americano (e ben tornino..); tendenze al gioco di chiaro timbro pavementiano (quelli di "Westing", almeno..).
Ad aleggiare su"Our Horse Calls" è una sostanza strisciante, sottotono, abulia e sarcasmo i sistemi di difesa per il disincanto esistenziale.
Piacevolissimo.

Fabio