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Regis Oomiaq è un musicista e disegnatore (il disegno sopra è opera sua, cliccate l'immagine per vederla ingrandita a 800x600px) francese, fondatore insieme ad altri musicisti cittadini del progetto Disques Puzzle, sorta di collettivo musicale aperto. Vive sulle alpi marittime, a Bezaudun les Alpes, dove concepisce storie che poi racconta attraverso suoni ed immagini. La sua musica elettronica è fatta di suggestioni e sperimentalismo, sull'onda dei Boards of Canada e della nuova scena electro Francese. Regis ha recentemente pubblicato un pezzo ("L'Ultime Atome") su una compilation dell'etichetta francese Source ("Source Material") e ha autoprodotto il suo primo album di musica narrata: "taKe keEp gO".
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"Musica elettronica translucida e ludica". Non poteva trovare parole migliori per descrivere il suo lavoro Regis oOmiaq, semisconosciuto ma validissimo giovane della scena elettronica/pop transalpina la cui "L'Ultime Atome" è finita non si sa come su una raccolta Source (l'etichetta di Air, Daft Punk, Kings of Convenience, mica robetta). "taKe keEp gO" è innocente, cristallino e giocoso, una fiaba pop-minimalista arredata da elettronica, strumenti acustici e field recordings.
La storia - perché di storia si tratta - evolve lungo strade affidate alla fantasia, fatte di boschi incantati e muri di cemento. Fugaci immagini che dal mattino presto conducono alla fine del giorno: voci di adulti e bambini, in idiomi autentici e inventati, accompagnano temi melodici di brevissima durata che appaiono giusto per qualche secondo. La cifra dell'album è quella di una elettronica suggestiva e di ricordi; soffici tessuti di tastiere innestati di fanciulleschi sogni, come se i Boards of Canada in aperta campagna dessero il microfono ai bambini che hanno diritto alla musica. A tratti sembra di stare in mezzo ad Alice nel Paese delle Meraviglie, ma improvvisi momenti di concretezza si autoorganizzano nell'anarchia generale, dando forma alla translucenza di cui si parlava sopra. "Onaka" ad esempio è un pezzo formidabile, che rielabora le fonti (BoC, Air, folktronica) con gusto e intelligenza, e una concretezza che francamente non ci si aspetterebbe in un simile contesto: tastiere calde e digitalizzazioni fugaci, come fotografie colte per caso mentre le voci si inseguono in un circolare gioco di specchi.
La maggior parte di "taKe keEp gO" è fatta di brevi giochetti, esperimenti con suoni ed eco, improvvise irruzioni di ritmo, insomma quello che si chiama pop sperimentale, mai troppo concreto ma sempre maniacalmente attento all'aspetto melodico. Ma quando il suono si trasforma in canzone (e succede non più di una mezza dozzina di volte) il risultato è immancabilmente prezioso, sia per l'immaginario fanciullesco evocato che per l'efficacia dell'evocazione stessa: di Onaka si è già detto, "Vîlle Nouvelle" sta su tempi ancor più rallentati fra rumori di fondo, arpeggi acustici e un cantato anglofrancese che da sussurrato si fa goffo e viceversa, "Shine" potrebbe essere un inno elettropop per il prossimo mondo, non avesse quella tendenza al vagheggiare anarchico, e con un po' di applicazione (che sarebbe comunque stata fuori luogo) il funky elettronico ceco-slovacco di "yogUrti" avrebbe potuto far concorrenza ai Ladytron.
E il solidissimo finale di immagini al synth ("Wagon==>mer", "Ce qu'a vu le pelikan" e la cantata "Le tube de verre") dimostra più di un'ambizione per un futuro che potrebbe essere brillantissimo.
Un disco coraggioso, che per attitudine e risultati ricorda i nostrani e beneamati Tottemo Godzilla Riders. Chapeau.
Salvatore
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