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Paolo Miceli e Christy Brewster
cominciano a fare musica insieme separati da qualche migliaio
di chilometri: uno in Italia, l'altra in Scozia, si incontrano
solo in rete e lì collaborano scambiandosi files e CDR. La
musica è un impasto di sonorità shoegazer e dream-pop che
incontrano la voce angelica di Christy, che sollecita ambiziosi
paragoni con quella di Liz Frazier. la materia di Slowdive,
My Bloody Valentine e Cocteau Twins plasmata con gusto, capacità
ed intelligenza. Due EP autoprodotti precedono "Carried Along
By Fate", album pubblicato dalla etichetta Francese Ocean.
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Via quel sorriso dalla faccia.
Non si può essere troppo ironici con i My Violent Ego, etereo (mi
gioco subito l'aggettivo principe, così mi levo il pensiero) duo
italo/scozzese al primo lavoro sulla lunga distanza dopo due Ep
oggetto di culto sotterraneo. Perché "Carried Along By Fate" vive
immerso nel suo tragico romanticismo, e tocca corde profonde e sottili.
E' sin troppo facile connettere gli sforzi di Paolo e Christy ai
nomi di 4AD, Cocteau Twins, Lush, Cranes. In fondo non serve altro
(non su queste pagine, almeno) per descrivere "Carried Along By
Fate"; eppure non è questo il tratto più caratteristico della produzione
My Violent Ego. Non finché la voce di Christy Brewster saprà trasmettere
emozioni così intense, o sino a quando Paolo Miceli sarà capace
di dipingere i suoi tormentati paesaggi sonori con tale efficacia,
immergendoli in una penombra onnipresente, a solo un passo dall'afferrare
l'impalpabile bellezza prodotta dalla sua compagna.
La musica dei MVE è insomma una questione di sentimenti distillati
con esasperante lentezza, che sbocciano impercettibilmente al confine
tra grazia ed angoscia. Emozioni forti che stringono e avvolgono
tutto il lavoro, tanto che estrarne una traccia a scopo esemplificativo
ha l'aspetto di una forzatura (ma lo faremo lo stesso, tranquilli):
da quando la voce di Christy irrompe giocando a nascondino in una
sala piena di specchi in "30 Settembre" non si ha orecchio per altro;
ogni solco di Carried Along By Fate invita alla perdizione, che
si compie lentamente e impercettibilmente sul morbido terreno di
un dream-pop che mai è troppo indulgente o accomodante per l'ascoltatore.
L'unica modalità di fruizione è l'immersione totale, imposta con
modalità travolgenti in "Happysad", impalpabile creatura di puro
spirito nella quale le chitarre e gli effetti di Paolo accompagnano
discrete i sussurri di un angelo, o con quelle più prosaiche di
"She's the voices inside my head", con Christy che decide di scendere
per un istante a terra.
E se ancora non basta ecco il "Deliquio#1", strumentale che tesse
un filo sottile e invisibile sino ad ipnotizzare i sensi (non ascoltatela
in auto, mai).
Un disco che è come un sogno, caldo e inspiegabile all'inizio, e
i cui contorni si stagliano sempre più definiti tra le nebbie delineando
una chiarissima visione pop, che si fa strada dapprima asciutta
in "Crime" sopra un battito insistente e inusuale, trasfigura Morricone
in una fatale pop song come "French Feeling of a Tragic Song" e
trionfa infine esplicita nella squisita "Delicate unhappy song",
come i Blonde Redhead ad un party pop.
Musica "de-noised, re-noised and de-noised again" per nostalgici
shoegaze, romantici senza speranza, sognatori, sonnambuli.
Salvatore
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