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Giovane etichetta indiepop attiva dal 2004 nella provincia Bresciana, My Honey gestisce un piccolo mailorder, organizza serate e produce dischi e miele: non a caso la sua prima compilation "Let it bee" è dedicata all'apicoltura.
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Compilazione extraordinaire indie e pop, "Let It Bee" (titolo rubato a un surreale duo femminile anni 80 con pettinature ad alveare: avevo un debole per le Voice of The Beehive) riunisce su un unico CD tante delle band di cui abbiamo parlato in quattro anni di webzine. Eisenhower, Mocca, Watoo Watoo: chi altro avrebbe potuto metterli insieme?
Ok, ok: non l'abbiamo pubblicata noi. Lo ha fatto Myhoney Records, che produce dischi e miele dal 2004, ed è la manifestazione di quella scena indiepop che auspicavamo sin dall'inizio della nostra storia. E' una etichetta indiepop nata dal nulla che era (e per fortuna non è più) la scena pop indipendente italica, è quel tipo di cosa che non hai fatto niente per meritarti ma che esiste comunque. Ed è bello sapere che mentre dal rassicurante rifugio del mio salotto io scrivo di musica indiepop, a Brescia c'è qualcuno che ha effettivamente the balls per pubblicare dischi radunando spiccioli e coraggio attorno ad un progetto concreto.
Oh, ma per l'apologia dell'etichetta ci sarà tempo.
Per il momento basti dire che "Let It Bee" è il miglior premio possibile alla giovane attività di MyHoney, e il suo gusto tutto sommato casuale - il filo conduttore è l'esile tematica api/miele - è giustamente baciato dalla fortuna, mantenendosi su livelli prodigiosamente elevati per ben 20 pezzi. Non ci sarebbe da dubitarne, dati i nomi coinvolti, ma sapete come sono le compilation: un salto nel vuoto.
Non questa volta. Esistono due tipi di pubblico per una raccolta del genere: quelli che guardando la tracklist sorrideranno increduli e quelli a cui spunterà un grosso punto interrogativo sulla testa. E "Let It Bee" cerca di fare in modo che la seconda categoria collassi nella prima attraverso una ficcante opera di persuasione.
A dimostrazione portiamo l'elencazione disinvolta dei brani, pratica alla quale non ci sottraiamo: le filastrocche tutta chitarra e PC di Eisenhower (bentornato!), il candore dei Minibar ex-Vacaciones, tra i LMALL più luminosi di sempre di "Could I Call You Honey?", una lunga cavalcata twee di Michael Korchia/Watoo senza moglie – e voce - al seguito, il folle rap delle Rough Bunnies del divertissment "Thought Honey" eccetera eccetera, con due punti esclamativi in corrispondenza di Luisa Mandou Um Beijo ed Half-Handed Cloud.
Il pezzo della band di Sao Paulo è estasi dolceamara, sintesi altissima di pop e brasilianità scandito dalla voce di Flávia Muniz, come e meglio di Amarelinhacorcovado; e di "Beef Baked a loaf for me" di Mr. Ringhofer si può solo dire che non avrebbe sfigurato sul suo ultimo album, affermazione della quale non credo sia necessario rimarcare l'importanza.
E poi (c'è sempre un "e poi" a questo punto) i Juniper Moon nella nuova incarnazione Linda Guilala, la ministarlette Piney Gir in rappresentanza delle Schla La Las con un bel pezzo bossanoveggiante e casalingo, gli Shermans che si adattano alle grazie del titolo in "Sweet As Honey", e a corredo qualche nome da punto interrogativo sui quali urgerà indagare (lo sforzo dei teutonici Locas In Love che cantano in italiano non passerà inosservato, promesso) a svolgere la funzione divulgativa che è propria di ogni compilazione ben riuscita.
Infine mi sia consentito un pizzico di personale orgoglio. Let It Bee è (anche) sintesi di quattro anni di indiepop(.it), di dischi bellissimi ed ignorati, di musica nascosta e scoperta in ogni angolo del mondo. Qui dentro c'è un piccolo concentrato del nostro amore per l'indiepop e della nostra passione per la scena.
Perché alla resa dei conti la cosa più bella è l'identità di stile, ispirazione e passione che questo disco mantiene, l'impossibile omogeneità di una raccolta assemblata tramite internet ed email che restituisce la fotografia più bella della scena alla quale ci dedichiamo ogni giorno. Possiamo dire di essere stati ripagati.
Oh, al diavolo. La miglior compilation mai dedicata ad indiepop.it
Salvatore
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