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Mutt Ramon sono Simon Lancaster e Neil Johnson da Manchester, due colleghi d'ufficio dotati di un distorto senso dell'umorismo e di una notevole attitudine per le melodie pop-elettroniche. Alla stesura dei pezzi partecipa anche un misterioso terzo membro: Robin, da Helsinki, che spedisce testi e poesie poi adattati alle canzoni di Mutt Ramon. Scanzonati ma perfettamente a loro agio nel ruolo di performers indiepop, pubblicano due EP autoprodotti tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006, facendoli seguire dall'ottimo "Utterly Mutterly". Altro segno distintivo: ogni loro copertina contiene l'immagine un buffo animale.

 

 

 
 

Discografia:

Utterly Mutterly (Autoprodotto, 2006)

Sito Ufficiale:
www.muttramon.com

 
 

 

 
 

Utterly Mutterly
(Autoprodotto, 2006)

 
 

Chi ama la musica indie conosce il confine tra lecito e illecito. Sa quando uno scherzo sconfina nel cattivo gusto, e che ci sono cose che non si fanno. In genere sa anche che è vietato sorridere troppo, specialmente se la band non si chiama They Might Be Giants e/o non è espressamente rivolta ai bambini.
Ma il cagnaccio Ramon, lui che ne sa? Nato all'ombra dei Pet Shop Boys e del più tenero indiepop d'Albione ha mangiato scatolette electro sin dalla più tenera età, si è fatto i dentini su tastiere Casio e temerarie bassline e non ha mai perso il vizio di correre dietro ai palloni colorati. Per questo "Utterly Mutterly", album d'esordio del cagnaccio Ramon, è un disco liberatorio: ha tutti i tratti somatici dell'album indie ma non cerca di prendersi sul serio ad ogni costo, innesta le sue beate melodie di ritmi frenetici o le rallenta sino alla ballata, le porta indifferentemente in pista da ballo o al pub per una birra con agli amici. E se il tapiro in copertina (la sventurata associazione televisiva turberà solo noi italiani, grazie al cielo) colto in una sorta di ghigno ne annuncia le intenzioni canzonatorie, ciò non significa che all'occorrenza il cagnaccio Ramon non sappia diventare il performer indie più sensibile nella stanza.

Un simile impudente approccio alla materia indie fa sì che "Utterly Mutterly" sia a tutti gli effetti un nuovo inizio per la band di Manchester: le sette canzoni già edite - ovvero il 100% della produzione precedente - sono affiancate al nuovo materiale senza coercizoni o punti di sutura, all'insegna di una impenitente fiducia nei propri mezzi.
Le caratteristiche? Pop da ballare, che rinuncia se è il caso alle keyboards per privilegiare le chitarre ma mai accantonerebbe il basso, una propensione per refrain circolari e strofe in rima, la ricerca mai affannosa dell'orecchiabilità e un sound che a dispetto dell'aria spregiudicata e lofi porta i segni della maturità, probabilmente derivante dall'assidua frequentazione degli ambienti indie e dalla decodifica delle sue regole principali. Ciò che ne segue è una lunga serie di tormentoni, sottoprodotti Pet Shop Boys ("Strangers") con tutta la bambagia di contorno e suadenti ballate semiacustiche ("Derek Jarman's Garden") per sei corde e tromba cui manca solo la voce giusta per diventare il sogno bagnato di ogni indiekid. L'orecchiabilità francamente irresistibile delle altalene di basso e tastiere di "Phisically Corrupted", dei violini che invadono la ritmica scanzonata di "Blue Or Grey", dell'indie-soul pazzerello "The Dog Song" è pareggiata in un attimo dalle conclusive e rotondissime "Worlds" e "Monkey Bars", archi su nudo tessuto ritmico (prima) e acustico (dopo) che rivelano senza ambiguità le doti di songwriting del duo mancuniano e la naturale, irrefrenabile propensione alla melodia.
Fatti i dovuti paragoni si potranno addirittura di cogliere nella facilità pop dei Mutt Ramon tracce della estroversione forzata degli Housemartins, sin dall'inizio più dotati di quanto le loro canzoncine lasciassero intendere. Come "Breaking Up" dei Research, "Utterly Mutterly" è un'altra perla non annunciata di questo inizio d'anno, un album bello dall'inizio alla fine che meriterebbe una pubblicazione ufficiale. Se solo la band si fosse data un po' più di tempo.

Salvatore