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Roy Thirlwall, voce e chitarra
dei Windmills, è l'unico titolare dle marchio Melodie Group.
Sotto questo pseudonimo ha inciso nella sua abitazione di
Southend-On-Sea un EP (seven songs, 2000) ed un album fedeli
al nome che si è scelto: melodie e ancora melodie, malinconiche
e soavi sotto la monotona voce di Thirlwall e già paragonate
ai lavori di Go-Betweens, Lloyd Cole e Felt.
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Non è necessario aggiungere
granché al nome scelto da Roy Thirlwall per questo suo progetto
solista: l'estetica e gli scopi di Melodie Group stanno tutti nella
ragione sociale, e sono espressi al meglio nelle dieci docili canzoncine
di Updownaround.
La Melodia è il supremo ente portante del lavoro: è attorno ad essa
che Roy costruisce educatamente i suoi pezzi, plasmandoli morbidi
e cesellandoli sino a limare ogni imperfezione. Una melodia che
affonda divertita le radici in ogni aspetto della musica pop e che
impone il massimo della pulizia sonora; dopo tanta fatica Thirlwall
non può certo far sì che una produzione lo-fi comprometta la perfezione
delle sue armonie, e allora il basso risalta chiaro come una batteria,
la chitarra arpeggia note limpidissime e indisturbate dal lavoro
di studio.
Detto questo, trovare dei genitori ad Updownaround e alla sua girandola
di citazioni è un gioco persino divertente; i Windmills sono dietro
l'angolo, certo, e nulla può nasconcere il crooning Morrisseyano
del nostro (ditemi se "Xiao" non sembra prelavata di peso da "Viva
Hate"), ma il programma riserva lo stesso diverse sorprese: gli
inserti elettronici su base di basso di "Hold" ricordano il Paul
Roland più ispirato, "When love comes along" indossa i panni del
più sofisticato country-rock, e c'è anche una favola surreale come
la bella "Hairdresser in the sky", che cita Moz ma fa in realtà
pensare al suo più devoto emulo americano, Don Lennon.
Ottimi pretesti per estrinsecare la vena melodica del nostro, che
finisce per centrare dieci piccole gemme brevi ed orecchiabili come
nella miglior tradizione del genere, superando i limiti di una voce
monocorde grazie a liriche tutt'altro che banali. Come Morrissey,
Thirlwall si crogiola infatti nel proprio disagio, lo eleva a tratto
distintivo della sua musica e del suo carattere e ottiene un lavoro
intimo, armonioso e malinconico. Una sorta di contorto percorso
di educazione amorosa, che parte dall'ossessione per le pin-ups
("Everybody loves you", canzone d'amore per la ragazza di un poster
che porge al muro un verso morboso e tenero al tempo stesso come
"Dont' you go away and break my heart") e attraversa amori
desiderati e persi sino al rifiuto di "I do not love you", probabilmente
la canzone pop più compiuta - e più anni 80 - di un disco fatto
di "battimani e paranoia", come ha efficacemente sintetizzato
qualcuno. Semplicemente magnetico (fields).
Salvatore
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