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Roy Thirlwall, voce e chitarra dei Windmills, è l'unico titolare dle marchio Melodie Group. Sotto questo pseudonimo ha inciso nella sua abitazione di Southend-On-Sea un EP (seven songs, 2000) ed un album fedeli al nome che si è scelto: melodie e ancora melodie, malinconiche e soavi sotto la monotona voce di Thirlwall e già paragonate ai lavori di Go-Betweens, Lloyd Cole e Felt.

 

 

 
 

Discografia:

Seven Songs EP (Matinée, 2000)
Raincoat EP (Matinée, 2000)
Updownaround (Matinée, 2002)

 
 

 

 
 

Updownaround
(Matinée, 2002)

 
 

Non è necessario aggiungere granché al nome scelto da Roy Thirlwall per questo suo progetto solista: l'estetica e gli scopi di Melodie Group stanno tutti nella ragione sociale, e sono espressi al meglio nelle dieci docili canzoncine di Updownaround.
La Melodia è il supremo ente portante del lavoro: è attorno ad essa che Roy costruisce educatamente i suoi pezzi, plasmandoli morbidi e cesellandoli sino a limare ogni imperfezione. Una melodia che affonda divertita le radici in ogni aspetto della musica pop e che impone il massimo della pulizia sonora; dopo tanta fatica Thirlwall non può certo far sì che una produzione lo-fi comprometta la perfezione delle sue armonie, e allora il basso risalta chiaro come una batteria, la chitarra arpeggia note limpidissime e indisturbate dal lavoro di studio.

Detto questo, trovare dei genitori ad Updownaround e alla sua girandola di citazioni è un gioco persino divertente; i Windmills sono dietro l'angolo, certo, e nulla può nasconcere il crooning Morrisseyano del nostro (ditemi se "Xiao" non sembra prelavata di peso da "Viva Hate"), ma il programma riserva lo stesso diverse sorprese: gli inserti elettronici su base di basso di "Hold" ricordano il Paul Roland più ispirato, "When love comes along" indossa i panni del più sofisticato country-rock, e c'è anche una favola surreale come la bella "Hairdresser in the sky", che cita Moz ma fa in realtà pensare al suo più devoto emulo americano, Don Lennon.
Ottimi pretesti per estrinsecare la vena melodica del nostro, che finisce per centrare dieci piccole gemme brevi ed orecchiabili come nella miglior tradizione del genere, superando i limiti di una voce monocorde grazie a liriche tutt'altro che banali. Come Morrissey, Thirlwall si crogiola infatti nel proprio disagio, lo eleva a tratto distintivo della sua musica e del suo carattere e ottiene un lavoro intimo, armonioso e malinconico. Una sorta di contorto percorso di educazione amorosa, che parte dall'ossessione per le pin-ups ("Everybody loves you", canzone d'amore per la ragazza di un poster che porge al muro un verso morboso e tenero al tempo stesso come "Dont' you go away and break my heart") e attraversa amori desiderati e persi sino al rifiuto di "I do not love you", probabilmente la canzone pop più compiuta - e più anni 80 - di un disco fatto di "battimani e paranoia", come ha efficacemente sintetizzato qualcuno. Semplicemente magnetico (fields).


Salvatore