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Maximilian Hecker è un giovane
sensibile cantautore berlinese votato a un romanticismo pieno
e tormentoso.
Concepisce la sua musica in forma di ballata per pianoforte
languida e sofferta, cui si aggiungono progressivamente strumenti
a corda, archi oppure inserti digitali a saturare l'ambiente.
Una contrapposizione vuoto-pieno che incanta sino a commuovere
l'ascoltatore.
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Lady Sleep, Lady
vanishes.. nelle ultime luci della stanza. Il musico esce in
discrezione nell'ombra, reprime i tormenti.
Maximilian Hecker, la sua aura, i tremori del suo discorso amoroso,
si ritrovano in una nuova serie di ballate sentimentali ormai disilluse
e coscienti, rivolte e poggiate su una placida pianura, in contemplazione.
Addio grida straziate, palpiti e burrasche (di "Rose"). Un senso
di sopravvivenza, e l'emotività piegata dal dolore torna a difendersi.
Si resta in vana solitudine, quasi un bisogno, una necessità per
chi è irrimediabilmente solo nello spirito.
"Lady Sleep" non manca di tenore, d'intrigo, di voluttà, di sofisticato
capriccio, di ostinata adorazione alla propria musa Afrodite. Lo
nutre una forza persuasiva in pochi misurati gesti meditativi, traiettorie
semplici e personali, frasi minimali di tastiera o di pianoforte,
o corde calibrate di viola e vocalismi "perdidi", inquieti e feriti.
Quantunque si tratti in buona evidenza di musica del mattino dopo,
del letto rifatto, del mare sereno, del malinconico distacco, della
dipartita, pur forzata.
Sporadici gli assalti d'archi del passato, qui funzionali.
Un altro corso in pagine-petalo quiete e fascinose, dal nome "Birch",
"Anaesthesia", "Summer Days In Bloom", "Daze Of Nothing", "Snow";
rarefatte, eccelse, senza più increspature, mai.
Se perdoniamo al musicista berlinese qualche sfoggio esasperato
di classicismo (esempio su "Dying", ma a tratti anche altrove),
non mostriamo altrettanta disposizione verso assordanti e folli
scivoloni elettrici che danneggiano e macchiano senza giustificazione
la limpidezza del discorso (decima traccia, "yeah, eventually she
goes").
Macchia che non compromette: è pur sempre sortita di pochi istanti,
per quanto sciagurata, istinto di vuoto presto cauterizzato da un
salvifico zefiro di glockenspiel.
"Lady Sleep" offre una prospettiva nuova, una soavità diversa, balsamica,
diletta, nata assuefatta dalla assimilazione d'un rammarico.
Fabio
I
Dolori del Giovane Hecker, a voler sintetizzare in mezzo rigo.
Ma quanta autenticità, partecipazione e calore troviamo, ancora,
sempre, in questi dolori.
Chi ha ritenuto Infinite Love Songs una prova indimenticabile, una
elegiaca koinè, sa esattamente cosa attendere da Rose, come riprendere
un libro lasciato a metà, augurandosi che lo scrittore preservi
simili virtù e inclinazioni.
Difficilmente si può rettificare un'espressione quando essa coincide
con la natura, con l'essenza più intrinseca e vitale.
Rose si conferma mosaico di ballate limpide, pastose, smaglianti,
clamorosamente intime e tenere, di sentimentalismo e pathos soverchiante.
Si ascolti "Kate Moss" (sic), "I am falling now",
"never-ending days", "rose".
La natura e la provenienza sono medesime, ma ogni petalo è parimenti
costitutivo ed essenziale.
Complice in queste pagine, un'interpretazione vocale toccante e
luminosa, che aspira al divino.
Quanto più Hecker rinuncia ad ogni riservatezza, tanto più si sente
rinvigorire. A muoverlo non è solo un compiacimento più o meno narcisistico
dei colleghi Mr Wright e Real Tuesday Weld.
Comunicare ad altri attraverso un'esibizione satura aiuta a sopportare
il fardello. Lo sforzo é curativo, confortante.
Un cerimoniale autobiografico in grado di gestire e redimere qualche
convenzione contenutistica; si ammira Morricone e F.M. Cornog alias
East River Pipe, si condivide il sentimentalismo terso, il
simbolismo lirico.
Il gesto di Hecker si ibrida con il drum'n pop, in "daylight"
e "my love for you is insane"; o col noise, valgano le
inserzioni in "my friends" e nella title track, dal crescendo
chitarristico acutissimo, convulso, straziante; spleen che soverchia,
assieme all'interprete, ogni nostra residua obiezione.
Ed è definitivo amore.
pur sapendo che l'amore doveva necessariamente portargli molti
dolori, tormenti e umiliazioni, che per di più esso distrugge la
pace e riempie il cuore di melodie senza che uno possa trovar la
quiete (.) gli si abbandonò completamente, n'ebbe cura con tutte
le forze dell'animo, poiché sapeva che avrebbe arricchito la sua
natura, l'avrebbe fatta ricca e viva; anelava a possedere una natura
ricca e viva, invece di foggiare posatamente qualcosa di compiuto."
(Thomas Mann, Tonio Kröger)
Fabio
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