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Probabilmente la label più credibile nel proseguire l'opera di Sarah e Creation Records, dal 1997 ad oggi la Matinée recordings di Jimmy Tassos è diventata una delle principali risorse per gli appassionati di indiepop. Con una politica orientata esclusivamente alla qualità, la Matinée ha consolidato il proprio marchio nel corso degli anni dando rifugio a diversi artisti e gruppi reduci dalla scena indiepop degli anni 80 (Sportique, Would Be Goods) e lanciando con regolarità nuove bands, dai brasiliani Pale Sunday ai Liberty Ship di Nottingham.

 

 

 

 
 

Sito ufficiale:

www.indiepages.com/matinee

 
 

 

 

 
 

The Matinée Winter Warmer
(Matinée, 2004)

 
 

E' forse la prima volta che la collana stagionale Matnée si presenta con un'uscita a forte connotazione metereologica: i dieci pezzi di questa quarta ed ultima compilation sono invariabilente dedicati all'inverno e al Natale, argomenti che ispirano gli indiepopper persino più della primavera. E ad aggiungere valore al piatto, c'è un corposo numero di inediti che per quanto possano far pensare a scarti di lusso sono pur sempre una spanna al di sopra della media stagionale: alla Matinée hanno proprio una squadra di campioni.

Si comincia con un pezzo già edito ma nondimeno essenziale: il ricordo non ha annacquato "Baked Alaska" degli Slipslide, anzi se possibile l'ha resa persino più bella e confortevole. Al tempo di "The World Can Wait" avevamo parlato di "un tripudio di accordi 80s grondanti malinconia agrodolce" ma è molto più di questo: si tratta di un pezzo magico, le cui magnifiche armonie procurano alternativamente caldo e freddo e confondono i sensi, dando un'idea di quanto dovremo aspettarci da questo album. Che è, nell'ordine:

I Fairways - la cui definitiva assenza mette addosso una strana malinconia - con la festiva "Winter Song", che per quanto fosse uno dei pezzi meno eclatanti di "This is Farewell" rimane sempre un bel sentire (l'unico problema è che quell'album lo *dovete* avere, e quindi la sua presenza qui risulta superflua).
I soliti, favolosi Pipas di "Boxes", in cui la voce triste di Lupe fa sfracelli sui semplici accordi acustici di Mark grazie a semplici sovraincisioni, e se questa è un'anticipazione del prossimo album davvero non vediamo l'ora.
Gli Harper Lee in gran spolvero, con una canzone natalizia per tastiere e drummachine, e con la voce di Keris Howard che fa del suo meglio per catapultarsi indietro di 10 anni: ricca di suggestioni festive e ricordi d'infanzia, un pezzo che spiega perché i Brighter erano la Sarah e perché gli Harper Lee ne sono degni eredi.
C'è anche il gradito ritorno dei Liberty Ship, con la voce nasale di Mark Elston al servizio di un brano compresso dalla sezione ritmica su un sottile strato di chitarre, meno denso dei pezzi abituali della band e godibile nonostante l'apparenza un po' distratta ("Photograph"). E poi i Lucksmiths che cantano "The Winter Proper" ribadendo sin dove può arrivare la loro naturale emotività. La voce di Marty vibra su un pezzo magro ed invernale, pensoso ma dotato di quella inesauribile freschezza propria della band australiana, stavolta così poco Luck e tanto Smiths (prima o poi questo gioco di parole lo si doveva fare, scusateci).
Il meglio però, se ci consentite, lo offrono i Pines, recuperati dai un raro EP con "High Street", canzone natalizia alternativa che Pam Berry e Joe Brooker cantano con un equilibrio che ha del meraviglioso e che non concedendosi alla facile melodia (ma c'è una armonica assassina) ci ricorda perché i Pines sono destinati a rimanere una delizia per pochi.
E mentre i Lovejoy si accomodano sotto l'albero evidenziando la vena acustica più di quella elettronica, in chiusura i Melodie Group quasi ce la fanno a rendere sopportabile "Jingle Bells" dopo l'overdose natalizia; quasi, ma l'impresa era disperata. In compenso Roy Thirlwall affida il ritornello della canzone ad una bambina stonata con effetto dirompente e allora voi vendicatevi mettendola su l'anno prossimo coi parenti.

E' tutto, e solo alla fine ci si accorge di aver in fondo ascoltato un puro Christmas Album, il migliore che ci sia capitato di sentire da molti anni a questa parte, ma arrivato qui. a gennaio.
Oh, sarà per il prossimo anno.

Salvatore


 
 

Romantic and Square is Hip and Aware
(Matinée, 2004)

 
 

Ci sono state canzoni che ci hanno fatto piangere, ed altre che ci hanno salvato la vita. Forse non ce ne siamo nemmeno accorti; le abbiamo digerite dopo un lento assaporare, e oggi quasi non ce le ricordiamo. Un sorriso triste ci attraverserebbe ancora il viso se solo le sentissimo passare in radio. Ma non le sentiamo, mai.

Un tributo agli Smiths (di questo parliamo, nel caso foste stati su Marte negli ultimi due mesi) è faccenda complessa. L'impresa - e qui parlo di impresa dell'ascolto, ché l'immedesimazione con Morrissey e soci è sempre stata parte essenziale alla fruizione - è delicata a livello emotivo prima ancora che musicale. Come si ascolta la cover di una canzone che ti ha fatto piangere? Ci si può predisporre alla blasfemìa, apprezzare le diversità, lodare il coraggio, ma la faccenda delle lacrime non è di facile soluzione, resta in sospeso.
A pensarci bene, il successo dell'operazione Matinée (perché di successo si tratta, e da standing ovation) ha a che fare proprio con questo. Bastano i primi 20 secondi di "Ask" lasciata tra le mani dei Pines, liberata da tutto fuorché dal riff che l'inizia e la definiscce, che resta silenzioso in aria senza sparire, e la voce di Pam Berry che liricheggia. Bastano per capire che questa è una storia tutta diversa dagli usuali tributi. Le band chiamate al lavoro non maneggiano una materia lontana e mitizzata, né canzoni ascoltate con spirito leggero in radio o alla discoteca. No, la maggior parte di loro ha versato lacrime su queste canzoni, e non lo dimentica. Per questo "Romantic..." è un omaggio fatto con il cuore, e non potrà che piacere a chi ha seguito - con lo stesso muscolo - questa band.

Negli inevitabili alti e bassi di una operazione del genere, la raccolta ha almeno quattro canzoni di formidabile spessore, che rendono omaggio all'originale piegandolo ai propri ineffabili bisogni. Pines, di cui dico sopra, e poi Pale Sunday, Pipas e Guild League (progetto sul quale Tali White pare ormai concentrare la migliore ispirazione), di cui dirà Alessandro più sotto. Tutti loro sfuggono il confronto con l'originale distanziandosene con eleganza, a differenza dei Lucksmiths che in una "There is a Light That Never Goes Out" sin troppo fedele inciampano nell'unico vero flop della collezione. Ma queste quattro, sporcate di bossa e dub, elevate su improbabili strutture d'archi, con il vocoder e/o Lupe (che ormai fa categoria a se') ad impreziosire la materia vocale, ecco, mi sento di dire che nessuno potrà mai migliorarle. Bastano a rendere imperdibile questo tributo indiepop al più amato gruppo indiepop di sempre. E soprattutto a farlo amare da noi.

Spazio alle canzoni, in ordine di scaletta:

The Pines "ask"
Nonostante la scelta della famigerata canzonetta da vulgata smithsiana, i toni son alleggeriti, e aleggia un alito di campestre spensieratezza, fors'anche leggermente psichedelica. Ma aggiustare più di tanto questa filastrocca epocale non si può e rimaniamo alla fine sempre io, il mio ingombrante passato e la solita tenera, vergognosa schifezza.

Pale Sunday "I know it's over"
Arrangiamento eccentrico: su un tempo contestualmente bossanovato (buon sangue...) si aprono squarci di chitarre sognantemente riverberate, come in una bislacca collaborazione fra Tom Zé e gli Slowdive. E per un attimo la furberia della trovata ci fa dimenticare la lagnosa verità di chi sa che è già finita.

Lucksmiths "there is a light that never goes out"
Delusione. Ok, sull'originale smithsiano l'arrangiamento di archi era un po' come una bella incudine sui coglioni, e averlo rimosso è tutta salute. Ma dai Lucksmiths era lecito attendersi più di questa scialba copia in carta carbone. Poco o nulla incisivo il duetto male/female.

Slipside "please please please let me get what i want"
Beh, essere amanti degli Smiths è già, in qualche modo, rendergli giustizia. Un po' meno studiare a memoria la parte e riprodurla pedissequamente. Senza infamia e senza lode, comunque.

Pipas "this night has opened my eyes"
Il capolavoro del disco, efficace alchimia di elemento femmineo (che beh, sembra poco credibile, coverizzando gli Smiths) e leggiadria strumentale. S'un tempo dub traballante, dolci accordi carezzano il sostrato not happy and not sad dell'originale. Il tutto ticchettante come una bomba ad orologeria.

Lovejoy "girlfriend in a coma"
Appena appena più moribondo dell'originale, meno enfasi e verve, fiacco sulla strofa, più ammodo sul ritornello. La sensazione finale è che si sia ad un passo dalla cover geniale, ma niente, non decolla.

Would-Be-Goods "back to the old house"
Cover algida, apatetica quindi sostanzialmente stravolta, con un minimo artificio: scegliere una canzone che non è coessenziale alle proprie corde. Avrei visto meglio per loro, chessò, Nowhere Fast, You've got Everything Now...

The Young Tradition "sheila take a bow"
Ok, non era difficile produrre una cover superiore all'originale. Cmq qui la frenesia dei dubbi di Sheila si placa e trova la via di una bella resa acustica con tanto di fisarmonica. Conciliante.

Simpatico "that joke isn't funny anymore"
Ha scelto bene Jason Sweeney il pezzo da coverizzare: di fatto potrebbe averlo scritto lui. Le sue chincaglierie elettroniche vintage ben si addicono alla materia musicale. Non aggiunge e non toglie, tutto scorre fino al termine amaro. Del resto questo pezzo un po' più corto semplicemente non esisterebbe.

The Guild League "panic"
Una bella versione vaudevillizzata, teatralizzata di un pezzo che teatrale già era e tanto. Begli archi, la giusta scanzonatezza e la leggerezza che riguadagna un pezzo che era difficile non migliorare. Specie poi considerando il rango dei Guild League.

The Liberty Ship "sweet and tender hooligan"
Boh. Perché? Non saprei. Eppure c'erano cose da fare s'un originale che non brilla certo per arrangiamento. E invece, se è possibile, i Liberty Ship (che da queste parti stimiamo assai) lo hanno ulteriormente banalizzato.

The Snowdrops "bigmouth strikes again - live"
Ariosa e compassata, arricchita da delay e controcanti estensivi ed estendenti. Beh, sì, non cambia nulla nella sostanza, ma è sempre un bell'ascoltare.

Salvatore ed Alessandro


 
 

The Matinée Autumn Assortment!
(Matinée, 2003)

 
 

Vabbè che siamo inguaribili ottimisti, ma non possiamo fare a meno di osservare che le piccole etichette - e l'indiepop in generale - stanno attraversando un momento delicato. Tra l'annunciata chiusura di Kindercore, l' indefinita sospensione delle attività di 555 e la pausa di riflessione di Shelflife, l'unica label in salute sembra essere rimasta Matinée (lo scriviamo toccando ferro e tutto il resto, fatelo anche voi mentre leggete), che non rinuncia mai alle sue belle pubblicazioni mensili ed a sostenere l'attività live delle sue band.
Ed è una fortuna che non lo faccia, perché in tutta franchezza non potremmo rinunciarci nemmeno noi.

Prendete ad esempio questa raccolta d'autunno, la terza nella collana "stagionale" Matinée dopo quelle dedicate ad estate e primavera. Dopo la scorpacciata di compilation degli ultimi mesi uno potrebbe anche averne abbastanza, e invece...

Invece nell'assortimento autunnale in questione, pubblicato in concomitanza con il tour europeo (ma non vi illudete: solo Inghilterra e Spagna) di numerose band di casa Matinée, non si trovano che meraviglie.
Sì, lo so costa state pensando: che palle, le raccolte sono tutte uguali e tutte inutili, non ci convincerai mai, eccetera, ma aspettate un secondo. E' vero che il fenomeno delle compilation a 5 dollari/euro con la mercanzia in bella mostra ha i suoi aspetti deleteri (mai avuta l'impressione di aver comprato quello che in fondo è solo un sampler?), ma il buon Jimmy la sa lunga e riesce ad assemblare una raccolta che mantiene una impeccabile coerenza con il tema trattato (l'autunno) ed è allo stesso tempo stipata di anticipazioni sul 2004 Matinée, che si annuncia davvero memorabile. Solo tre i brani già editi, affidati ai Windmills (del cui ultimo album parliamo benissimo qui), ai Lucksmiths di "After the After Party" e ai Pines, la cui "A rainy Day" - dal primo "True Love Waits" - non si smetterà mai di lodare. Chi vuole dare un'occhiata al futuro prossimo si accomodi pure oltre: si comincia dai Liberty Ship, che lanciano l'album "Tide" con un pezzo leggerissimo e risonante di chitarre cristalline ("Baseball Caps and Novas") che dimostra come Marc Elston e soci siano già lontani dai suoni di "Small Lives" e più avvezzi a certe reminescenze Sarah, si prosegue con - udite udite - un inedito dei Would Be Goods sotto forma di "Morning After", adorabile nenia a firma Jessica Griffin sui dolori del risveglio post-coitale (quando ci si accorge che il partner non e' esattamente un adone) e che ce li ce li mostra ancora in forma "Emmanuelle Beart", e con gli Harper Lee che non si sa ancora quando pubblicheranno un nuovo album ma a giudicare dalla tristissima profondità dell'ottima "Autumn" farebbero bene a sbrigarsi prima di deprimersi troppo. E a contorno del tutto, ci sono pure i Pipas che remixano "Don't Walk", uno dei pezzi più belli di "Golden Square" (come se ce ne fossero di brutti) aggiungendo un ulteriore strato elettronico alla voce di Lupe. E poi un inedito degli Slipslide persino migliore di gran parte dell'ultimo album, gli Airport Girl in versione country ed è già ora di andare a dormire.
Fine. Sipario. Applausi.

Salvatore



 
 

Matinée 50
(Matinée, 2003)

 
 

Attenzione: in questa recensione potrebbero comparire alcune frasi usate per recensire la raccolta gemella Shelflife, ma vi assicuriamo che si tratta di due scritti diversi.

Sentire venti artisti Matinée che coverizzano venti canzoni Matinée è una cosa strana, e in fondo nemmeno troppo particolare data l'affinità stilistica dei gruppi approdati alla label di Santa Barbara. Ma se nomino Lucksmiths, Windmills, Pipas, Harper Lee, Pines, Would-be-Goods, qualcuno di voi è in grado di resistere?
Io no, e a dire il vero non lo sarei comunque, perché ho imparato che ogni singolo disco targato Matinée merita amore incondizionato. E so anche che non è mai troppo tardi per cominciare, nemmeno se arrivate alla Matinée solo ora, al cinquantesimo anniversario. E quindi, invece di tediarvi con una dotta storia della label (ma se volete approfondire c'è un'intervista qui), preferisco elencarvi dieci ragioni dieci per amare Matinée 50.

1. per sentire il vocione di Roy Thirlwall dei Melodie Group lamentarsi di non assomigliare ad Emmanuelle Beart sulle note dei Would-be-goods.

2. Perché anche se non c'è nessuna cover dei Pipas potete sempre andare a riascoltarvi "A Cat Escaped" e ringraziare la Matinée per averlo pubblicato. E poi ci sono Mark e Lupe che vanno incontro agli Harper Lee di "you kill me" con una dirompente drum machine tenuta a bada dall'irresistibile voce di miss Nunoz.

3. Per Pam Berry che rifà a meraviglia i Fairways di "Darling, don't you think?" con tanto di armonica.

4. Perché lo so che sembra incredibile, ma i Pale Sunday diventano quasi aggressivi nel seguire le chitarre di Gregory Webster per "Just Friends" (Sportique).

5. Per Miss Jessica Griffin dei Would-Be-Goods che canta "Southernmost" dei Lucksmiths grondando emozioni come fosse una folk singer.

6. Perché dal canto loro i Lucksmiths offrono una versione di "Falling off of my feet again" così strepitosa che ascoltandola i Siddeleys sarebbero persino capaci di arrabbiarsi.

7. Per sentire gli ex Bulldozer Crash Elston e Maughan (ora rispettivamente con Liberty Ship e Kosmonaut) scambiarsi due brani che non potrebbero essere più lontani. E scoprire che mentre Marc Elston e compagnia si forzano alquanto per elettronificare alla bisogna "Desert Song", quel cafone di Maughan preferisce non piegarsi ed offrire una versione straniante e sensazionale di "Northen Angel" a base di riverberi e drum machine.

8. Perché ai Windmills di "Striking out on your own" (Airport Girl) bastano due accordi e cinque secondi di canzone per conquistarvi per sempre.

9. Perché l'omaggio ai Razorcuts di "Sad Kaleidoscope" eseguito dai Visitors farà piangere quelli che c'erano.

10. Perché alla Matinée hanno deciso di far pagare questa raccolta al prezzo di un EP, giusto in caso vi servisse un'ulteriore ragione per farla vostra.

Fate voi. Personalmente mi sento in ferie anche solo guardando la copertina.

Salvatore