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Cinque ragazzi innamorati del pop inglese di metà anni 80, in un percorso non dissimile da quello dei Lucksmiths, i Math and Physics Club sono Ethan (basso), Charles (voce), Saundrah (violino), Kevin (batteria) e James (chitarra) e nascono nel 2004 a Seattle quando James e Kevin, entrambi di Olympia, si reincontrano al College. Spediscono un demo a Matinée e salgono subito a bordo. Il nome è preso da una scena di "The Breakfast Club", film di culto giovanile degli anni 80.
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Vincitori con largo distacco al concorso per la successione dei Lucksmiths, i Math and Physics Club sono la puntuale e periodica manifestazione dello spirito pop più soave nel decennio in corso; melodie calde, chitarre jangly, organo ed archi e fiati. A volte la somiglianza con i capimastri australiani si fa ingombrante ("April showers"), in altri è solo un filtro rosato sulle lenti sixties pop brevettate dai signori Murdoch ("Cold as Minnesota") e Marr ("Such a Simple Plan"), ma in entrambi i casi c'è poco da obiettare a questo album d'esordio, redatto in bella copia e consegnato con evidente soddisfazione ai professori Matinée. Una confidenza quasi incredibile per un'opera prima ma che conferma in toto gli eccelsi risultati raggiunti dai due precedenti EP: la perfetta sinergia tra strumenti e voce, il talento melodico da primi della classe, la naturalezza con la quale lasciano fiorire senza sforzo i loro gioielli pop.
Non è un dono da poco: come Lucksmiths e Fairways prima di loro, i cinque di Seattle hanno eliminato ogni attrito dal proprio suono riuscendo in qualche modo a conservarne intatta la magia; il risultato è un insieme armonioso e rotondo di canzoni divise tra una nostalgia mai troppo pungente e la dolcezza pressoché assoluta di cui è a volte capace l'indiepop. E tra la disarmante semplicità di "La la la Lisa" e lo swing al miele di "Last dance", Math and Physics Club mettono la firma ad uno dei più begli esordi dell'anno.
Salvatore
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