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Formati nel 1997, il duo dei Kansasiani Compagni di Stato è artefice di un melange singolare: tastiere/pianoforti a profusione e percussioni. Il tutto declinato secondo i dettami di una esuberante solarità californiana.

 

 

 
 

Discografia:

My solo project (Omnibus, 2000 )
Our constant concern (Polyvinyl, 2002 )
Team boo (Polyvinyl, 2003 )
Bring it back (Barsuk, 2006 )

Sito Ufficiale:
www.matesofstate.com

 
 

 

 
 

Bring it back
(Barsuk, 2006 )

 
 

Procedendo dal colore grigio-indiepop verso tonalità più chiare e facendosi esso sempre più succedaneo di luce solare, plumbea cappa di giri armonici condannati dalla matematica combinatoria a ripetere le medesime sfumature di sfumature di sfumature, i Mates of State possono vantare la capacità di mandar giù una vaga pioggerellina e cristallini di speranza.

Bring it back", quarta fatica di Kori Gardner (voce e tastierame infinito) e Jason Hammel (Precussioni varie/voci) è lavoro corposo, solido, che fa giungere a maturazione gli elementi formali e contenutistici del duo di Lawrence, Kansas.
Senza chitarre e bassi poiché tutto un percuotere tasti bianchi e tasti neri.
Il risultato è infatti parecchio tasty.

Un pop grintoso senza ricalchi: pienezza di suoni e intenti, soluzioni compatte eppure capaci di incatenare l'attenzione per dieci tracce e quarantuno minuti.
Il feeling quasi punk di tastierine pompate di fuzz e psichedelicismi, pianoforti malandrini e una splendida batteria non-strafacente/versatile sono i marchi di fabbrica, unitamente a tanti bei ricami vocali che potrebbero sembrare twee ma non lo sono, o se lo sono non stuccano come dovrebbero.
Non è bubblegum, perché non vuole consumarsi velocemente: è disco di ripetuti ascolti.
Ha un po' i Beach Boys dentro ma incattiviti e impunkiti, riottosi come girls da spiaggia.
E' gioviale e schizza adrenalina, è variopinto senza logorarsi come un vestito troppo esile perché troppo sfrangiato.

Ora io magari lo sottovaluto un po', ma da com'è preso quest'annaccio, sembra che sia indispensabile re-incontrarsi con i Compagni di Stato. Se non altro per compilare resoconti.
Va detto, con forza, che è formalmente che il disco veicola al meglio l'esile melodismo: se v'è un'arte di apparire forti e va giudicata come si giudicherebbe effettivamente la forza, questo disco brilla di qualcosa.
Io lo consiglio. Se non altro come diversivo alla noia e ad un volume confacente.
Power pop creativo, tradizionale ma anche no.
Le Sleater/Kinney che abusano di limonata.

Alessandro