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Gli Isabel at Sunset sono un quintetto di Parma formato da Alain, Balkous, Ciano, Kevin e The Saint. Con un piede in Emilia e l’altro nella Profonda America indie-folk. “Pavementiani” fino al midollo osseo sono capaci di proseguire in maniera sublime il discorso musicale di Malmus e compagnia bella. They’re welcome!

 

 

 
 

Discografia:

Meet the gang! (Tea-Kettle Records, 2007)

Sito Ufficiale:
www.myspace.com/isabelatsunset

 
 

 

 
 

Meet the gang!
(Tea-Kettle Records, 2007)

 
 

Gli Isabel at Sunset escono allo scoperto con “Meet the gang!”. Che dire? Innanzitutto che è suonato benissimo e che la produzione è impeccabile. D’altronde il tutto è stato realizzato niente di meno che alla Fabbrica di Plastica, blasonatissimo studio di registrazione emiliano dove si sono cimentati i Pertubazione.
Inoltre con questo album si dà il benvenuto nella scena indipendente italiana anche alla novella etichetta “Tea-Kettle Records” (un sincero in bocca al lupo!).
C’è da dire che gli Isabel at Sunset suonano veramente bene, e di questi tempi non è affatto cosa da poco. Tutto l’album a suo modo è un piccolo gioiellino. Qual è il limite degli Isabel at Sunset allora? L’essere, senza nasconderlo affatto, emuli a tutto tondo dei Pavement. Nella voce alla Malkmus, in melodie ed arrangiamenti “pavementiani”.
In breve, “Meet the gang!” è una degna continuazione di “Crooked rain, crooked rain”, l’album più riuscito del quintetto californiano. Sarebbe probabilmente errato dire che gli Isabel at Sunset si rifanno all’indierock lo-fi americano degli anni ’90 (vedi Grandaddy, Guided by voices, Pavement, Dinosaur jr., Gomez, Modest Mouse, ecc.) perché i nostri si rifanno soprattutto ad un gruppo.
Inoltre questo gioco di emulazione “pavementiana” si completa con l’adozione di nomignoli angloamericani da parte dei componenti del gruppo, con un look di matrice indie americana (cappellini con la visiera o da cow-boy ben in vista e camicette “made in deep U.S.A”) ed in ultimo attraverso la scelta di un packaging artistico minimale molto curato ed efficace, ma anch’esso a suo modo dotato di un’estetica estremamente riconoscibile (vedi il retro-copertina con i titoli battuti a macchina).
A dire il vero anche i primi Yuppie Flu e i Pecksniff si sono rifatti alla stessa matrice lo-fi americana che ha ispirato gli Isabel at Sunset, ma probabilmente la somiglianza con Malkmus e soci era un po’ meno ingombrante.
Per concludere, per quanto “Meet the gang!” sia da considerare un album impeccabile, e ricco di belle, bellissime melodie, c’è una sensazione frequente di “déjà-vu” che spezza spesso l’incantesimo.

Michele