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Gli Intersoul nascono nel settembre 2001, sono di Milano e sono in tre, Maurizio, Nicolò e Alessio. Attraverso il loro pop intimista e atmosferico cantato nella “lingua di Dante” cercano, trovandola, una “via italiana al pop”. Certamente non mancano rimandi alla scuola romana di canzone d’autore (Tiromancino, Fabi, Sinigallia), ai Perturbazione, ai Verdena ma anche all’indierock, alla psichedelica e al pop anglosassoni.

 

 

 
 

Discografia:

Impressioni (Trazeroeuno, 2006 )

Sito:
www.intersoul.it

 
 

 

 
 

Impressioni
(Trazeroeuno, 2006)

 
 

Sette brani a cavallo tra il (dream) pop e la canzone d’autore con alcuni lievi rimandi a psichedelia e (indie) rock. Ma prima di tutto gli Intersoul scrivono attenendosi abbastanza fedelmente alla cosiddetta “forma canzone”. La voce dolce e a tratti sussurrata si mantiene all’interno del tipico cantato pop, ed è un bene perché la voce di Maurizio è bella ed intonata. Inoltre l’effetto riverbero la porta talvolta vicino a territori shoegaze.
Gli Intersoul cantano in italiano - cosa mai facile ma che va apprezzata proprio perché costituisce un elemento di rischio che fortunatamente in alcuni casi rappresenta anche un grande elemento di forza – e nonostante siano di Milano sembrano avere qualcosa in comune con la “scuola romana” di canzone d’autore (Niccolò Fabi, Tiromancino, Senigallia), così come con i Perturbazione, i Verdena più pop, Carmen Consoli.
Tra gli episodi più riusciti l’intermezzo strumentale che colpisce in particolare per i suoi suoni rarefatti e atmosferici uniti a un dolce suono sintetizzato molto indiepop di scuola Labrador.
Tra le canzoni “cantate” meritano in particolare “Alexander Throckmorton” e la conclusiva “Se fosse ancora Settembre”: della prima si apprezzano le atmosfere crepuscolari realizzate grazie al sapiente utilizzo dell’effettistica delle chitarre; la seconda invece potrebbe essere tranquillamente una canzone dei Radio Dept. cantata in italiano, con suoni pop alterati che sono una delizia. Un altro episodio assai convincente è la canzone iniziale dell’album, “Settembre”, la quale ha un tono invece più cantautorial-rock.

Un caso a parte meritano altre due tracce, ovvero “Violazzurro” e la traccia quattro, che non ha un titolo vero e proprio. Si tratta potenzialmente delle canzoni più riuscite dell’album, che presentano però due “stonature” abbastanza grandi a livello di arrangiamento. In “Violazzurro” non condivido molto la scelta di trasformare una canzone dal tocco vellutato e morbido in una canzone rock attraverso un passaggio di accordi (intorno al secondo minuto) tipicamente rock, anche a livello di suoni. Ed è un peccato perché la canzone di per se è un bijoux. Per quanto concerne la traccia numero quattro sento di dover affermare qualcosa di estremamente simile. La canzone inizia delicatissima e dolcissima (batteria elettronica e suoni pop scandinaveggianti), ma presto si trasforma in canzone più rock attraverso l’introduzione di una chitarra più marcata e di una batteria suonata. Tutto questo mi lascia un po’ perplesso non perché non ami atmosfere più rock (nel mio background musicale l’indierock costituisce un tassello importantissimo) ma perché ritengo che gli Intersoul diano il meglio di loro quando cercando dei suoni più atmosferici e pop dilatati. Inoltre, gli Intersoul non meritano di essere inseriti nella Categoria “Gruppo emergente, rock italiano”, che, almeno io, non auguro a nessun gruppo italiano che cerchi di suonare musica di qualità.
Comunque sia, avanti così, il presente degli Intersoul ha molto di buono. Le prospettive potrebbero essere addirittura ottime.

Michele