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La svedese Heavenly Pop Hits "distribuisce hits come fossero dolcetti dal 2001", o almeno così recita lo slogan sul sito dell'etichetta. In realtà di hits veri e propri ancora non ne ha avuti, ma confidiamo che non dovranno aspettare parecchio. Nasce nel 2001 con il segreto intento di pubblicare un 7" dei filippini Fantasy Lights, ma dato che Marie & Tommy non hanno soldi, hanno l'idea di pubblicare una compilation per raggranellare un po' di denaro da reinvestire in pubblicazioni future. Nasce così "Hits Music Only", deliziosa raccolta di pop svedese-ma-non-solo, tirata in sole 500 copie nel 2002. Da allora la label ha pubblicato un magnifico 7" degli svedesi Handsome Train (che trovate nella nostra sezione singoli) e una ristampa in CD del primo album dei Nixon, Only Ugly People Smoke, pubblicato nel 2000 solo in cassetta dalla Blackbean & Placenta. La politica futura della label sarà quella di pubblicare EP e 7" in tiratura molto limitata, magari cominciando proprio dai Fantasy Lights...

 

 
 
 

Sito ufficiale:
home6.swipnet.se/~w-67927

 
 

 

 

 
 

Hits Music Only
(Heavenly Pop Hits, 2003)

 
 

Amore-odio. Con le raccolte indiepop è sempre la solita storia: si comincia riluttanti e si finisce con il non poterne più fare a meno. L'esordio della label Svedese Heavenly Pop Hits peggiora le cose, palesando tutta la nostra ignoranza in una materia nella quale ci professiamo esperti: dei ventun ottimi brani allineati da "Hit Music Only" senza limiti geografici una buona metà arriva da gruppi sconosciuti, costringendoci ad affannose ricerche tra etichette defunte e distribuzioni fantasma.
Così vanno le cose con le giovani etichette: la HPH stupisce con una pregiatissima selezione indiepop di pezzi risalenti al biennio 2001-2002, equamente divisa tra editi ed inediti; ci sono i più timidi (ugualmente deliziosi i filippini Fantasy Light e i Winter Vacation), i cantastorie acustici un po' sgangherati (Dennis Driscoll, Avocado Baby), il power-twee (gli splendidi Dorotea di "Please Mr Postman", che non è una cover ma risplende di luminosissimi accordi Sarah) e gli sfrontati electropoppers (Lucy Electric e The Future, che sono svedesi e contemporanei ma che somigliano parecchio a quegli Human League ai quali hanno rubato il vecchio nome). Insomma, come in una scatola di Quality Street, ognuno troverà il suo preferito. Ma la cosa più stupefacente è che i boss della label nordica sono riusciti a pescare solo pezzi formidabili e nessuno di quegli scarti che spesso affliggono simili operazioni. Perdonatemi una piccola elencazione (il mio manuale del provetto recensore dice che non si dovrebbe fare mai con le compilation) ma proprio non riesco a farne a meno. Ci sono:

- i Ballboy, che nel caso qualcuno si dimenticasse di paragonarli agli Smiths recuperano un tema assai caro a Morrissey e se la prendono con la musica house ("I hate house music, 'cause house music never meant anyting at all to me")

- i Parcels, che in "Jessica Pancakes" riscrivono "Windy" dei Grass Roots senza accorgersene (il beneficio del dubbio glielo concedo volentieri, tanto più che la band si è sciolta). Eppure la canzone è bella lo stesso. Se poi non avete idea di chi siano i Grass Roots è addirittura straordinaria.

- Gli Hormones in Abundance, che devono debuttare da mesi per la Heavenly Pop Hits, con un bel poppettino leggero di quelli tutti voci tastiere e drammàchin.

- i Remington Super 60 (chi se li ricorda su S.H.A.D.O. un paio di anni or sono?) intenti al loro solito a bosseggiare su basi elettroniche in "Give to you" (il loro primo singolo). Gradevole ma queste cose le abbiamo già sentite.

- Ant, che per fare un dispetto alla Homesleep consegna un bell'inedito silenzioso e raccolto, superiore di una buona spanna al suo recente minialbum italiano.

- Le superstars: i Free Loan Investments rispolverano il famoso e introvabile singolo per Socialism (diomio, ma che voce ha Amanda!), poco più in là i Nixon del suo compagno di band Roger e persino i Sodastream, riconoscibilissimi e forse a cattivo agio in mezzo a tanta spontaneità. "Waiting Gift" è tutt'altro che brutta ma forse un po' troppo seria per questa raccolta.

Insomma, magari lo avete già capito, ma quello che ne esce è una raccolta che si fatica a togliere dal lettore, e profondamente deleteria per le proprie finanze, giacché è inevitabile mettersi in caccia delle perle più rare e sconosciute; per quel che mi riguarda sono stregato da un gruppo di novelli They Might Be Giants chiamato School Uniforms, che in "Sharks" producono un capolavoro di energia pop, dagli svedesi Eisenhower che in un incredibile e perfetto fuzz-pop maledicono chi spedisce lettere nere (fan-tas-ti-ca, e se questo è l'underground svedese c'è da stare allegri per i prossimi 15 anni) e dalle Happy Birthdays, che per quel che ne so potrebbero essere un manufatto 80s originale, tanto è deliziosa la loro "Every week", fatta di battimani, chitarrine ed esile voce femminile per complessivi sessantatrè secondi.

Ecco, alla fine li ho citati praticamente tutti. Le odio, le compilation.

Salvatore