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Teresa Daniele (Sarah,Plain & Tall/Paint Your Wagon Red) e Ryan Marquez (Apple Orchard/Sodajerk) si conoscono su internert e coninciano una fruttuosa collaborazione a distanza, scambiandosi cassette incise con un registratore a 4 piste. Ispirati dai più classici canoni C86 e dal pop irregolare di Beat Happening, Marine Girls e Henry's Dress, producono piccole caramelle melodiche piene di rumori di fondo per etichette come Yellow Mica e Best Kept Secret.

 

 

 
 

Discografia:

Up, up and away with the haircuts (Best Kept Secret, 2006)
Sorrow is the way to love (Yellow Mica , 2006)

Sito Ufficiale:
www.lefthandedtoo.com/haircuts

 
 

 

 
 

Sorrow is the way to love
(Yellow Mica , 2006)


Up, up and away with the Haircuts
(Best Kept Secret, 2006)

 
 

Qualche tempo fa ci permettemmo di lamentare il ritardato stato di maturazione dei pezzi dei due Haircuts, acerbi bozzetti acustici cui mancava qualche grammo d'ispirazione per raggiungere i modelli eighties a cui anelavano. Beh, non c'è voluto molto a Ryan Marquez e Teresa Daniele per correggere il tiro e diventare la fantastica band che avevano in mente, come dimostrano i lavori paralleli e complementari proposti quasi in contemporaneità da due delle nostre labels preferite:
"Sorrow is the way to love" (Yellow Mica) è una perfetta miniatura C86, con tutte le idiosincrasie del genere riprodotte a meraviglia ed al millesimo: le distorsioni floreali dei Primal Scream ("The Last Stop"), gli scherzi a piedi nudi dei Talulah Gosh ("Our Own Way", la cover bellesebastiana "The Gate"), il puro distillato floreale dei biondi Primitives e Darling Buds ("What's A Girl To do?"), le ottuse grattate di chitarra dei Flatmates illuminate da brillanti accordi trasversali ("Ballad of the Razor", "On & On"), il timido jingle jangle dei Clouds ("Wandering Lucy").
E se fosse tutto qui, per quanto adorabile, sarebbe ancora troppo poco. Ma la musica degli Haircuts riesce in qualche modo - e senza finzioni - a riproporre anche la visione dell'incerto tessuto sociale che circondava e dava vita all'indiepop delle origini: le piccole e quotidiane storie di ragazze troppo belle, di coltivazione misantropa, i ritorni a casa pieni di pensieri, la solitudine che si accompagna all'ostentata, romantica nevrosi dell'adolescenza. Una specie di miracolo.

Persino più delicato - scendendo di un ulteriore gradino nella scala handmade - il tardivo biglietto da visita di "Up, up and away with the Haircuts" (Best Kept Secret), cinque pezzi ugualmente imperdibili che alternano chitarrismo agrodolce a improvvisati punteggi di tastiere mostrandosi più sorridenti della media. Ma essendo quelli che sono, Ryan e Teresa non riescono a celare per intero il loro disincanto, evidente tanto nei deliziosi bababas di "It's summer when I am with you" (una cartolina estiva dai BMX Bandits) quanto negli accordi aggressivi e teneramente sconnessi di "The ballad of the razor", qui proposta in una versione più primitiva e Ramonesiana. Un'altra cover indiepop - "Sand" degli Eric's Trip - e tutto finisce prima che ce ne si accorga, per ricominciare invariabilmente da capo.

Non so se si dovrebbe esultare tanto di fronte a simili album di ricordi, per quanto così ben fatti. Ma la verità è che gli Haircuts misurano la distanza del tweepop dalle nostre vite e lo scoprono insospettabilmente vicino, offrendo conforto nella scoperta che note semplici, distorte, elementari riescono ancora ad insinuarsi nella noia del quotidiano e ad interpretare i sogni e le pigre aspettative di una fase della vita. Così tanto che non smetterei mai di ascoltarli.

Salvatore