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 Teresa Daniele (Sarah,Plain & Tall/Paint Your Wagon Red) e Ryan Marquez (Apple Orchard/Sodajerk) si conoscono su internert e coninciano una fruttuosa collaborazione a distanza, scambiandosi cassette incise con un registratore a 4 piste. Ispirati dai più classici canoni C86 e dal pop irregolare di Beat Happening, Marine Girls e Henry's Dress, producono piccole caramelle melodiche piene di rumori di fondo per etichette come Yellow Mica e Best Kept Secret. |
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Qualche tempo fa ci permettemmo di lamentare il ritardato stato di maturazione dei pezzi dei due Haircuts, acerbi bozzetti acustici cui mancava qualche grammo d'ispirazione per raggiungere i modelli eighties a cui anelavano. Beh, non c'è voluto molto a Ryan Marquez e Teresa Daniele per correggere il tiro e diventare la fantastica band che avevano in mente, come dimostrano i lavori paralleli e complementari proposti quasi in contemporaneità da due delle nostre labels preferite:
"Sorrow is the way to love" (Yellow Mica) è una perfetta miniatura C86, con tutte le idiosincrasie del genere riprodotte a meraviglia ed al millesimo: le distorsioni floreali dei Primal Scream ("The Last Stop"), gli scherzi a piedi nudi dei Talulah Gosh ("Our Own Way", la cover bellesebastiana "The Gate"), il puro distillato floreale dei biondi Primitives e Darling Buds ("What's A Girl To do?"), le ottuse grattate di chitarra dei Flatmates illuminate da brillanti accordi trasversali ("Ballad of the Razor", "On & On"), il timido jingle jangle dei Clouds ("Wandering Lucy").
E se fosse tutto qui, per quanto adorabile, sarebbe ancora troppo poco. Ma la musica degli Haircuts riesce in qualche modo - e senza finzioni - a riproporre anche la visione dell'incerto tessuto sociale che circondava e dava vita all'indiepop delle origini: le piccole e quotidiane storie di ragazze troppo belle, di coltivazione misantropa, i ritorni a casa pieni di pensieri, la solitudine che si accompagna all'ostentata, romantica nevrosi dell'adolescenza. Una specie di miracolo.
Persino più delicato - scendendo di un ulteriore gradino nella scala handmade - il tardivo biglietto da visita di "Up, up and away with the Haircuts" (Best Kept Secret), cinque pezzi ugualmente imperdibili che alternano chitarrismo agrodolce a improvvisati punteggi di tastiere mostrandosi più sorridenti della media. Ma essendo quelli che sono, Ryan e Teresa non riescono a celare per intero il loro disincanto, evidente tanto nei deliziosi bababas di "It's summer when I am with you" (una cartolina estiva dai BMX Bandits) quanto negli accordi aggressivi e teneramente sconnessi di "The ballad of the razor", qui proposta in una versione più primitiva e Ramonesiana. Un'altra cover indiepop - "Sand" degli Eric's Trip - e tutto finisce prima che ce ne si accorga, per ricominciare invariabilmente da capo.
Non so se si dovrebbe esultare tanto di fronte a simili album di ricordi, per quanto così ben fatti. Ma la verità è che gli Haircuts misurano la distanza del tweepop dalle nostre vite e lo scoprono insospettabilmente vicino, offrendo conforto nella scoperta che note semplici, distorte, elementari riescono ancora ad insinuarsi nella noia del quotidiano e ad interpretare i sogni e le pigre aspettative di una fase della vita. Così tanto che non smetterei mai di ascoltarli.
Salvatore
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