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La "parata internazionale di pop stars" nota come The Guild League è un estemporaneo side project di Tali White dei Lucksmiths, che ha radunato un eterogeneo gruppo di sedici musicisti (compresi membri di Sodastream, Poundsign, Aislers Set, Fairways, Art of Fighting) e ha registrato le canzoni di "Private Transport" in diverse locations nel corso di un anno.

 

 

 
 

Discografia:

Private Transport (Matinée, 2003)
Inner Light (Matinée, 2004)

 
 

 

 
 

Inner Light
(Matinée, 2004)

 
 

I Guild League nascono come progetto estemporaneo del Lucksmiths Tali White, che ben presto finisce per dedicar loro i suoi sforzi migliori. Questo gruppo di non meglio precisate all stars pubblica a inizio 2003 un album meravigliosamente dispersivo (si veda qui sotto), un jukebox indiepop che zompetta fra diversi stili con un biglietto di prima classe nel taschino.
Simili fortunate combinazioni non si ripetono più. Tali evidentemente lo sapeva, e ha trasformato per tempo i Guild League in un trio, con il chitarrista Rodrigo Pintos-Lopez e la violoncellista Cressida Griffith che si avvalgono della saltuaria collaborazione di Marty Brown, batterista dei Lucksmiths.
"Inner Light" è di conseguenza un album privato e raccolto, in contrasto con l'allegria festaiola di "Private Transport", ma la buona notizia è che la vena autoriale di White pare addirittura giovarsi di questa nuova dimensione: la sua scrittura si fa lenta ed inesorabile, i testi si soffermano con evidente piacere su ricordi lontani o sulla sciocca quotidianità, gli arrangiamenti traggono il massimo dagli strumenti a disposizione e sono la vera cosa del disco. L'apparente semplicità delle linee melodiche rivela dettagli sempre più intricati e preziosi intrecci nel tessuto di "Trust", "Animal", "The Storm".

E' un disco di sensazioni "Inner Light", e l'immagine più vivida che trasmette è la staticità delle sue linee, il senso d'attesa che lo pervade mentre melodie di attenta perfezione si avvinghiano alle sue ginocchia. Può concedersi una simile pigrizia perché dalla placida superficie trascina inevitabilmente verso fondali di corallina bellezza. Slow burning, si dice. Come una candela che può durare tutta la notte prima di estinguersi. Ecco, Inner North è un disco che brucia lentissimo, ma nel quale ogni spiraglio di luce è prezioso. Il violoncello di Cressida Griffith lo caratterizza più di quanto fosse preventivabile ("Fingers of Sun", "Trust") ed oltre all'inevitabile richiamo della casa madre Lucksmiths e di tutte le icone sottese, prende a sorpresa dai Del Amitri ("The Storm" è un omaggio a loro se mai ne è esistito uno), dai Sodastream portati a galla dalle sparse note di violoncello di "Trust", e da una componente folk ancora acerba ma nondimento bellissima, che in "Fingers of Sun" si avvicina alla magnifica staticità dei Low. E nel piluccare pigro si concede un paio di sontuose ballate libere di correre in cerchio come "Citronella" e "Why Wait?".
Se Private Transport invitata alla risata, questo Inner North esige un sorriso triste, quel broncio leggero così bello sul viso della persona amata. E sebbene la differenza tra i due lavori sia così sostanziale da rifiutare i paragoni, diremo che questo ha la stoffa per diventare un classico, a differenza del pazzerello predecessore: ne ha il respiro e la pazienza. Il tempo lo dirà.

Salvatore


 
 

Private Transport
(Matinée, 2003)

 
 

Cominciamo - per pura comodità - da "Balham Rise", ovvero una meraviglia intimista che decolla per le stelle, da qualche parte tra i Beatles di "Mother Nature's Son", Donovan e i Fairport Convention. Quel tipo di perfetta folk song che tanti gruppi inseguono per tutta la vita senza raggiungere, e che invece i Guild League azzeccano quasi per caso, in mezzo ad un lavoro che sarà un vero incubo per i catalogatori. Cominciamo dalla più bella per avere un ancoraggio a terra, perché c'è il forte rischio di perdere il filo (e il senno) nel cercare di descrivere "Private Transport", il mezzo che i Guild League usano per viaggiare in tutte le direzioni consentite dall'immaginazione, e dico tutte, da quelle più logicamente pop ad altre che giurereste opera di un'orchestrina jazz. E possiamo imparare a farlo anche noi, se misceliamo con attenzione gli ingredienti del pop eclettico di Tali White. Sì, perché questo non è un "superguppo" come si legge in giro. Un giorno Tali, stufo di mietere cuori con i Lucksmiths, decide di incidere un album da solista, facendosi accompagnare da una all-star band di sedici elementi. Un anno è tutto quello che gli occorre per mettere insieme tredici canzoni d'amore per viaggiatori attorno al progetto Guild League, che altro non è che un bigino digitale sugli ingredienti indispensabili per un buon gruppo pop.

Pop and roll
Alla semplice linea melodica di "jet set.go!" aggiungere chitarre elettriche swinganti e floreali, che arrivano ad accendere un refrain travolgente ma mai troppo aggressivo.

Swing
Usate gli ingredienti della frizzante "Cosmetropolis". E' l'arrangiamento che conta, quindi abbandonatevi alle note di piano e alle trombe in sottofondo e sforzatevi di non andare fuori tempo.

Sperimentazione
Di tanto in tanto potreste pensare di sacrificare gli intenti melodici ad una fantasiosa costruzione pop per batteria e basso, come in "the Photographer". Il pubblico capirà, anche senza apprezzare.

Musica da camera
E non dimenticate le costruzioni classiche: se già non avete una violoncellista bionda nel complesso cercate di procurarvela al più presto e di darle da suonare una cosina come "Baggage Handling", ovvero Belle & Sebastian al saggio del conservatorio. Non più di 2 minuti e mezzo o la gente si stufa.

Slow
Siete in un pub a tarda notte, avete appena finito l'ultima cover dei Velvet e non ne ricordate nemmeno una dei Low. Potreste segnarvi le note di "Dangerous Safety", dall'avvio soffuso su percussioni jazz al cantato raffinato ed elegante come un Chris Martin. O scriverne una uguale.

Acustica
Mandate il vostro gruppo a farsi un gelato e cantate con voce non troppo ferma un pezzo per sola chitarra acustica. "What Adults do"è forse un po' troppo avara di armonie ma recupera in suggestione. Facendovi accompagnare in punti strategici dalla corista della band guadagnerete apprezzamenti. Scegliendo "A maze in grays" il risultato non cambierà.

Hip-hop
Ovviamente non siete veramente capaci di rappare. Tutto quello che potete fare è improvvisare un testo ricco di accenti ritmici, imitare l'accento inglese (che su queste cose ci sta bene) e parlare anziché cantare la vostra "Siamese Couplets", ma sulle vostre consuete costruzioni melodiche per chitarra e tromba, senza scordare un minimo di base ritmica per darvi lo slancio. Potete mettere un refrain, ve lo perdoneranno.

Folk
Non dimenticate una filastrocca da cantare immersi in un prato verdissimo. La melodia dev'essere la più perfetta che la vostra mente possa partorire, avere accettabili accenti country e qualche riferimento a cose familiari e domestiche, come la colazione. Dopo "Cornflakes" vi ameranno persino le nonne.

Accappella
Fingete di aver bruciato gli amplificatori e intrecciate le vostre voci all'unisono innalzando al cielo un canto di gioia come i migliori Housemartins. Se scegliete "A Faraway Place" avrete il vantaggio di potervi riposare durante il solo di violoncello, che oltretutto fa sempre la sua porca figura.

Perdonate gli eccessi d'ironia: servono a nascondere l'entusiasmo infantile di fronte a un disco del genere. Private Transport è il più bel regalo che possiate farvi nel 2003.

Salvatore