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Guided By Voices dell'Ohio
sono una leggenda dell'indie pop-rock di sempre.
Responsabile primo, Robert Pollard, chitarrista ex insegnante
di Dayton, che riproduce musica in ogni guisa, da quando è
capace di intendere e di volere.
I Guided... sono infatti ritenuti alfieri del cosiddetto suono
low-fi, in bassa fedeltà.
Il gruppo è in circolazione da quasi vent'anni (da assai prima,
invece, nelle proprie cantine), con line-up cangevole; ricordiamo,
una su tutte, la diserzione di Tobin Sprout, sorta di alter
ego di Pollard.
All'attivo hanno una quarantina tra album ufficiali, ep ed
innumerevoli progetti individuali.
Attualmente sono: Bob Pollard alla voce, Nate Farley e Doug
Gillard chitarre e voci aggiunte; Kevin March alla batteria.
Il produttore è Todd Tobias.
Lo studio d'incisione dell'album è Cro-Mags, chiuso di recente.
I ragazzi dovranno cambiar casa una volta.
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Discografia:
• Devil Between My Toes (Schwa,
1987)
• Sandbox (Halo,
1987)
• Self-Inflicted Aerial Nostalgia
(Halo, 1989)
• Same Place the Fly Got Smashed
(Rocket #9, 1990)
• Propeller (Rockathon,
1992)
• An Earful o'Wax (Get
Happy!!! (remastered) 1993)
• Vampire on Titus (Scat,
1993)
• Bee Thousand (Scat/Matador,
1993)
• Alien Lanes (Matador,
1995)
• Jellyfish Reflector (Jellyfish,
1996)
• Under the Bushes Under the Stars
(Matador, 1996)
• Mag Earwhig! (Matador,
1997)
• Do The Collapse (TVT,
1999)
• Isolation Drills (TVT,
2001)
• Universal Truths and Cycles (Matador,
2002)
• Earthquake Glue (Matador,
2003)
Sito Ufficiale:
www.gbv.com
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Il musicista
Pollard trae ispirazione dalle proprie scorribande in città, dai
postumi delle sbornie.
La mattina presto, quando qualcun altro alla stessa ora va in piscina
o a correre (o scrive recensioni), lui è al tavolino tra booknote
e chitarra; recupera -emicrania permettendo- ciò che gli è capitato
la sera prima e traduce in versi.
Creare è la dipendenza primaria, bisogno fisiologico. Non c'è nient'altro
per lui al di fuori di questo. Non per mitomania, per sopravvivenza.
Parole abusate, che avrete già letto, è vero. Ma eloquenti per Pollard
come per nessun altro.
Fa fede l'impressionante mole di musica concepita, sin da tenera
età.
Persino la sala d'incisione è un surrogato. Non credo possa mai
abbandonare.
Non biasimo affatto i feticisti pronti a rincorrere ogni vicenda
del rocker maestro elementare di Daytona.
Per quanto questo alchimista è capace di ordire, e per come
usa fare con mezzi sparuti e tempi irrisori.
Pollard possiede l'ingegno creativo, sempre e comunque. E' un apostolo
del beat pop che ripudia i nuovi metodi digitali; ma soprattutto
è autore a sé.
Il barlume di genio s'intravede sempre, nei dischi accreditati a
GBV come nelle proprie minori opere soliste e negli innumerevoli
side-projects (Airport 5, Circus Devils, His Soft Rock Renegades,
Go Back Snowball).
Questo recente Earthquake Glue dista quasi vent'anni dai
primi lavori, per certi aspetti ci appare un ritorno sui viottoli
tracciati agli albori della carriera della band.
Il metodo dei Guided By Voices: "lo-fi per pudore". sono
stati sempre carbonari e dimessi perché, a loro dire, troppo reminiscenti
d'altro rock; l'obiettivo è dunque rimasto divertirsi a migliorarsi
come scrittori di canzoni.
In tutti questi anni c'è chi ha seguito ovunque la voce agretta
di Pollard.
Più di ogni cosa, forse, ci ha sedotti quella voce ambigua, come
e dove s'insinuava con coraggio e fatalità, a capofitto tra grovigli,
tralci intricati, tra aguzze lamiere.
E per le ennesime, impercettibili variazioni contenutistiche (e
liricamente allucinate, surreali) di ogni canzone, di ogni album.
Earthquake Glue, certo, risparmia la spregiudicatezza no-fi dei
primi anni, distorsioni vocali e strumentali.
Quel sistema era del resto il "mezzo" (l'unico possibile in tempi
di fame) per incidere, dichiara Pollard, e non il fine, come tutti
fanno oggi.
L'album é forse il più ispirato degli ultimi anni (diciamo da Mag
Earwhig!, 1997), ed implica una maggiore cura dei suoni ed equilibrio
formale, mantenendo (recuperando) alcuni tratti distintivi del gruppo.
C'è parecchia di quella grinta che ci stupiva in meraviglie come
Propeller, Bee Thousand, Alien Lanes.
Melodie accidentali, dalle fatali imprevedibili evoluzioni, spesso
incompiute, che sembrano venir fuori dal nulla.
"My son my secretary my country", "A trophy mule in particular",
e "Beat your wings" sfoggiano le classiche cromature pollardiane;
litanie sottilmente inquiete e insinuanti, sospese, interrotte.
La strepitosa "My kind of soldier" in cima al disco sa come vendersi
esaltando l'anima rock più primitiva, smaniosa ed eccitante dei
Guided.
"I'll replace you with machines", "She goes off at night", "Dead
cloud" e "Useless inventions" sono colpi a segno, esempi di beat
pop-rock come si faceva un tempo, secco, grezzo e d'alto voltaggio.
Effondono spiriti fine settanta, affini a quei gruppi.. Shoes, Beat
e Cheap Trick.
Quando poi ci si imbatte nello splendido tradimento di "Mix up the
satellites" ci si inchina dinnanzi a tale esempio di irresistibile
finezza ed instabilità melodica, che si leva come mellifluo effluvio
dai rottami di una vecchia incidentata auto da corsa.
E si comprende quanto Pollard significhi, ancora e sempre, per il
pop contemporaneo.
Fabio
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