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Friday Bridge è il nome del progetto musicale di Ylva Lindberg, polistrumentista ed autrice residente a Stoccolma. Il suo indiepop barocco ed elegante, di ispirazione francese e ricercatamente manierista, è emerso per la prima volta sulla cassetta "The Lady Julie"; pubblicata da Best kept Secret nel 2005, per affinarsi poi in un ulteriore EP su Bedroom. Dopo l'incontro con Niklas Gustafsson, Ylva entra a far parte con lui dei This Years' Model e pubblica il primo album di Friday Bridge per l'etichetta di Niklas, But Is It Art. Ylva è anche illustratrice e grafica professionista, sotto il moniker di Une Esthétique Nouvelle.

 

 

 
 

Discografia:

The Lady Julie (Best Kept Secret, 2005)
2 (Bedroom, 2005)
Intricacy (But Is It Art?, 2007)

Sito Ufficiale:
www.fridaybridge.net

 
 

 

 
 

Intricacy
(But Is It Art?, 2007)

 
 

Fingerò di non avere aspettato questo album di Friday Bridge/Ylva Lindbergh sin dal giorno in cui quella gracchiante cassettina Best Kept Secret sussurrò un segreto fragile e bellissimo. Credo di dovere al lettore – e all'autrice – qualcosa di più.

Ostentatamente melodica ed emotivamente distante, come una fiaba per bambini narrata da un attore a teatro, la musica di Friday Bridge è finzione scenica ed artistica, un disegno a pastello su tela d'autore. Popelettronica da decadenza Reale, del tipo che avrebbe ascoltato Maria Antoinetta nella sua reggia, sorda alle richieste del popolo. Ylva è una aristocratica della canzone che offre dolci bonbons alla nobiltà, felice di coltivare la sua recita.
Del canovaccio indiepop svedese FB fa proprie ingenuità ed innocenza tanto nelle linee rette di synth quanto nella sognante consegna vocale; una semplicità che guarda all'assenza di sottintesi dei primi anni 60 e in particolare agli annèes yè-yè francesi, al cui bagaglio di suggestioni attinge volentieri. Canzoni cristalline, sorridenti, su base elettronica in forma di gentile punteggio ed occasionali ghirigori d'archi ad aggiungere il necessario gusto barocco, come una versione orlata dei suoi compatrioti indiepopper. E più che cantare Ylva sussurra direttamente all'orecchio dell'ascoltatore, con una voce così morbida e flautata da suggerire pensieri innominabili. Tutto è lusso e lussuria: "The End Of The Affair" primeggia per doti vocali, "A Testimony" offre un insperato sottofondo nostalgico da film francese, "It Girl" è l'apice della sensualità del cantato francofono, "Love And Nostalgia" la più nobile delle pop songs, elegante, sinuosa e fredda; "A Comedy" una ampollosa quanto erudita rappresentazione ottocentesca.

Il vero elemento di distinzione rispetto al passato sono i sottotesti elettronici, che rubano il proscenio alla melodia alternandosi ad essa. Le scelte ritmiche di "Literature", i beat invadenti di "Le Satin S'Empare De La Mode", sono delle piccole sorprese che aggiungono alla musica di Ylva consistenza nuova, seppur non più robusta del preesistente, e svelano la presenza di Niklas Gustaffson, che qui suona, produce e condivide alcuni oneri vocali con la titolare.
Molto altro è rimasto fedele all'intento inziale: pur avvalendosi dello stato dell'arte per studio e produzione, "Intricacy" mantiene tracce evidenti della sua genesi fai-da-te; se l'elettronica assume contorni prepotenti, Ylva ne espande l'uso alla quasi totalità degli strumenti (solo flauto e clarinetto sfuggono) quasi volesse farne risaltare la finzione per conservare parte dell'innocenza di "The Lady Julie". Ma non avrebbe dovuto preoccuparsi, perché alla resa dei conti la mutazione delle fragili creature degli esordi in canzoni degne di un album avviene in maniera indolore, come testimonia la migrazione della gracilissima "Cherry Cookies" nella nuova "The 21st Century", o la lussuria armodica dei brevi e zuccheratissimi inserti strumentali di contorno in forma di minuetto, perfetti complementi al mood dell'intera opera e pegno alla formazione classica di Ms. Friday Bridge.

Un lavoro ad alto tasso di glucosio, certamente presuntuoso ma prodigiosamente leggero e duraturo; in fondo, la materializzazione dei sogni a cui ci aveva sottoposto quella cassettina di cui si diceva all'inizio. E bello, bello.

Salvatore