|

Liz Enthusiasm (voce), the Duke of Pannekoeken (programmazione), e the Other Sean T. Drinkwater (synth/vocoder) sono i titolari di questo favoloso terzetto Canadese attivo dal 1999 e dedito a un synthpop dalle forti influenze eighties. La particolarità del gruppo è che tutte le canzoni sono programmate su uno Yamaha QY-70, un sequencer portatile che funziona a pile. Il loro album d'esordio, "Freezepop Forever", è stato pubblicato in Canada dalla Archenemy Records (etichetta fondata dalla band stessa) e distribuito in tutto il mondo dalla spagnola Elefant. "Fancy Ultra*Fresh" esce nel 2004 dopo un fortunato EP che ne ha ribadito etica ed estetica ("Fashion Impression Function").
|
|
|
I Freezepop dal vivo: c'è una ragazza in stivali bianchi che canta, un tipo allampanato e stiloso dietro un synth, e un terzo omino con una piccola scatola di plastica in mano. Qualcuno ha ipotizzato si trattasse di un gameboy, ma la band ha prontamente smentito.
Il terzo omino si chiama The Duke of Pannekoeken, la scatolina è un piccolo Yamaha QY-70, che viene usato per scrivere tutte le canzoni dei Freezepop. E' un vecchio sequencer, con una memoria limitata (e per la metà occupata da inutili demo) che a stento può contenere una dozzina di pezzi e funziona a pile, con un'autonomia di circa un'ora. Periodicamente il Duca scrive e-mail alla Yamaha suggerendo miglioramenti per l'oggetto in questione e ne riceve puntuali ed educate risposte: "grazie per aver scritto, passeremo il suo suggerimento al product manager". Il QY70 però è sempre rimasto lo stesso.
I Freezepop invece no: in questo secondo album il Duca, il suo amico clone di Sean T. Drinkwater e la deliziosa Liz Entusiasmo hanno sentito il bisogno di andare oltre il traslucido album d'esordio. Continuando a scrivere tutte le canzoni con il fido QY70, ma passando più tempo in post-produzione che a suonare, producono un album più consistente e vario dell'esordio, perdendo solo qualche grammo in immediatezza.
La cifra è sempre quella di un elettropop acceso e naif, sufficientemente alla moda per i tipi alla moda e abbastanza nerdy per i nerds, come notano diligentemente loro stessi. E non rinunciano nemmeno a potenziali hits istantanei come "Stakeout", martellante synthpop che se non ha l'immediatezza dei tempi passati è nondimeno fresco e divertente come sempre, conservando quello sguardo sgranato sulle storie d'amore che da sempre ha caratterizzato la dolce Liz: se in "Harebrained Scheme" (il loro capolavoro) cercava di far accoppiare i suoi amici bellocci, qui è lei ad innamorarsi di quel ragazzo che lavora all'indie record store. Ma senza farsi vedere.
E' la stessa leggerezza che sottende a tutti i lavori firmati Freezepop, che rischiano di scivolare via per distrazione ma finiscono per farsi amare incondizionatamente; il loro sintetismo è la formula perfetta per i tempi moderni: new-wave ed elettronica amalgamate con quella facilità per i motivetti indiepop che tutti amiamo; ombre di Depeche Mode e coevi filtrate da un decennio di ascolti ancor più disimpegnati. Sentite la favolosa linea di synth di "Manipulate" (che poi offre anche un pirotecnico passaggio a 8 bit), o la bonus track che coverizza il tema di JEM in forma di divertissment da pista tutto lustrini, come dovrebbe essere ogni bonus track.
L'elemento di novità è costituito dai pezzi a più basso ritmo, la sorniona "Chess King" o lo studiato rallentamento alla Dubstar di "Outer Space": pezzi che strizzano l'occhio al soft-pop inglese degli anni 80-90 con una punta di nostalgia, brevi deviazioni dalla ricerca dell'hook perfetto e veloce, che riprende in "Tonight" e "Duct Tape My Heart".
Se il primo album faceva promesse mantenute solo in parte (e anche per questo motivo si continuava a rimettere la traccia uno dall'inizio), Fancy Ultra*fresh fa esattamente ciò che deve fare: affronta il malcelato desiderio di crescita dei Freezepop, mostra qualche crepa nella loro incrollabile fedeltà alla Yamaha e sulla lunga distanza vince la difficile sfida con la sua stessa vaporosità. Belle canzonzine ad uso rapido, certo, ma non ce n'è una che inviti allo skip.
Salvatore
|