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Felt è stato il progetto
di Lawrence Hayward, enigmatico cantante/compositore che è
riuscito a trasformare la propria annosa ossessione per la
musica dei Television e Tom Verlaine in un impressionante
catalogo di gemme di pop minimalista, assurgendo recentemente
a culto in ambito indie.
Cherry Red sta ristampando l'intero catalogo di dieci lp,
uscito originariamente per la Cherry Red stessa, ma anche
per El records e Creation. I dischi di quest'ultimo periodo
erano da un po' irreperibili.
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Discografia:
• Crumbling the Antiseptic Beauty
(Cherry Red, 1981)
• The Splendour of Fear
(Cherry Red, 1984)
• The Strange Idols Pattern
and Other Short Stories (Cherry
Red, 1984)
• Ignite the Seven Cannons
(Cherry Red, 1985)
• Forever Breathes the Lonely
Word (Creation, 1986)
• Let the Snakes Crinkle Their
Heads to Death (Creation,
1986)
• Poem Of The River
(Creation, 1987)
• Pictorial Jackson Review
(Creation, 1988)
• Train Above the City
(Creation, 1988)
• Me and a Monkey on the Moon
(El, 1989)
Sito non ufficiale:
felt.planetaclix.pt/default.htm
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"I set myself a task to
find Lawrence from Felt. He'd made wonderful music and it was the
only music that would absorb me 100 per cent and I admired him for
that. So I went to London, but I never managed to track him down.
It's quite pathetic really, but have you ever felt at a total loose
end and nothing's happening and you think someone has the answer
or at least you'd like to pass the time of day with them? That's
exactly how I felt." Stuart Murdoch [di Belle & Sebastian, giusto?]
Sui Felt, su Indiepop.it ci sarebbe da scrivere infinitamente.
O da non scrivere neppure una parola, data la presenza costante,
spesso latente e spesso patente del loro influsso sulla maggior
parte della musica di cui qui si tratta.
In qualche modo dei Felt parliamo a posteriori, dopo che
i loro effetti si sono consumati sulla musica di questo o quel nuovo
gruppo emergente, quando sentiamo uno xylofono, una melodia cristallina,
un bel backing vocals femminile (ah, gli archetipi fissati
dai pittori primitivi!), una chitarra riverberata o un organo suonato
un po' più jazzy del solito. In due parole: sentiamo i Felt ovunque
e non ce ne dispiace, perché i Felt sono davvero i Beatles dell'indiepop.
Basterebbe la dichiarazione d'amore di Stuart Murdoch riportata
in apertura e il suo pellegrinaggio alla ricerca di Lawrence sulla
via di Londra, ma abbiamo anche i mille attestati di stima da parte
di artisti insospettabili, i dischi tributo, l'uscita d'un cofanetto
e quella di un dvd che immortala un live del 1987 nonché l'imminente
ristampa integrale del loro catalogo ad opera della Cherry Red,
che dei nostri fu primo approdo discografico, seguito poi dalla
Creation e dalla sussidiaria della Cherry Red, la mitica él records.
"Stains on a decade" potrebbe e dovrebbe essere l'antipasto che
l'etichetta ha imbandito per tale operazione.
Certo, ne sono usciti simil best-of dei Felt. Come non ricordare
"Gold Mine Trash" (sempre su Cherry Red e compilato, come questo,
direttamente da Lawrence) o l'ottimo "Bubblegum Perfume", o l'ugualmente
prezioso "Absolute Classic Masterpiece" il cui titolo auto-evidente
e calzante mi sottrae l'onere di qualsiasi ulteriore commento.
Diciamo allora che non è che vi fosse stringente bisogno di un altro
best-of dei Felt, della scelta di altri quindici pezzi senza neppure
un inedito, anche se tutti i pezzi provengono dai dieci singoli
incisi in totale dal gruppo, anche se sono stati selezionati personalmente
da Lawrence e anche se......aggiungete tutte le altre prerogative
che tenderemmo ad attribuire all'operazione solo perché dal primo
pezzo in poi dimentichiamo ogni considerazione esterna e siamo presi
nel solito stupore ammirato per l'arte dei nostri.
Quante antologie dei Felt potremmo compilare noi stessi da dieci
lp e dieci singoli?
E di quanto differirebbero di mese in mese, di anno in anno? Ma
in fondo che importa, se non avete mai ascoltato i Felt siete talmente
privi di stella polare che in uno dei conseguenti brancolamenti
potreste imbattervi in "Stains on a decade", e sarebbe esattamente
la stessa cosa che imbattersi in qualunque altro loro reperto discografico.
Sarebbe inevitabilmente solo il primo passo.
Alessandro
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