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Brent Kenji, Andrew Leavitt, Jen Cohen, Keiko Kayamoto e Chantel Patterson sono (erano) i Fairways, nati nel 1998 a San Francisco e protagonisti di una carriera tanto pregiata quanto silenziosa. Un album nel 2000, una serie di tour in America e Giappone, e un contratto con la Minty Fresh per un secondo disco che non ha mai visto la luce causa scioglimento della band. Mentre Keiji forma gli Young Tradition e la Cohen suona con gli Aislers Set, Matinée pubblica nel 2004 "This is Farewell", raccolta di demo registrati in previsione del secondo album e di brani apparsi solo su singoli. |
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Solo un'altra popband da San Francisco.
Vi siete accorti che il mondo è un posto un po' più triste da quando si sono sciolti i Fairways?
Sì, si sono sciolti i Fairways.
Come sarebbe "Chi sono i Fairways"?
Oh, la storia è brevissima: cinque amici, San Francisco e un po' di Giappone, un album, diversi singoletti spalmati su etichette dedicate (Dogprint, Matinèe), un contratto con la Minty Fresh e un secondo album atteso così a lungo che alla fine non esce più. Brent Kenji, che del gruppo era voce e faccia, trasloca nel duo telematico degli Young Traditions e così, in silenzio, finisce la storia dei Fairways.
Ma non era giusto così, e questa appendice datata 2004 arriva a ricordarci che una band del genere merita i giusti rimpianti. Perché se questa è una raccolta di scarti, beh, allora il mondo ha davvero bisogno dei Fairways.
In realtà non sempre di scarti si tratta. Ci sono otto inediti, ipotetica armatura dell'album fantasma, i due pezzi del singoletto split con i Three Berry Icecream, due canzoni su tre del 7" Matinée (l'altro resta ai collezionisti) e altra preziosa memorabilia. Ma il risultato va ben oltre questa contabilità.
Erano geograficamente straniati, i Fairways: tra San Francisco, la Scozia e Tokyo con l'eredità di tradizioni vecchie e nuove. Sole e pioggia sui loro spartiti, ma con la tendenza alla massima semplicità possibile. Anche così, è difficile spiegarsi come un gruppo ai primi passi (nel 1998) riesca a scrivere un capolavoro del calibro di "Starstruck", purissima essenza di pop primitivo e vellutato, incantevole e persistente melodia perfetta in ogni singolo aspetto, dalla costruzione alla dolorosa messa in moto del refrain, sino a quegli accordi di chitarra in lieve variazione sul riff principale che aggiungono classicità ulteriore alla coda.
Non è l'unico momento forte di un disco che inizia con le incomplete vestigia dell'album mai nato, e mantiene un'improbabile coerenza di suoni: i Fairways portano a spasso Beach Boys e Zombies ("Don't Call me Dear"), li innestano di brillantissime tastierine ("The Back of Her Hand") con le chitarre a tintinnare veloci, giocano con qualche fantasma soul cavandone un'altra perfetta pop song ("Catch That Man"). Ma la forza del gruppo, la nostalgia incisa nel loro codice genetico comincia poco più avanti, da "Starstruck" in poi, dalle memorie agrodolci di scuola, da "Nowhere to go" che esita tra le armonie senza un'idea chiara di cosa fare.
E in tre imperdibili cover: la demo di "Little White Lies" di Walter Donaldson è poco più di una prova, ma sembra tagliata su misura per la voce dolente di Kenji; "Fine Day" dei Three Berry Icecream incontra il suo arrangiamento ideale e sta radiosa in equilibrio su esili note di tastiera, persino più delicata del tenerissimo originale, e "The Rain Fell Down" di Jesse Garon & The Desperadoes si fa seria seria mentre riporta tutto a casa: Scozia, anni 80.
Quello che emerge è una band innamorata della perfezione melodica, in bilico su una nostalgia che taglia appena il cuore. I Fairways hanno gettato - non soli - un ponte tra la pura gioia armonica dei sixties e il dolce spleen Sarah (dopotutto è una band Matinée), con il fascino ambiguo di chi sa esprimere uno spettro di emozioni con un solo, triste sorriso. Eppure di "This is Farewell" non rimane tanto l'enigmatico rimpianto che lo avvolge quanto la ricercatezza di linee melodiche assolutamente naturali, la semplicità del genio che emerge dalle tante gemme che contiene. Perché se hanno fallito in qualcosa i Fairways è stato in questo: è difficile commuoversi sul serio di fronte all'amore distrutto di "This is Farewell" quando la canzone è così bella da invitare continua ammirazione. Ma è un fallimento dovuto alla troppa bravura.
Salvatore
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