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Già, definiti "twee Ramones" in madrepatria, i tre Dorotea sono una fenomenale band svedese assai riservata. Poco è dato sapere di loro: giusto i nomi (Mikael Carlsson, chitarra e voce; Johan Friman, chitarra; Viktor Almqvist, basso) riportati su un sito web non più aggiornato e con un indirizzo email che nessuno controlla più. Per loro parla la musica, fedelissima riproduzione del C86 di Bristol e dintorni passato attraverso l'usuale filtro svedese. Velocissimi ed irresistibili.

 

 

 
 

Discografia:

We've Had Enough Pt.2 (Smashing Time , 2005)

Sito Ufficiale:
www.hem.passagen.se/dorotea

 
 

 

 
 

We've Had Enough Pt.2
(Smashing Time, 2005 )

 
 

Tra i gruppi più amabili e misteriosi di Svezia nonché il più fedele al verbo C86, i Dorotea sono abbastanza evidentemente dei fuoriclasse, ma non sembrano dare importanza alla cosa. Suonano in automatico il loro pop-punk ammorbidito dalla ricerca continua della melodia senza mostrare ambizioni di altro tipo, ma è evidente che se ci provassero sarebbero in grado di fare di tutto. Per ora quello che fanno è suonare esattamente come tante band più o meno dimenticate degli eighties inglesi: The Groove Farm, Soup Dragons, Bubblegum Splash, i cui singoli del tempo erano misteriosi quanto quelli dei Dorotea oggi; una copertina, quattro titoli, canzoni mordi e fuggi dal sapore irresistibile, di quelle che ti fanno dire "chissà che combineranno quando inizieranno a fare sul serio", zero informazioni.

Ho idea che i Dorotea lo sappiano, che giochino con quei cliché irrisolti e in fondo irrilevanti per chiunque fuorché per una ristretta categoria di maniaci. Le dieci canzoni di "We've had enough pt 2" si consumano in circa sedici minuti e non offrono l'occasione di riflettere; numeri travolgenti, irresistibili in un modo che irride la ragione: battuta costante e velocissima, chitarre elettriche in semplici patterns ritmici, cantato di puro entusiasmo; canzoni a tutto tondo alla media di un minuto e trentasette secondi al pezzo, un giro di aperitivi dopo il quale ci si ritrova così inebriati da non voler nemmeno più mangiare.
La consapevolezza dei Dorotea però si spinge ben oltre: "We've had enough" è una grandiosa collezione di citazioni, spesso clamorosamente esplicite; i Television Personalities (La Grande Illusion) in una frase di "I just don't know what to do", i Clash (Police on My Back) resuscitati dal refrain di "My Guilty Conscience", gli Housemartins ricalcati finanche in testo e titolo da "Freedom", e chissà quante altre ce ne mancano. E poi, meno spudorate ma ugualmente pesanti, la sarabanda di chitarre con tappeto di piano alla Soup Dragons di "Pack Some Heat", il lo-fi con tentazioni feedback di "Kortedala", la meccanica perfezione della title-track che ha la compattezza dei migliori Shop Assistants ma tiene il piede sull'acceleratore.
Sembrano troppo belli per essere veri i Dorotea: incarnano l'underground pop svedese con un'ostinazione che non ammette proteste, e rimarranno impressi nella coscienza di qualche dozzina di band vicine di casa e di chiunque trovi impossibile sfuggire alla concisione del loro perfetto indiepop. Per intanto, illuminano un 2005 ancora povero di uscite memorabili con un album grandissimo, sebbene così piccolo. Come se i Wedding Present non fossero mai passati al grunge, i Teenage Fanclub mai convertiti al britpop, i Soup Dragons alla dance, i Clash a Cut The Crap. Ascolti questi dieci pezzi e sai che i Dorotea non ti tradiranno, mai.
Com'era quello slogan? Ah, sì: 10 songs, 11 hits!

Salvatore