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Dal 2001, Shane Tutmark da Seattle è l'artista noto come Dolour. Compone, arrangia, registra e pubblica tutto da solo, tramite la propria etichetta -Made in Mexico-: la quintessenza dell'artista indipendente, ha detto qualcuno.
Dal vivo, Shane è assistito da uno stuolo di amici musicisti tra cui Paul Mumaw, Craig Curran Eric Howk e Charlie Larson.

 

 

 
 

Discografia:

Waiting For A World War (Sonic Boom Recordings , 2001)
Suburbiac (Fugitive Recordings , 2002)
New Old Friends (Mexico Records, 2005)

Sito Ufficiale:
www.dolour.com

 
 

 

 
 

New Old Friends
(Made in Mexico, 2004)

 
 

Impossibile non entusiasmarsi innanzi a un disco come "New Old Friends". Esattamente ciò di cui ogni fan della melodia auspica in continuazione e da cui è ripagato dopo decine di ascolti che passano e non rimangono.
La terza pubblicazione a nome Dolour fa il botto, rivelandosi raccolta di sconcertanti perle melodiche realizzate come suol dirsi con mezzi pochi ma idee tante.
Tutmark asseconda pulsioni power entro spessori "chamber", senza rinunciare a certo estroso capriccio della performance d'autore.
Oltre agli inevitabili Wilson, vengono in mente tanti grandi artisti autarchici e casalinghi del passato, come il Rundgren di Something/Anything?, The Toms, The Db's, Robert Pollard, Xavier Boyer dei Tahiti 80 e Hussalonia.

In questo impedibile gioiellino, Shane Tutmark esalta il proprio talento, tutta la raffinatezza di cui è capace, costruendo interamente da solo (sin dalla copertina a pennarello), dipingendo familiarmente secondo tradizioni del passato, sfoderando assieme, lucidamente, sensibilità per soluzioni, tecniche nuove e attuali.
Ne sboccia una scaletta di brani che impressiona, che immediatamente aderisce ai neuroni. Privilegiare menzionando un brano, suonerebbe pertanto un torto agli altri.
Il consiglio è ascoltare il disco nel proprio intero, per scoprire come ogni brano prodigiosamente si muove in sé e il circo, il reame che nel contempo sviluppa e suscita nell'insieme.

Citiamo l'ingresso, per la propria posizione apripista: "I Smell a Lawsuit", capolavoro di mimetismo armonico tutto trasognati emisferi anni sessanta; una densità sussultante e febbrile che ricorda i New Pornographers ove strumenti tirati e gloriosi cori si incontrano e assieme agiscono in un fastoso tramonto Beach Boys.

Tutmark lavora poi a un particolare equilibrio, a un senso del controllo, per cui non perde di vista nessuno dei colori della propria tavolozza. Notare la differenza, il contrasto di contenuti estroversi-introversi tra "CPR" e "Behind the Melody": in forme simili, malizie differenti ordiscono e focalizzano uno stordente temperamento romantico.

Se quest'album non sbancherà, in virtù magari della propria "sotterraneità", Shane Tutmark il proprio artefice è immediatamente nel novero dei maggiori giovani talenti in circolazione.

Fabio