Dal 2001, Shane Tutmark da Seattle
è l'artista noto come Dolour. Compone, arrangia, registra
e pubblica tutto da solo, tramite la propria etichetta -Made
in Mexico-: la quintessenza dell'artista indipendente,
ha detto qualcuno.
Dal vivo, Shane è assistito da uno stuolo di amici musicisti
tra cui Paul Mumaw, Craig Curran Eric Howk e Charlie Larson. |
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Impossibile
non entusiasmarsi innanzi a un disco come "New Old Friends". Esattamente
ciò di cui ogni fan della melodia auspica in continuazione e da
cui è ripagato dopo decine di ascolti che passano e non rimangono.
La terza pubblicazione a nome Dolour fa il botto, rivelandosi raccolta
di sconcertanti perle melodiche realizzate come suol dirsi con mezzi
pochi ma idee tante.
Tutmark asseconda pulsioni power entro spessori "chamber",
senza rinunciare a certo estroso capriccio della performance d'autore.
Oltre agli inevitabili Wilson, vengono in mente tanti grandi artisti
autarchici e casalinghi del passato, come il Rundgren di Something/Anything?,
The Toms, The Db's, Robert Pollard, Xavier Boyer dei Tahiti 80 e
Hussalonia.
In questo impedibile gioiellino, Shane Tutmark esalta il proprio
talento, tutta la raffinatezza di cui è capace, costruendo interamente
da solo (sin dalla copertina a pennarello), dipingendo familiarmente
secondo tradizioni del passato, sfoderando assieme, lucidamente,
sensibilità per soluzioni, tecniche nuove e attuali.
Ne sboccia una scaletta di brani che impressiona, che immediatamente
aderisce ai neuroni. Privilegiare menzionando un brano, suonerebbe
pertanto un torto agli altri.
Il consiglio è ascoltare il disco nel proprio intero, per scoprire
come ogni brano prodigiosamente si muove in sé e il circo, il reame
che nel contempo sviluppa e suscita nell'insieme.
Citiamo l'ingresso, per la propria posizione apripista: "I Smell
a Lawsuit", capolavoro di mimetismo armonico tutto trasognati emisferi
anni sessanta; una densità sussultante e febbrile che ricorda i
New Pornographers ove strumenti tirati e gloriosi cori si incontrano
e assieme agiscono in un fastoso tramonto Beach Boys.
Tutmark lavora poi a un particolare equilibrio, a un senso del controllo,
per cui non perde di vista nessuno dei colori della propria tavolozza.
Notare la differenza, il contrasto di contenuti estroversi-introversi
tra "CPR" e "Behind the Melody": in forme simili, malizie differenti
ordiscono e focalizzano uno stordente temperamento romantico.
Se quest'album non sbancherà, in virtù magari della propria "sotterraneità",
Shane Tutmark il proprio artefice è immediatamente nel novero dei
maggiori giovani talenti in circolazione.
Fabio
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