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Non c'è modo di riassumere in poche righe l'importanza di Calvin Johnson per la musica indipendente USA: sia in veste di musicista (con Beat Happening, Halo Bender, Dub Narcotic Sound System, all'insegna di genio e sregolatezza) che di manager della K Records di Olympia (una delle etichette chiave per lo sviluppo dell'underground americano), Calvin è figura di riferimento per l'intera scena indie – e prendete il termine nella sua accezione più vasta - sin dagli anni 80. Nel 2002 ha inaugurato la carriera solista con "What Was Me". |
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Il bello (il brutto) di un fresco album di Calvin Johnson è che non c'è nulla di nuovo da scoprire. Insomma, tutti lo conoscono, amano profondamente o detestano il suo inconfondibile timbro, e al tempo stesso tutti sanno che un disco solista di Calvin Johnson (non che capiti spesso: due, in poco più di vent'anni) sarà un'opera strana e spoglia, e nella cui valutazione l'affetto/rispetto sovrasterà qualunque considerazione oggettiva.
Eppure, come sa chi è passato dal precedente "What Was Me", la musica di Calvin può riservare sorprese (in)sospettate; eterno outsider, a dispetto dell'indelebile impronta lasciata sul terreno della musica indipendente, le sue filastrocche in apparenza dimenticabili con un'alzata di spalle persistono contro logica nella memoria, strisciano non viste sino ad occupare l'intero orizzonte.
Per quanto "When The Drem Faded" raccolga le partecipazioni di Mirah, Johnny Jewel (Glass Candy), Khaela Marricich e Phil Elvrum dei Microphones in veste di produttori, rimane un album quintessenzialmente Johnsoniano, che esplora l'immaginario musicale del suo autore con buon senso dei limiti ed incessante applicazione, tanto che cercare di identificarne lo stile prevalente è cosa difficile: forse una forma lofi e patogena di rock-blues pastellato, entro i confini della quale si avvertono gli sforzi di far rientrare una materia meno anarchica di un tempo ma ancora intrinsecamente ribelle, che tra mille rimandi è ancora capace di dimostrarsi essenzialmente unica.
Il crooning gracchiante da blues mortifero di "Red Wing Black" non ha repliche, e in realtà la gran parte del disco sfoggia scelte melodiche normalizzate come e più che ai tempi dei Beat Happening, esaltando la proverbiale cantilena di Johnson in semplicissimi motivetti. A differenza di altre occasioni però, Johnson fodera questo lavoro di una nuova intensità, che supera l'involontaria naiveté dei testi (non è proprio così, ma con quel timbro Calvin proprio non può cantare di cose troppo serie, dovrebbe saperlo): a dispetto dello scarnissimo arrangiamento percussivo, "I Am Without" offre una brama poetica e densa, più partecipata che sofferente, una specie di lucido resoconto della propria ossessione (gran titolo, a proposito), e identico ottimo lavoro svolgono la love song barrettiana "Your Eyes" e il crescendo ritmico/cacofonico di "The Leaves Of Tea" con i suoi grooves appena accennati.
Guai a confondere il minimalismo lo-fi con l'effettiva non volontà di comunicare: qui c'è il primo ma non la seconda, tanto più che nella parte conclusiva del disco le intenzioni di Calvin si fanno via via più esplicite, in particolare nella perfetta fusione tra la voce e il tessuto chitarristico/ritmico ordito da Phil Elvrum in "Deliverance" (l'unico brano in cui l'influenza esterna sommerge la personalità di Calvin) e nella chiusa finale affidata al gioiello melodico/twee del disco, "When You Are Mine".
Ma poco importa: ognuno scoverà in un pezzo eccentrico - fosse anche la semplice allitterazione garagista "Rabbit Blood" - il pretesto che rinnoverà la certezza che Calvin è sempre il solito individuo anticonvenzionale e sfuggente, senza accorgersi che "Before The Dream Faded" è animato da un inedito desiderio di accettazione, il cui marchio potrebbe farsi sentire prima e più indelebilmente di quanto si pensi.
Chiaro: Johnson ha già lasciato il suo segno nella storia dell'indierock anni fa; ma nessuno ne conosce le regole quanto lui, e in pochi sanno strisciarvi alle spalle e fregarvi, sempre, allo stesso modo.
Come dicevo? Nulla di nuovo.
Salvatore
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