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But is it Art? è un'etichetta indipendente svedese nata per iniziativa di Niklas Gustaffson (The Higher Elevations, This Year's Model) e indirizzata alla promozione della migliore musica pop e rock, senza troppe preoccupazioni per l'aspetto commerciale della faccenda. Nasce nel 2006 ed esordisce con il disco tributo ai Television Personalities "Someone To Share My Life With".

 

 

 

 
 

Sito ufficiale:

www.butisitart.org

 
 

 

 

 
 

Someone To Share My Life With
(But Is It Art?, 2006)

 
 

A questo ritmo Dan Treacy verrà espropriato delle sue stesse canzoni. Le conosceremo in forme così diverse dagli originali e ci piaceranno tutte così tanto che tratteremo ".and don't the kids just love it" come archeologia, un pezzo di gracchiante antiquariato.
Siccome a tutto c'è un limite, non ripeterò i motivi per cui il mondo sentiva il bisogno di un altro disco tributo ai Television Personalities: già sapete che sono i Velvet Undergound della scena indiepop, e di quanti ragazzini siano stati convinti a formare una band dal primo album della band di Treacy. Persino Robbie Williams, dico. Né mi sembra opportuno spiegare i motivi che hanno spinto Niklas Gustaffson degli Higher Elevations a inaugurare il catalogo della sua neonata etichetta con questo disco: la label si chiama "But is It Art?", come altro si poteva iniziare?

Pubblicato solo in vinile, "Someone To Share My Life With" non è peraltro opera a se' stante, ma appendice di "If I Could Write Poetry" uscito solo qualche mese or sono per la canadese The Beautiful Music, e suo indispensabile completamento: recupera tre episodi - per quanto in mix impercettibilmente diversi - da lì e li completa con nove altre canzoni, per il semplice motivo che "c'erano troppi bei pezzi rimasti esclusi da quel disco, abbandonati a prendere polvere su qualche CD-R".
E se questa seconda raccolta non può vantare la forza avventizia della prima, nondimeno onora senza sforzo una simile premessa/promessa. Le cover qui presenti sono tutte di ottima fattura - con punte straordinarie - e mostrano che esigenze "di bilancio" hanno costretto ad escludere dalla compilation di TBM una parte delle versioni più morbide dei brani. Il meglio del meglio sono la stranita "Part Time Punks" dei Two Angry Men per nulla arrabbiati, arrangiata per fisarmonica (!) e voce, la suadente dolcezza della "If I Could Write Poetry" degli Shambles e la tenerissima, goffa , indolente versione di "Geoffrey Ingram" proposta da Jonathan Caws-Elwitt, un oscuro passato nei meravigliosi Silly Pillows e un presente fatto di registrazioni domestiche. Ma le apparizioni più gradite sono quelle di Nikki Sudden, che quasi invita ad un ultimo doveroso saluto, e degli Swell Maps che di Dan Treacy sono stati a lungo compagni di viaggio.
E' tutto. Ed è molto bello, anche se (nel primo paragrafo di questa recensione stavo solo scherzando, sia chiaro) non si arriva nemmeno a scalfire l'intensità del vissuto di Treacy e il suo disperato, dichiarato bisogno di affetto, così ben riassunto dalla canzone che dà il titolo a questa raccolta.
E non è finita: avuta ormai la prova definitiva che ogni musicista di ogni band indipendente si trova in casa almeno un disco dei Television Personalities, il numero due potrebbe non essere che l'inizio.

Salvatore