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Blessed Child Opera nasce dalla volontà di Paolo Messere, già cantante-chitarrista dei Silken Barb. Successivamente, Paolo Messere diventa chitarrista-tastierista della famosa band francese 'Ulan Bator', con cui suona nei tre tour di promozione dell'album 'Ego-Echo'. Dopo queste importanti esperienze, sceglie di formare i Blessed Child Opera, ispirandosi alla canzone d'autore d'oltreoceano. Dopo pochi mesi dalla loro formazione, i B.C.O. realizzano il loro primo s/t album sotto la supervisione artistica di Amaury Cambuzat degli U.B. Durante il 2003 i B.C.O. maturano un cambio di formazione caratterizzato da una line up più tradizionalmente rock - 2 chitarre, basso e batteria - che vede coinvolti Paolo Messere (chitarra e voce), Enzo Onorato (chitarre), Raffaele Di Somma (basso, ex Silken Barb) Claudio Marino (batteria) dei 99 Posse, Bisca, E' Zezi.

 

 

 
 

Discografia:

Blessed Child Opera (Seahorse, 2002)
Looking after the child (Seahorse, 2004 )
Happy ark (Delta italiana, 2006)

Sito Ufficiale:
www.seahorserecordings.com

 
 

 

 
 

Happy Ark
(Delta Italiana, 2006)

 
 

E' vero, confesso: scrivere per indiepop.it tenta da qualche anno di trasformarmi in una persona superficiale. Il settore vinili della mia stanza si oppone frontalmente a quello dei cd e attorno a me, anche mentre scrivo questa recensione, gravitano tre tempi, corrispondenti a tre stili d'ascolto. Il terzo sta dentro l'hard disk; fa finta di non entrarci per nulla e invece da qualche anno comanda lui.
E allora, schematizzo: i vinili li compravo ed erano reliquie sacre. Per una settimana toccavo la copertina, ascoltavo e riascoltavo girando le facciate e odorando i solchi. L'odore dell'elettricità statica che hanno conservato ancora era una sollecitazione orgasmica. La musica veniva ascoltata verticalmente: dietro ogni nota fantasticava il mio inconcio affamato. Poi vennero i cd, dapprima osservati con osannante metallicità sentimentale, in seguito ridimensionati a simulacro senz'anima. La facilità d'ascolto e la loro fredda pulizia ci spinsero ad accumularne più del necessario, sino a quando il sacrilegio della materializzazione prese la via dell'emmepitrè, che ci liberò sì larghi spazi della camera ma che piuttosto che farci respirare gli anditi vuoti della postmodernità, attirò i nostri occhi di nuovo verso lo scaffale dei vinili. Abbiamo finito per innamorarci delle le idee e trascurare chi le porta, noi stessi inclusi.
Un attimo e chiedo a me stesso perché faccio qui questo discorso. Ah, ecco. I Blessed Child Opera di Paolo Messere. Ho impiegato un po' di tempo per ascoltare per intero la loro ultima fatica.
Ogni volta che la mettevo su pensavo "ah, se fosse in vinile e se fossi un po' più giovane di così.. in altri tempi questo disco l'avrei ascoltato mille e mille volte, e dopo un mese avrei saputo riferire di ogni suo singolo anfratto, anche alla polizia scientifica". Invece più lo mettevo su più il mio tempo d'ascolto mi pareva inadeguato. "Happy ark" non appartiene allo scaffale dei cd, né ai subdoli intraspazi del disco rigido, bensì alla toylandia dei vinili, a quel mondo dove ogni copertina ha un senso, ogni nota va letta e fatta reagire immaginosamente con il siero della pelle.
Queste note appartengono ad un passato sospeso fra il prossimo ed il remoto, scorrono come una confessione sconsolata di tempo andato, hanno il passo fragile e dubbioso dei Cure di "Wish" ed il timbro più leggero dei Go Betweens/Church (Jack Frost?) più lirici mescolati minoritariamente con cose più post. Un luogo della mente temporale che deve essere restituito agli alti volumi di una casa solitaria ed adolescenziale in penombra; per la prima volta occorrerà capitolare alle incursioni della Bellezza nel ricettacolo fragile di un cuore giovane. La voce di Paolo sogna e trasogna, la strumentazione ricca e magmatica avvolge come in un incantesimo regressivo.
Non stiamo parlando di un disco semplice: le melodie seducono ma non si danno né al primo né al secondo rendez-vous, sì che vi accanirete a chiamare quel numero o a provare a quel citofono. Non pensate di cavarvela con qualche sms: prendete carta e penna e provate a scrivere una lettera. Per imbucarla munitevi di un walkman a cassetta (giallo) della Sony con le cuffie vaporose e flessibili.
Poco resta attaccato alla possibilità di parlarne con velocità. L'ascolto richiede un altro stile di vita. E così, mi domando, Paolo, a che serve produrre nel 2006 un disco tanto bello e tanto lungo (emozionalmente, musicalmente, spiritualmente)? Tu sei un eroe romantico, un Fitzcarraldo inesausto. A chi potrei consigliare le magie di "Happy ark" senza incrinare definitivamente il rapporto di sfiducia che ho con i lettori di Salvatore? Chi di loro vorrebbe ascoltarlo più di due volte semplicemente per formulare un parere su un'uscita discografica del 2006? No, non credo ne parleranno sui blog.
Rassegnati: tu e i Blessed Child Opera avete sfornato un ottimo disco e di canzoni ad esplosione lenta, e di questi tempi il vento è contrario.

Alessandro