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Blessed Child Opera nasce dalla volontà di Paolo Messere,
già cantante-chitarrista dei Silken Barb. Successivamente,
Paolo Messere diventa chitarrista-tastierista della famosa
band francese 'Ulan Bator', con cui suona nei tre tour di
promozione dell'album 'Ego-Echo'. Dopo queste importanti esperienze,
sceglie di formare i Blessed Child Opera, ispirandosi alla
canzone d'autore d'oltreoceano. Dopo pochi mesi dalla loro
formazione, i B.C.O. realizzano il loro primo s/t album sotto
la supervisione artistica di Amaury Cambuzat degli U.B. Durante
il 2003 i B.C.O. maturano un cambio di formazione caratterizzato
da una line up più tradizionalmente rock - 2 chitarre,
basso e batteria - che vede coinvolti Paolo Messere (chitarra
e voce), Enzo Onorato (chitarre), Raffaele Di Somma (basso,
ex Silken Barb) Claudio Marino (batteria) dei 99 Posse, Bisca,
E' Zezi. |
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E'
vero, confesso: scrivere per indiepop.it tenta da qualche anno di
trasformarmi in una persona superficiale. Il settore vinili della
mia stanza si oppone frontalmente a quello dei cd e attorno a me,
anche mentre scrivo questa recensione, gravitano tre tempi, corrispondenti
a tre stili d'ascolto. Il terzo sta dentro l'hard disk; fa finta
di non entrarci per nulla e invece da qualche anno comanda lui.
E allora, schematizzo: i vinili li compravo ed erano reliquie sacre.
Per una settimana toccavo la copertina, ascoltavo e riascoltavo
girando le facciate e odorando i solchi. L'odore dell'elettricità
statica che hanno conservato ancora era una sollecitazione orgasmica.
La musica veniva ascoltata verticalmente: dietro ogni nota fantasticava
il mio inconcio affamato. Poi vennero i cd, dapprima osservati con
osannante metallicità sentimentale, in seguito ridimensionati
a simulacro senz'anima. La facilità d'ascolto e la loro fredda
pulizia ci spinsero ad accumularne più del necessario, sino
a quando il sacrilegio della materializzazione prese la via dell'emmepitrè,
che ci liberò sì larghi spazi della camera ma che
piuttosto che farci respirare gli anditi vuoti della postmodernità,
attirò i nostri occhi di nuovo verso lo scaffale dei vinili.
Abbiamo finito per innamorarci delle le idee e trascurare chi le
porta, noi stessi inclusi.
Un attimo e chiedo a me stesso perché faccio qui questo discorso.
Ah, ecco. I Blessed Child Opera di Paolo Messere. Ho impiegato un
po' di tempo per ascoltare per intero la loro ultima fatica.
Ogni volta che la mettevo su pensavo "ah, se fosse in vinile
e se fossi un po' più giovane di così.. in altri tempi
questo disco l'avrei ascoltato mille e mille volte, e dopo un mese
avrei saputo riferire di ogni suo singolo anfratto, anche alla polizia
scientifica". Invece più lo mettevo su più il
mio tempo d'ascolto mi pareva inadeguato. "Happy ark"
non appartiene allo scaffale dei cd, né ai subdoli intraspazi
del disco rigido, bensì alla toylandia dei vinili, a quel
mondo dove ogni copertina ha un senso, ogni nota va letta e fatta
reagire immaginosamente con il siero della pelle.
Queste note appartengono ad un passato sospeso fra il prossimo ed
il remoto, scorrono come una confessione sconsolata di tempo andato,
hanno il passo fragile e dubbioso dei Cure di "Wish" ed
il timbro più leggero dei Go Betweens/Church (Jack Frost?)
più lirici mescolati minoritariamente con cose più
post. Un luogo della mente temporale che deve essere restituito
agli alti volumi di una casa solitaria ed adolescenziale in penombra;
per la prima volta occorrerà capitolare alle incursioni della
Bellezza nel ricettacolo fragile di un cuore giovane. La voce di
Paolo sogna e trasogna, la strumentazione ricca e magmatica avvolge
come in un incantesimo regressivo.
Non stiamo parlando di un disco semplice: le melodie seducono ma
non si danno né al primo né al secondo rendez-vous,
sì che vi accanirete a chiamare quel numero o a provare a
quel citofono. Non pensate di cavarvela con qualche sms: prendete
carta e penna e provate a scrivere una lettera. Per imbucarla munitevi
di un walkman a cassetta (giallo) della Sony con le cuffie vaporose
e flessibili.
Poco resta attaccato alla possibilità di parlarne con velocità.
L'ascolto richiede un altro stile di vita. E così, mi domando,
Paolo, a che serve produrre nel 2006 un disco tanto bello e tanto
lungo (emozionalmente, musicalmente, spiritualmente)? Tu sei un
eroe romantico, un Fitzcarraldo inesausto. A chi potrei consigliare
le magie di "Happy ark" senza incrinare definitivamente
il rapporto di sfiducia che ho con i lettori di Salvatore? Chi di
loro vorrebbe ascoltarlo più di due volte semplicemente per
formulare un parere su un'uscita discografica del 2006? No, non
credo ne parleranno sui blog.
Rassegnati: tu e i Blessed Child Opera avete sfornato un ottimo
disco e di canzoni ad esplosione lenta, e di questi tempi il vento è contrario.
Alessandro
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