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Dalla camera da letto a uno
studio di registrazione, i Besties sono Marisa, Kelly and
Rikky, che si incontrano al college in Florida e si trasferiscono
poi a Brooklyn dove formano una piccola comune indiepop, scrivendo
canzoni e servendosi biscotti. Dopo un breve apprendistato,
portano le loro semplici canzoni fatte da drum machine, tastiere
e un esile filo di chitarra su disco grazie a Skipping Stones
Records. |
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Minimale, tanto nelle scelte musicali - melodiche, gracchianti,
carucce - quanto nella grafica di copertina, che mostra timida le
beltà di Marisa e Kelly e il fascino alla Johnny Depp di Rikki,
l'album d'esordio dei Besties arriva così all'improvviso al limitar dell'anno che non mi ricordo
più perché lo aspettassi con tanta ansia: oggi che è qui, sembra
solo un altro album indiepop, il primo del nuovo anno.
E' proprio questo il punto.
"Singer" è la strada più dolce possibile fuori da qualsiasi cosa ci abbia distratto (le vacanze di
Natale, il lavoro, la neve) e dentro il solito mondo, o meglio dentro tutto ciò che di
quel mondo è bello e merita di essere vissuto.
Dall'iniziale "Prison Song" attraverso nove piccoli pezzi, i Besties
presentano un repertorio bitematico, che alterna filastrocche twee
un po' scemine a numeri in splendido equilibrio tra levità e tristezza,
sole e pioggia ("Prison Song", "Western Song"), che guardano dentro
alle giornate ed alla fantasia incollate alla bella voce di Marisa.
Sono queste ultime a rendere "Singer" un mini-album prezioso, del
quale - non c'è dubbio - qualcuno si innamorerà in silenzio, e scriverà
il perché sul suo diario, e tra dieci anni lo riscriverà ancora
in un libro, una rivista, una webzine. E' questa la qualità migliore
dei Besties: parlano al cuore, si occupano dell'infinitamente piccolo,
e sono una questione personale.
Non avendo ancora acquisito la confidenza melodica dei loro epigoni
(che so, gli Smittens?), i Besties scrivono canzoncine imperfette
e barcollanti, la cui provvisorietà è evidenziata da un uso disinvolto
di strumenti ed armonie. Fa eccezione la già nota "Theme Song",
concisa e futilmente irresistibile (difficile non uscire di casa
mormorando a voce bassa "We're the Besties, lalalala"), tanto da
elevarsi a sentenza conclusiva sui Besties, ma in "Singer" non si
avvertono serie lacune, specie quando attacca la caotica "Zombie
Song" che incrocia voci uomo-donna e scivola non vista in campo
indierock.
Tutto secondo regola. E l'anno ricomincia come meglio non potrebbe.
Salvatore
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