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Dalla camera da letto a uno studio di registrazione, i Besties sono Marisa, Kelly and Rikky, che si incontrano al college in Florida e si trasferiscono poi a Brooklyn dove formano una piccola comune indiepop, scrivendo canzoni e servendosi biscotti. Dopo un breve apprendistato, portano le loro semplici canzoni fatte da drum machine, tastiere e un esile filo di chitarra su disco grazie a Skipping Stones Records.

 

 

 
 

Discografia:

Singer (Skipping Stones, 2006)

Sito Ufficiale:
www.thebesties.com

 
 

 

 
 

Singer
(Skipping Stones, 2006)

 
 

Minimale, tanto nelle scelte musicali - melodiche, gracchianti, carucce - quanto nella grafica di copertina, che mostra timida le beltà di Marisa e Kelly e il fascino alla Johnny Depp di Rikki, l'album d'esordio dei Besties arriva così all'improvviso al limitar dell'anno che non mi ricordo più perché lo aspettassi con tanta ansia: oggi che è qui, sembra solo un altro album indiepop, il primo del nuovo anno. E' proprio questo il punto.

"Singer" è la strada più dolce possibile fuori da qualsiasi cosa ci abbia distratto (le vacanze di Natale, il lavoro, la neve) e dentro il solito mondo, o meglio dentro tutto ciò che di quel mondo è bello e merita di essere vissuto.
Dall'iniziale "Prison Song" attraverso nove piccoli pezzi, i Besties presentano un repertorio bitematico, che alterna filastrocche twee un po' scemine a numeri in splendido equilibrio tra levità e tristezza, sole e pioggia ("Prison Song", "Western Song"), che guardano dentro alle giornate ed alla fantasia incollate alla bella voce di Marisa. Sono queste ultime a rendere "Singer" un mini-album prezioso, del quale - non c'è dubbio - qualcuno si innamorerà in silenzio, e scriverà il perché sul suo diario, e tra dieci anni lo riscriverà ancora in un libro, una rivista, una webzine. E' questa la qualità migliore dei Besties: parlano al cuore, si occupano dell'infinitamente piccolo, e sono una questione personale.
Non avendo ancora acquisito la confidenza melodica dei loro epigoni (che so, gli Smittens?), i Besties scrivono canzoncine imperfette e barcollanti, la cui provvisorietà è evidenziata da un uso disinvolto di strumenti ed armonie. Fa eccezione la già nota "Theme Song", concisa e futilmente irresistibile (difficile non uscire di casa mormorando a voce bassa "We're the Besties, lalalala"), tanto da elevarsi a sentenza conclusiva sui Besties, ma in "Singer" non si avvertono serie lacune, specie quando attacca la caotica "Zombie Song" che incrocia voci uomo-donna e scivola non vista in campo indierock.
Tutto secondo regola. E l'anno ricomincia come meglio non potrebbe.

Salvatore