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Ben Parker e Jason Hazeley
sono autori di un pop austero e senza tempo. La maggior parte
delle loro composizioni tratta di temi vasti ed essenziali
come amore, relazioni, angoscia, gioia - in tutte le combinazioni
possibili, con piglio e risultati assolutamente "classici".
Dopo 4 ottimi lavori, l'ultimo "Goodbye" ci annuncia la loro
separazione.
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Annunciatamente ultimo, "Goodbye"
è il capitolo più pregiato della breve ma intensa collaborazione
fra Ben Parker e Jason Haxeley. E' un disco che vi piacerà portarvi
a casa e suonare e risuonare, perché possiede la soffice attrattiva
del pop classico e la raffinata misuratezza d'un cantautorato folk
- post/drakiano.
Ok, molti altri dischi potrebbero rispondere alla non particolarmente
brillante descrizione ma - ok ancora - che ci fa? Fossimo tutti
sulla stessa morbida nave che porta Ben e Jason, scivolante placida
sul dorso del tempo.
Ben e Jason hanno classe, gusto, ed il giusto tocco per pennellare
altre nove canzoni che son sufficienti un paio di ascolti per avere
la certezza di avere sempre conosciuto. Eppure è un'opera che proviene
da un'incertezza marcata, segnatamente quella di chi non ha più
un contratto discografico. Lo direste?
E' così neghittoso il tempo che qui governa - gli episodi si succedono
con tale serena sapienza, come un Jeff Buckley senza enfasi o eufemismi,
come un Bill Ricchini più forbito e "rotondo".
Un tale spreco non poteva sfuggire all'attenta Setanta - rendiamo
grazie. (Ma se tanta mi da tanta, sarà ricompensata, se non altro
dalla Dea Provvidenziale della Qualità e del Motto Salace).
Morbida, ma non spettrale né insipida, penetra in punta di piedi
e calze di lana nei nostri pomeriggi autunnali l'inquieta "Mr. America",
tremolante di chitarre umorali intessute in livelli di Grazia; "A
star in nobody's picture" ha il potente respiro della melodia felice
e arrangiamenti forbiti senza affettazione; "Hollywood (the story
of a domestic explosion)" procede per pianismi classicheggianti
e archi languidi; la gioviale e haunting ballata per chitarra
acustica "$10 miracle" si fissa bene nella sede del ricordo, con
meritata semplicità, la stessa che accompagna l'ascolto dei fiati
malinconici di "Orphans" e i soavi, dimessi accordi di piano di
"Window in/window out".
Peccato, dunque. L'alchimia Ben/Jason dava frutti prelibati, più
dolci di stagione in stagione - il terreno se ne arricchiva, ridonando
all'armonia ecologica della loro arte.
Ora Ben inizierà la carriera solistica, Jason già lavora con Beth
Gibbons e l'uomo rugginoso.
Ma intanto è d'uopo mettere in cassaforte quest'altro gioiello biodegradabile.
Alessandro
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