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Il Newyorchese Mark Bacino
ama raccontare di essere stato concepito dai suei genitori
sulle note di "I Think I Love You" della Partridge Family,
il che spiega almeno in parte la sua ossessione per i cori
e le melodie sixties. Con un timbro vocale che ricorda il
giovane Elvis Costello ed un talento power-pop che spazia
dai Beach Boys a Matthew Sweet, Bacino ha autoprodotto nel
1997 "Pop job", un EP-CDR che ha pazientemente stampato sul
suo PC copia dopo copia sino a quando la Parasol gli ha proposto
un meritato contratto. "Pop Job...the Long Player" è stato
pubblicato alla fine del 1998 con l'aggiunta di nuove canzoni
e dopo una pausa di cinque anni ecco "The Million Dollar Milkshake"
al grido di "Happy is the new sad"
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Signori, è ufficiale: l'indiepop
è di origine italiana. Dopo i fratelli Cantoni alla guida dei Pale
Sunday ecco il paisà Mark Bacino, che con un nome così fa
sorridere per pochi secondi. Giusto il tempo di mettere sul lettore
"The Million Dollar Milkshake", uno dei titoli migliori sentiti
quest'anno, e capire che fa sul serio. Nel suo frullatore finiscono
Elvis Costello (per come canta) e Nick Lowe (per come scrive), un
po' di Andy Partridge e di Peter Case, e qualche aroma di McCartney
solista. Basta spostare la levetta dell'interruttore in posizione,
più o meno a metà tra gli anni 70 e 80, per ottenere un bel frullato
di fragole power-pop. Chitarre elettriche, un pizzico di soul bianco,
cori, fiati ed archi a profusione, melodie inevitabilmente allegre
e sempre tese alla ricerca della massima fruibilità: ecco la ricetta
per il purissimo power pop di Bacino. Plimsouls e Big Star sarebbero
fieri di lui, nonostante il suo frullato non sia sempre freschissimo:
a volte esagera con i fiati e manda il lounge in sovraccarico come
Esquivel sotto estrogeni ("Milkshake Bossanova"), e in altre pencola
pericolosamente verso il cattivo gusto: "Take our Time" eccede in
melodrammaticismo e "Downtown Girl" potrebbe quasi essere un pezzo
di Rod Stewart. Ma non c'è di che preoccuparsi: dopotutto il power-pop
è una questione in sospeso tra sublime e ridicolo (chiedete a Todd
Rundgren), e prevede anche la necessità di flirtare con il kitsch
senza farsene sopraffare, cosa che a Mark riesce alla grande; "All
I Want" è senza dubbio alcuno il miglior McCartney Bianco apocrifo
- tra "Honey Pie" e "Rocky Raccoon" - degli ultimi 20 anni , ed
è anche magnifico pop-folk d'assalto per nostalgici beat; i venticinque
secondi di "Bubblegum Factory" meritano un posto di fianco agli
spot di Daniela Goggi per le Big Babol, "Rockin' Boot" fa convivere
AC/DC, Costello e Partridge e dovrebbe stare in ogni manuale di
bubblegum-pop e via di questo passo, con una "This Little Girl"
che farebbe piangere di gioia Jack Lee, e "Carry My Heart" che con
il suo coro assassino resuscita i Badfinger e ci trascina in piena
tempesta anni 70, pantaloni a zampa e catenazze d'oro comprese.
Alla fine la cosa più bella di "Million Dollar Milkshake" è proprio
il fatto che sembra - da cima a fondo - un Greatest Hits di un qualsiasi
gruppo power anni 70, bestialità comprese. Solare, rotondo, sorridente
e felice. E non servono ascolti ripetuti per goderselo: "se la
gente non comincia a canticchiare la melodia dopo il primo ascolto
allora vuol dire che non ho fatto bene il mio lavoro", parola
di Bacino.
Scadenza del frullato: 21 settembre.
Salvatore
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