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Austin Lace da Nivelles,
Belgio. Cominciano nel '97 e sono Enzo Porta (clavier, programmation),
Fabrice Detry, cantante e chitarrista, Fred Stiens, canto
aggiunto e batteria, John Bretzel al basso e Yann Luycksfasseel,
altra chitarra.
In questi anni hanno pubblicato alcuni Ep e due Lp.
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Una
sorta giustizia divina esiste. Ci si può accorgere da piccole cose:
se qui a Salvatore è stato dato di scoprire e rivelare, tra i primi
nel nostro Vecchio Continente, Hussalonia
e LMP (La Musique
Populaire), a chi scrive è piovuto dal nulla (o quasi..) questo
benedetto secondo album di Austin Lace, da diffondere con entusiasmo
e una puntina d'orgoglio.
Trattasi d'una folgorante rivelazione pop belga, "Easy to Cook",
ha gioco facile appunto a "cuocersi" a puntino l'ascoltatore, a
disarmarlo, sino al completo asservimento. purchè la propria strana
e desiderabile magia acustica vada avanti.
Una base di dolci, sbigottite pastiglie melodiche, paste di armonie
al cui interno accade ogni sorta di spettacolino acustico, avanspettacolo,
fiera, pantomima, scontri di caratteri.
Una sorta di "Tahiti 80 meets LMP" (appunto), una miscela particolarmente
ghiotta che riserva costantemente sorprese in punta di strument(in)o,
che sempre allertano.
Il florilegio "Come on, come on, come on" memorabile predisposizione
("Totally unsane the way they came to get you.") è il miglior
valico per qualsiasi primavera. Lo sbocciar di petali nuovi e lo
svolazzo di soffioni che, più in là adorabili cantilene come "accidentally
yours", con la sue cadenzine alla Bees, "Hush-hush", "Cream on my
Arms" e la grintosissima "title track" spanderanno ai quatto venti.
"Say Goodbye" col suo scodinzolìo da dì di festa, misto vocalizzi
di Casa Azul e chitarrine Dodgy, incita l'allegra brigata a una
corsa sfrenata in distese di margherite.
Di lì a poco arriva il meglio: "Sunshine for Everyone", pizzicacorde
acustiche tra cori trasognati e animazione tutt'intorno, e la seguente,
superba, delicata tinta di "Wax" (anche primo singolo), tutta tastierine
amorevolmente idealizzate e voci dionisiache "perdide" in una gioia
di vita ("Wax and this feathers/ would suit me better/ I play
the fool but you know it's for the good of music".).
Ed è' puro Eldorado pop, un intensissimo uno-due, invincibile
coppia in estasi.
Altrove, come fu acutamente rilevato, sentori e impronte dei fratellini
Ween, in questa sequela di fresche linee armoniche in ottima vena
ove sensi leggiadri ed eleganti, volteggi e ricami riempiono gli
spazi.
Un colpo al cuore e uno alla botte. Ogni tanto un disco che sa restare
tra le dita e negli occhi, "Easy to Cook" è uno di questi, col buon
gusto di piombarci addosso al momento più opportuno, d'ogni naturale
risveglio e rinnovo.
Fabio
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