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Gli At The Spine sono un progetto di Mike Toschi, già chitarrista nei Plains e nei Bit Part e boss dell'etichetta Global Seepej, e riflettono il suo carattere girovago con un eclettismo di stili che ha ben saldo il punto di riferimento offerto dai Pixies di un rock solido e abrasivo ma ricco di spunti melodici. Per il primo album "The Curriculum is Never Neutral", Toschi suona tutti gli strumenti ad eccezione della batteria.

 

 

 
 

Discografia:

The Curriculum is Never Neutral (Global Seepej, 2003)

Sito Ufficiale:
www.globalseepej.org

 
 

 

 
 

The Curriculum is Never Neutral
(Global Seepej, 2003)

 
 

Post-grunge, indierock, pop-punk. Ci si può sbizzarrire con ogni definizione di genere composito per descrivere la musica di Mike Toschi, singer/songwriter di Seattle qui nascosto tra le pieghe della sua one-man-band At The Spine, ma nessuna può rendere appieno l'idea di "The Curriculum is Never Neutral", opera prima alquanto sfuggente.
La costante della ricerca musicale di Toschi sembra essere l'innesto di tessuti melodici in strutture rock angolari, ben sostenute dal suo chitarrismo tagliente e da una continua variazione dei temi, sempre mantenuti ben al di sopra del volume "pop". Un inseguimento dell'hook che si realizza in strutture mai scontate né troppo familiari, di volta in volta troppo ostiche o troppo lineari a seconda della direzione dalla quale le guardate. E se appare evidente il background grunge dell'autore di Seattle, le influenze più importanti portano il nome di di Husker Du ("Warehouse" e dintorni), Pixies e Guided By Voices, tutti a modo loro maestri nel coniugare le spigolosità del punk al melodismo del sottobosco pop USA. Questo rimanere a metà del guado rende gli At The Spine un "gruppo" particolare anche nell'affollato panorama musicale dello stato di Washington e aggiunge valore a un disco che fa della genuinità delle forme il suo più grande valore. Come il curriculum del titolo, la musica di Toschi non è mai neutrale, e tende a disturbare (nell'accezione positiva del termine) piuttosto che accompagnare l'ascoltatore. Un'abrasività che esordisce al meglio in "Second Hand", ruvida e minacciosa come i Pixies e poi improvvisamente liquida, che accarezza il pop/punk in "Crystal Clear" e che diventa quasi metal nello sferragliar di chitarre di "Green and Blue", ma che si cheta infine in ballatone rock più o meno classiche, culminanti nel folk/pop da passeggio di "Sand in your teeth".

Pur in questo contesto solido e a tratti brillante, il lavoro di Toschi soffre di due evidenti limiti: il primo è la mancanza di comunicatività dei testi, che mancano di adattarsi all'eclettismo delle scelte musicali vanificando il tentativo del loro autore di offrire una pungente descrizione della sua vita da middle-class giramondo nella provincia Americana (il booklet evidenzia vieppiù questa frammentarietà delle liriche), e il secondo è il progressivo sgretolamento della sostanza sonora che si sperimenta dalla metà del disco in poi, complice anche l'inevitabile calo d'attenzione dell'ascoltatore: è a quel punto che la formula degli At The Spine comincia a stancare e termina l'album su una nota poco lieta.

Salvatore