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La spagnola (di origini americane)
Irene Rodriguez Tremblay, alias Aroah, è una perla rara: a
poco più di vent'anni già canta come una veterana le sue canzoni
sull'infanzia, sulla passione e sul rimorso, accompagnata
solo dalla sua chitarra. Formatasi alla scuola di Joni Mitchell
e Suzanne Vega, Irene non suona proprio folk music e nemmeno
pop music: piuttosto un magico incrocio a mezza via, che esalta
melodia e voce, che cattura la malinconia e la distilla in
tre accordi, priva del tormento interiore di Cat Power ma
con una innocenza brillante e incantevole. Ha inciso un EP
ed un album per Acuarela, prestando la sua voce anche ad "El
Naval" di Mus.
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Non si sa bene dove collocarlo,
questo primo album di Aroah/Irene Tremblay: certo, è disco che mostra
una notevole maturità, una pienezza di suoni fuori dal comune, quella
sensibilità musicale e quell'equilibrio che oggi sono merce rara;
è un album molto terreno, negli ambienti strumentali affidati per
lo più a chitarra e batteria e quelli lirici, ricchi di introversione,
di poesia e di passione.
Ma nonostante ciò la sua sostanza rimane inafferrabile, perché "No
Podemos Ser Amigos" è una questione di atmosfera, di un feeling
a metà strada tra il neocantautorato USA di "Flavour of the month"
e la cristallina bellezza della melodia di "Myriam La Primera",
che non si accontenta di catturare con un refrain (e potrebbe farlo,
badate) ma preferisce avvolgere nelle sue spire sino a levare il
fiato, ed incantare con la forza di canzoni che non si limitano
ai tipici "acquerelli" folk ma sono piccole gemme compiute ed organiche,
rese ancora più preziose dalla voce dolceamara di Irene. Piccole
canzoni come "The Biggest Idiot In The World" conquistano senza
fatica e dischiudono un talento multiforme, che sa far fruttare
armonia e cantautorato nel migliore dei modi. Alla Acuarela devono
avere una specie di metal detector per simili meraviglie.
Salvatore
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