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Guidati dalla fragilissima voce di Chris Healey, anche autore di tutti i pezzi, gli Arco nascono ufficialmente nel 1998, anno di pubblicazione del sette pollici "Longsighted". Musica per cuori infranti e ad elevata concentrazione emotiva, che Healey mette in opera insieme al fratelli gemello Nick (batteria) e a David Milligan (basso). L'album d'esordio "Coming to Terms" è del 2000.
Il nome Italiano del terzetto viene dal termine usato per indicare agli orchestrali di utilizzare l'arco e non le dita per pizzicare le corde.

 

 

 
 

Discografia:

Coming to Terms (Dreamy, 2000)
Restraint (Dreamy, 2004)

Sito Ufficiale:
www.arco.co.uk

 
 

 

 
 

Restraint
(Dreamy, 2004)

 
 

Ho un'amica che piange ogni volta che guarda "Love Story". Anche quando guarda "Voglia di tenerezza", ma non allo stesso modo, perché il fatto che Jack Nicholson alla fine si metta con Meryl Streep la distrae un po' dal piangere. E una volta sono capitato a casa sua mentre davano "I ponti di Madison County", e il pavimento era ricoperto di fazzolettini di carta. Tipo origami, ma bagnati.
Io piango (o mi mordo il labbro inferiore, che è come dire "vorrei piangere, ma ci sono troppe persone qua intorno") quando ascolto "Even if my mind can't tell you" dei Montgolfier Brothers. Perché riempie la stanza di profondissima angoscia, e lascia le parole a mordere l'aria, impotenti. E piango anche sulla scena madre di "Segreti e Bugie" di Mike Leigh, al termine dello sfogo di Maurice, perché non riesco a capire come si possa perdere la calma in maniera così composta, ma posso sentire il tormento che ci sta dietro.

Ora, non vorrei avervi tratti in inganno: "Restraint" non è un disco che fa piangere. Gli Arco non sono la Love Story dei gruppi pop, non cantano le proprie miserie con voce rotta dall'emozione e nemmeno cercano in alcun modo di opprimere i sensi o sfogare rabbie represse. Scelgono però consapevolmente di dare una forte impronta emotiva ai loro pezzi: maneggiano emozioni e le distillano in forma musicale, aiutati da una malinconia da bruma inglese e da un'attitudine melodica che ha del pornografico.
Gli Arco sarebbero i Coldplay della porta accanto, non si accanissero in questo modo sui loro pezzi. Li spogliano di ogni vestito superfluo e li lasciano seminudi nel buio quasi assoluto, ridotti a melodia pura; sono crudeli sino a questo punto. Avessero scritto loro "In my place" avrebbero tolto il riff, ridotto la batteria e messo lì delle tastierine fioche, come luci che indicassero una pista d'atterraggio nella nebbia, e poi se ne sarebbero andati dallo studio spegnendo il riscaldamento.

Una scelta del genere si paga, e suppongo che sia per questo motivo che in Gran Bretagna non è difficile trovare "Restraint" sugli scaffali dell'usato, a nemmeno due mesi dalla sua uscita. Nulla a che vedere con il suo intrinseco valore: semplicemente è un disco che asseconda gli stati d'animo ma si guarda bene dal suggerirli. E non asseconda *tutti* gli stati d'animo, ma a ben vedere soltanto uno. Sarebbe del tutto inutile farne dono all'amica che si commuove davanti a Love Story, ma non è detto che l'amico che piange su Segreti e Bugie lo trovi di suo gradimento.
Ascoltatelo di notte, mentre una leggerissima sbornia vi stimola speculazioni su quanto sia bello essere tristi ogni tanto, e vi sembrerà il disco più bello del mondo. Sentitelo in auto, mentre a 4 giorni da Natale vi affrettate a raggiungere il centro commerciale che chiuderà tra 20 minuti inveendo contro i maledetti camionisti non se ne possono stare a casa loro almeno oggi, e nemmeno vi accorgerete della sua esistenza (non sto parlando di cose realmente successe, facevo mere ipotesi).
Ma se questa è la sede per tirare fuori il meglio di un disco, allora tanto di cappello agli Arco e alla loro formula gloomy, perché in un anno povero di vere emozioni sanno regalarci sussulti veri. Potete chiamarli slowcore, se avete endemico bisogno di definizioni, ma nella loro musica la lentezza è funzionale tanto alla costruzione emotiva dei pezzi quanto alla loro riuscita melodica, elemento irrinunciabile di ogni pezzo di "Restraint".

Salvatore