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Il leader degli An Angle è Kris Anaya, giovane songwriter di Sacramento che dopo brevi esperienze in band locali ha messo insieme il progetto che incorpora elementi di indie-pop, folk ed emo, non lontano da quei Bright Eyes ai quali viene spesso paragonato. Il primo album, "And Take It With a Grain of Salt", esce nel 2002 ed è autoprodotto, ma nel 2004 viene ristampato da Drive-Thru che offre a Anaya un contratto per un secondo album.

 

 

 
 

Discografia:

And Take It With A Grain Of Salt (Drive-Thru, 2004)
We Can Breathe Under Alcohol (Drive-Thru, 2005)

Sito Ufficiale:
www.ananglemusic.com

 
 

 

 
 

We Can Breathe Under Alcohol
(Drive-Thru, 2005)

 
 

Prima di farmi una cultura e scoprire che Kris Anaya è un emulo di Conor Oberst, stavo per annoverare An Angle nella casella del folk urbano, del country cementificato sotto una colata di calce cittadina. Ma a quanto pare l'esagerata somiglianza del timbro vocale irrita non poco i fans di Bright Eyes, che lamentano la mancanza di personalità del sosia, spingendolo lontano da un'etichetta (emo) ormai talmente generica da aver perso di significato.
Ed è un bene che ciò avvenga: "We Can Breathe Under Alcohol" è lavoro dalle diverse chiavi di lettura che è impossibile incasellare con precisione. E' un album a concetto, che racconta storie di alcolismo con il tono dimesso più adatto all'argomento, e alterna momenti di eccessiva leggerezza ad un intimismo spinto e sorprendente, lasciando tutta l'indecisione all'ascoltatore, costretto a dosare l'attenzione secondo il fluire delle note. Anaya sta ancora inseguendo la maturità per produrre un grande album: per il momento illuminazioni e ingenuità lasciano "We Can Breathe Under Alcohol" ad ansimare a metà salita, all'inseguimento di un salto di qualità che non arriva.
Ma allora, che musica fa An Angle? Potreste definirla pop-punk, indie-rock o come altro vi garbi senza essere nel torto, il che significa che nella varietà dell'album troverete inevitabilmente qualcosa che vi piaccia. A noi ad esempio aggradano parecchio la traccia tre, "True Love", estratto essiccato (e, uhm, minimale) dei Gorky's d'annata, mossa da una struttura di archi pigri e selvatici ed incapace di nascondere la propria indolenza fra gli spazi larghi degli strumenti; e quella immediatamente successiva, "Angry Drunk", mantra ipnotico e claustrofobico che trasmette la disperazione negli occhi dell'acolista senza bisogno di traduzioni.
Chi desiderasse impeto ed aromi di Bright Eyes potrà accomodarsi dalle parti di "Green Water" e "White Horse", che tuttavia suonano di maniera, esercizi d'imitazione per nulla riusciti al pari di una buona metà del disco, che sperimenta ogni ambito (cfr il crooning assai poco ispirato di "Born in a Bottle") funzionale a quanto Anaya ha da dire sui dolori della bottiglia, spesso senza la convizione necessaria. In particolare dalla metà in avanti l'album l'irresolutezza dell'album ha il sopravvento, e tutto sembra trasformarsi in una piatta nenia: sta a voi lasciarla liquefarsi in sottofondo o prestare orecchio alle progressioni da pedal steel di "Competitive Love, Competitive Drugs", eplorare i fruscii e la metrica sgangherata di "St. Augustine" per trovarvi un autore acerbo e desideroso.
Ma l'anima multipla di questo lavoro è riassunta da "Change The World", singolo ideale, veloce ruffiano e stupidotto, che lancia strali a casaccio e perde impeto man mano che avanza, e con una inspiegabile coda di piano: gli An Angle studiano da campioni, ma per ora sanno fare giusto i capricci.

Salvatore